martedì 22 marzo 2016

PER LE TRIVELLE FACCIAMO COME PER L’ACQUA I REFERENDUM Nel 2011 abbiamo evitato una privatizzazione da 200 miliardi di euro.


 Dobbiamo
rinnovare la volontà
di difendere i beni comuni
Ugo Mattei
Il 22 aprile 2010, apponevo la
prima firma sui tre quesiti referendari
per l’Acqua Bene
Comune. Servivano mezzo
milione di firme: ne raccogliemmo
oltre un milione e mezzo.
Esse, superato l’ostacolo della
Corte Costituzionale, si moltiplicarono
fino all’incredibile cifra di
quasi 27 milioni di Sì.
Nel giugno del 2011, i due Referendum
sopravvissuti stopparono
un progetto di privatizzazione
senza precedenti. Il c.d. Decreto
Ronchi, infatti, prevedeva l’i mmissione
sul mercato entro il dicembre
2011 di tutti i servizi pubblici
che i nostri Comuni gestivano
direttamente senza scopo di lucro
fin dalla legge Giolitti: non solo il
servizio idrico ma anche i trasporti
locali, la raccolta rifiuti…
LA PREPARAZIONE di quei quesiti,
predisposti insieme ad altri giuristi
(Lucarelli, Nivarra, Rodotà) costituisce
sicuramente la cosa più
importante fatta in vita mia. Per capirne
la portata e per superare il
clima di scoraggiamento che oggi
accompagna il Referendum, occorre
domandarsi come starebbero
le cose oggi, Giornata Mondiale
dell’Acqua 2016, se non li avessimo
predisposti e se il Forum Italiano
per i Movimenti dell’Acqua non ne
avesse curato, con gran maestria,
la gestione. Molto sinteticamente,
può affermarsi che abbiamo evitato
una privatizzazione di un valore

certamente superiore ai 200 miliardi

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