La Commissione Europea ha “seri dubbi” sulla compatibilità tra l’acquisto dell’Ilva da parte di ArcelorMittal e il “regolamento europeo sulle concentrazioni”. Il timore di Bruxelles è che l’operazione di Am Investco – composta da ArcelorMittal, Gruppo Marcegaglia e Banca Intesa – possa ridurre la concorrenza sul mercato dell’acciaio, relativamente ad alcuni prodotti piatti di acciaio al carbonio. E questo potrebbe avere come conseguenza che i clienti, soprattutto in Europa meridionale, si trovino “esposti ad un aumento dei prezzi“. Lo ha spiegato la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, in una lunga nota nella quale annuncia l’avvio di “un’indagine approfonditaper valutare il progetto di acquisizione di Ilva”.
“L’acciaio è un fattore di produzione essenziale per numerosi prodotti che utilizziamo nella nostra vita quotidiana e le industrie che dipendono dall’acciaio danno lavoro a più di 30 milioni di persone in Europa – spiega la commissaria – Per poter competere sui mercati globali, le industrie europee devono poter acquistare l’acciaio a prezzi competitivi. È per questo motivo che studieremo scrupolosamente l’impatto del progetto di ArcelorMittal di acquistare Ilva sull’effettiva concorrenza sui mercati dell’acciaio”.
La prima fase dell’indagine svolta dalla Commissione ha infatti “messo in luce vari aspetti problematici che riguardano, in particolare, l’offerta combinata di ArcelorMittal e di Ilva di una serie di prodotti piani di acciaio al carbonio, in particolare i prodotti piatti di acciaio al carbonio laminati a caldo, laminati a freddo e zincati”. Da qui la preoccupazione: tra i clienti ci sono infatti numerose società, molte delle quali piccole e medie imprese di diversi settori, dall’edilizia all’industria automobilistica, alla produzione di elettrodomestici o di tubature che “subiscono la concorrenza dei prodotti importati nello spazio economico europeo o esportano i loro prodotti al di fuori dell’Europa e sono esposte alla concorrenza mondiale”.
Per rispondere alle riserve preliminari della Commissione, ArcelorMittal ha presentato una serie di impegni che non sono stati “ritenuti sufficienti a fugare i seri dubbi sulla compatibilità dell’operazione con il regolamento Ue sulle concentrazioni – scrive Vestager – e non li ha quindi sottoposti a verifica di mercato”. Bruxelles ha ora 90 giorni lavorativi, quindi fino al 23 marzo 2018, per adottare una decisione, senza che nel frattempo venga pregiudicato l’esito del procedimento. Una delle opzioni sul tavolo per risolvere eventuali paletti posti da Bruxelles è l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti in Am Investco diminuendo le quote di Arcelor o Marcegaglia.
Proprio questa mattina il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha spiegato che di non aver chiesto a Cdp di entrare nella cordata che rileverà Ilva: “Cassa Depositi e Prestiti prende le sue decisioni indipendentemente, adesso stiamo valutando come sarà composta la cordata definitivamente dopo eventuali prescrizioni dell’Antitrust europeo“. Il rischio esisteva già al momento della firma, oggi paiono un po’ più probabili. Anche se da ambienti vicini ad ArcelorMittal si apprende che l’azienda “è certa di superare l’esame degli organi europei” e, in ogni caso, anche se dovessero arrivare delle misure da adottare, “c’è l’impegno formale a non toccare perimetro e piano di rilancio dell’Ilva”. Nel frattempo, la società fa sapere in via ufficiale che “è pronta a proseguire il dialogo con i Commissari al fine di raggiungere un’approvazione per questa transazione il più rapidamente possibile”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/08/ilva-la-ue-indaga-sullacquisizione-da-parte-di-arcelor-mittal-sulloperazione-ci-sono-seri-dubbi-rischio-aumento-prezzi/3967155/
di F. Q. | 8 novembre 2017
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