martedì 13 novembre 2018

dopo 6 anni dalla lettera dell'azienda ai fornitori nella quale affermava di non essere in grado di far fronte ai pagamenti contrattuali e rimandava, da fatture scadute a novembre, al pagamento a marzo, senza che poi questa situazione si sia normalizzata, i sindaci chiedono lo stato di crisi complessa. Eppure c'erano stati altri segnali, richieste di cassa integrazione, mobilità, licenziamenti, oltre ad una serie di richieste legali di pagamento di fatture insolute. Era stata informata anche la Prefettura che si andava incontro ad un notevole problema sociale. Perché si sono aspettati anni per intervenire? perché quando gli organismi internazionali hanno fatto osservazioni sulla qualità del prodotto non si è intervenuto? e perché qui l'azienda licenzia mentre in altri parti d'Italia assume? Sopratutto ci sono altri realtà simili, per le quali, forse si può ancora intervenire? Un sindacato scriveva in proposito anni fa che va difeso il lavoro che esiste, prima di pensare ad improbabili nuovi lavori. Grazie all'iniziativa del reddito di cittadinanza si scopre una provincia in povertà. Bisogna capire finora a cosa ha pensato e cosa ha fatto la classe dirigente, visto che la perdita di migliaia di posti di lavoro l'anno si registra da circa 15 anni e continua ad aumentare? Se si vuole fermare la violenza bisognerebbe partire anche dal calcio.


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