(ANSA) - ROMA, 07 MAR - I "brutti" d'Australia - dai roditori ai pipistrelli - oltre a essere meno gettonati dai turisti rispetto a canguri e koala, sono anche oggetto di meno approfondimenti scientifici, con possibili ripercussioni negative negli sforzi per la loro conservazione. Secondo un'indagine della Murdoch University pubblicata su Mammal Review, nonostante gli animali classificabili come "brutti" rappresentino quasi la metà dei mammiferi australiani, sono oggetto di pochi studi scientifici rispetto ad altri ritenuti "buoni", come canguri, koala, echidna che non a caso figurano anche tra le icone nazionali.
Molti dei mammiferi meno attraenti, sottolineano i ricercatori, vengono semplicemente "catalogati" e invece sarebbe necessario studiarne dieta, habitat, riproduzione e altri comportamenti per identificare eventuali minacce alla loro sopravvivenza e le migliori opzioni per la loro gestione.
Gli scienziati hanno analizzato percezione e pregiudizi relativi a 331 specie di mammiferi australiani individuando tre principali categorie: i "buoni", i "cattivi" e i "brutti". Per i primi, marsupiali e monotremata (dai canguri agli echidna), la maggior parte degli studi si concentra sulla loro anatomia, psicologia con piccoli approfondimenti in chiave ecologica.
Quest'ultimo aspetto è invece preponderante negli studi sui mammiferi della famiglia degli euteri (o euplacentati), i cosiddetti "cattivi" perché comprendono per lo più specie introdotte dagli europei - come volpi, gatti e conigli - con effetti devastanti sul territorio australiano. Invece sui "brutti", i roditori e i pipistrelli nativi - nonostante rappresentino il 45% dei mammiferi - si concentrano pochi studi se confrontati a quelli per le altre categorie.(ANSA).
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Gli scienziati hanno analizzato percezione e pregiudizi relativi a 331 specie di mammiferi australiani individuando tre principali categorie: i "buoni", i "cattivi" e i "brutti". Per i primi, marsupiali e monotremata (dai canguri agli echidna), la maggior parte degli studi si concentra sulla loro anatomia, psicologia con piccoli approfondimenti in chiave ecologica.
Quest'ultimo aspetto è invece preponderante negli studi sui mammiferi della famiglia degli euteri (o euplacentati), i cosiddetti "cattivi" perché comprendono per lo più specie introdotte dagli europei - come volpi, gatti e conigli - con effetti devastanti sul territorio australiano. Invece sui "brutti", i roditori e i pipistrelli nativi - nonostante rappresentino il 45% dei mammiferi - si concentrano pochi studi se confrontati a quelli per le altre categorie.(ANSA).
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