Allarme di Confesercenti: il 40% dell'imposta è carico delle imprese. Critiche verso la forti differenze su base territoriale: sud e centro Italia sono più penalizzati. "Più che una tassa legata ad un servizio è diventata un'imposta locale slegata alla produzione dei rifiuti" attacca Massimo Vivoli presidente dell'associazione dei commercianti MILANO - Salasso da rifiuti. La Tari, la tassa sui rifiuti che ha sostituito la Tares, potrebbe costare quest'anno ai contribuenti fino a 10 miliardi di euro, di cui 4 a carico delle imprese. L'aumento - di circa il 20% sullo scorso anno e di oltre il 100% dal 2008 - è dovuto al susseguirsi di nuove tasse e poi di ritocchi verso l'alto della tariffa da parte dei comuni in tutta Italia. Particolarmente tartassate le imprese della somministrazione e del turismo: da alberghi, ristoranti e bar arrivano complessivamente 1,2 miliardi del gettito Tari. E' quanto stima Confesercenti, sulla base di un'indagine sull'incidenza della tassa sui rifiuti nei vari capoluoghi di regione italiani con l'esclusione di Trento dove vige una tariffa non confrontabile. "Più che una tassa legata ad un servizio - spiega Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti - la Tari sembra essere ormai diventata un'imposta locale basata sulla superficie dell'attività e del tutto slegata dalla effettiva produzione di rifiuti e dall'efficienza dei sistemi di raccolta".
Dalle rilevazioni emerge una babele tributaria in cui, a parità di condizioni, si rilevano forti differenze da città a città non solo in merito all'importo della tassa, ma anche in merito alle esenzioni e alle agevolazioni e relativamente alla qualità del servizio e alla sostenibilità ambientale. Tra i comuni capoluogo d'Italia, a Napoli si registra la Tari media più alta a carico delle imprese del commercio e del turismo: 5.567,89 euro, un valore l'84% superiore a quello di Milano. In seconda posizione Firenze, dove le attività dei due settori pagano in media 4.975 euro l'anno, seguita da Roma (4.902 euro). La Tari media più leggera si paga, invece, a L'Aquila: sono 1.473 euro l'anno, il 278% in meno rispetto a Napoli. Tuttavia il basso tributo del comune abruzzese è legato alla decisione di non gravare sulle attività commerciali della città già provate dal sisma: gli sgravi sono infatti terminati nel 2011. Dopo L'Aquila, la Tari media più leggera si versa ad Aosta (1.745,03 euro), seguita da Campobasso (1.881,09 euro).
Tra le categorie di impresa, la Tari pesa soprattutto sugli alberghi: l'esborso arriva fino agli oltre 15mila euro annuali richiesti a Napoli. Elevato anche il contributo richiesto a ristoranti, trattorie e pizzerie, seconda categoria più tartassata: per un'attività di 200 metri quadri, si può giungere a pagare, a Venezia, quasi 12mila euro l'anno. Oltre cinque volte l'importo di Campobasso, dove si pagano poco più di 2.400 euro. Per i negozi d'abbigliamento Roma risulta il Comune con la Tari maggiore: si pagano oltre 2.300 euro, contro gli 824 euro dei colleghi milanesi. http://www.repubblica.it/economia/2015/07/18/news/tari_spazzatura_tasse-119334747/?ref=HREC1-13
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