Dobbiamo
rinnovare
la volontà
di
difendere i beni comuni
Ugo
Mattei
Il
22 aprile 2010, apponevo la
prima
firma sui tre quesiti referendari
per
l’Acqua Bene
Comune.
Servivano mezzo
milione
di firme: ne raccogliemmo
oltre
un milione e mezzo.
Esse,
superato l’ostacolo della
Corte
Costituzionale, si moltiplicarono
fino
all’incredibile cifra di
quasi
27 milioni di Sì.
Nel
giugno del 2011, i due Referendum
sopravvissuti
stopparono
un
progetto di privatizzazione
senza
precedenti. Il c.d. Decreto
Ronchi,
infatti, prevedeva l’i mmissione
sul
mercato entro il dicembre
2011
di tutti i servizi pubblici
che
i nostri Comuni gestivano
direttamente
senza scopo di lucro
fin
dalla legge Giolitti: non solo il
servizio
idrico ma anche i trasporti
locali,
la raccolta rifiuti…
LA
PREPARAZIONE di
quei quesiti,
predisposti
insieme ad altri giuristi
(Lucarelli,
Nivarra, Rodotà) costituisce
sicuramente
la cosa più
importante
fatta in vita mia. Per capirne
la
portata e per superare il
clima
di scoraggiamento che oggi
accompagna
il Referendum, occorre
domandarsi
come starebbero
le
cose oggi, Giornata Mondiale
dell’Acqua
2016, se non li avessimo
predisposti
e se il Forum Italiano
per
i Movimenti dell’Acqua non ne
avesse
curato, con gran maestria,
la
gestione. Molto sinteticamente,
può
affermarsi che abbiamo evitato
una
privatizzazione di un valore
certamente
superiore ai 200 miliardi


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