domenica 6 marzo 2016

“Morti d’amianto, l’azienda ci ha ordinato di seppellirlo” EX IDEAL STANDARD In 20 anni deceduti 60 operai Salerno

Promesse mancate Al posto della fabbrica doveva nascere un Sea Park, il progetto non fu mai realizzato
 VINCENZO IURILLO L’ ultimo è deceduto a dicembre, a 66 anni. Per un male incurabile. Si è aggiunto a una lista di 60 casi di morti di tumore negli ultimi 20 anni tra gli ex operai della Ideal Standard di Salerno. E a chissà quanti malati. La fabbrica è stata chiusa nel 1998. L’area di 110.000 metri quadri avrebbe dovuto essere riconvertita prima in un parco marino e poi in una centrale termoelettrica, alcuni dei progetti nati e abortiti con le giunte di Vincenzo De Luca e dei suoi sodali. Ora c’è solo il rudere di un vecchio opificio, vetrate in frantumi, rifiuti interrati nelle vasche, una è rimasta parzialmente allo scoperto. Quel che rimane di un’attività di produzione di sanitari nell’ex area industriale, cessata il 31 dicembre 1998: in quel momento la fabbrica contava 214 lavoratori. Erano quasi tutti impiegati in attività a contatto con l’amianto. Presente negli impasti delle ceramiche, nel rivestimento del tetto dei capannoni, nei forni della cottura e della ricottura dei pezzi “intaccati e riparati”, nella coibentazione dei tubi di aerazione, trasmissione, acqua e vapore. Nessuno ha mai accertato un collegamento tra l’amianto e la strage silenziosa che ha sterminato gli ex operai della Ideal Standard. UN BUCO NERO avrebbe inghiottito nel nulla il caso, se il quotidiano Cronache del Salernitano, diretto da Tommaso D’Angelo, non avesse deciso di sviscerarlo. Così un giornalista d’inchiesta, Andrea Pellegrino, ha dato voce alle testimonianze dei sopravvissuti, in salute precaria, e alle loro documentazioni cliniche, affidate all’avvocato Anna Amantea, esperta in diritto ambientale. I servizi giornalistici e le interviste hanno risvegliato ricordi e coscienze, un esposto ha messo in preallarme Asl e Arpac, un altro lo ha preparato la Cisl e lo ha depositato in procura. E sono riemersi i dolori e le delusioni di un fallimento industriale, politico e sociale: la mancata riconversione dell’Ideal Standard. Questa storia e la sua scia di morti e malattie comincia il 10 luglio 1998, quando gli operai della fabbrica di sanitari (ritmo di produzione, circa 400.000 pezzi all’anno) leggono in bacheca l’an n un ci o della chiusura e si arrendono senza lottare. Nemmeno un minuto di sciopero. Sono incantati dalla promessa di un reimpiego nel nascente Sea Park, il parco acquatico che avrebbe dovuto nascere su quei suoli grazie all’arrivo di capi

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