mercoledì 9 marzo 2016

Fukushima: Greenpeace, in 100mila non ancora tornati a casa Rapporto su eredità nucleare anche del disastro di Cernobyl

(ANSA) - ROMA, 9 MAR - Cinque anni dopo il disastro di Fukushima, avvenuto l'11 marzo 2011, "circa centomila persone non sono ancora tornate a casa" mentre a trent'anni dal disastro di Cernobyl, che "ha privato centinaia di migliaia di persone della loro casa", "i sopravvissuti continuano a mangiare cibo con livelli di radioattività oltre i limiti". E' quanto emerge dalla ricerca di Greenpeace "L'eredità nucleare di Fukushima e Cernobyl", condotta in Giappone, Ucraina e Russia.

"Per chi vive a Fukushima non si intravede la fine di questo incubo" afferma Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Giappone. "L'industria nucleare e i governi di tutto il mondo hanno perpetuato il mito che si può tornare alla normalità dopo un incidente nucleare, ma l'evidenza mostra che questa è solo retorica".

Dal rapporto di Greenpeace emerge che i governi stanno riducendo le misure di protezione dalla radioattività sia in Giappone che nei Paesi contaminati dal disastro di Cernobyl.

Il monitoraggio ambientale e alimentare è stato tagliato nel secondo caso, mentre a Fukushima il governo vuole che la maggioranza della popolazione evacuata faccia rientro a casa nel 2017 anche se le aree sono ancora contaminate. Greenpeace chiede ai governi di continuare a fornire il dovuto sostegno economico ai sopravvissuti di Cernobyl e Fukushima.

Molti effetti negativi sulla salute sono stati osservati nelle comunità colpite da Cernobyl e da Fukushima e il monitoraggio della radioattività nei boschi ha mostrato un rischio elevato per la popolazione, afferma l'associazione ambientalista.

Trent'anni dopo Cernobyl "circa cinque milioni di persone vivono in aree contaminate, nelle quali il tasso di mortalità è molto più alto della norma, il tasso di natalità è notevolmente più basso, l'incidenza di tumori è aumentata e il manifestarsi di malattie mentali è molto diffuso. A Fukushima, è stata registrata una crescita nell'incidenza di tumori alla tiroide tra i bambini, che non può essere pienamente giustificata dall'aumento dei controlli, e quasi un terzo delle madri che vivevano vicino ai reattori danneggiati ha mostrato sintomi di depressione".
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