Ho fatto decine di segnalazioni e richieste di intervento, negli ultimi 15 anni, documentati da foto e filmati della pericolosità di alberi e rami che poi, purtroppo hanno danneggiato o sfiorato macchine, fili del telefono, della corrente, recinzione, interrotto traffico stradale anche per ore. Eventi previsti e prevedibili. Rami e alberi per i quali non bisogna essere esperti per comprenderne la pericolosità. Quando è andata bene sono intervenuti i vigili del Fuoco ma solo per tagliare ciò che è pericolante, loro non possono potare. Da parte degli altri enti interventi in ritardo, incompleti e parziali con danni, per quanto riguarda singole abitazioni di decine di migliaia di euro (tra impianti, elettrodomestici). Con molto meno avremmo risparmiato. Non possiamo nemmeno intervenire a spese nostre. Il Consorzio di bonifica, dopo le tragedie dichiara di non avere le risorse. E prima? perchè non ha risposto o segnalato o scritto o denunciato? Dopo 37 giorni arrivano le potature. Oggi la giornata del suolo. Per la nostra provincia ha un sapore particolare dopo i danni del 29 ottobre e anche l'alluvione di Pontinia dell'altra domenica 25 novembre. Eppure da anni studi scientifici italiani e internazionali indicano la nostra provincia, la nostra pianura che rischia di tornare palude per il cambiamento climatico in atto. Perfini il sindaco di Terracina dichiara che bisogna capire che il cambiamento è irrevocabile.
3 dicembre 2015
L'Italia, per collocazione geografica e conformazione, è più esposta di altre zone all'impatto del surriscaldamento globale, con il rischio di diventare già in questo secolo sempre più simile al Nord Africa, ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili: 33 in tutto il territorio nazionale, dal delta del Po a alla foce del Tevere al golfo di Cagliari. L'allarme arriva da alcuni studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell'Enea.
Stando agli esperti, il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana.
Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità che rischiano di essere inondate, tra cui la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l'area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania.
L'Italia sarà inoltre soggetta a un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA http://www.ansa.it/Stando agli esperti, il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana.
Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità che rischiano di essere inondate, tra cui la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l'area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania.
L'Italia sarà inoltre soggetta a un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi.
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