In vantaggio il “no” al piano di aiuti proposto dai creditori alla Grecia. Chiusi i seggi, il Paese aspetta i risultati della consultazione che influenzerà le sorti dell’eurozona. Secondo i primi scrutini, il “no” è oltre il 61 per cento, contro il “sì” al 40%. L’affluenza ha raggiunto il 65 per cento (il quorum da raggiungere era del 40%). I sondaggi diffusi dalle televisioni intorno alle 18 hanno messo subito in evidenza che la linea dura, sostenuta dal governo Tsipras, era in testa con almeno il 51,5 per cento.
“Ora siamo pronti a chiudere i negoziati in 48 ore”, ha dichiarato il portavoce del governo. “Ora abbiamo un mandato chiaro del popolo greco”, ha commentato il capo dei negoziatori. La prima preoccupazione riguarda la liquidità finanziaria: negli ultimi sette giorni le banche sono state chiuse e la disponibilità è assicurata solo fino a lunedì sera. Poi tutto dipenderà dalle decisioni del board della Bce. Il ministro delle Finanza Yanis Varoufakis nella notte incontrerà i rappresentanti dei principali istituti finanziari del Paese e secondo alcune indiscrezioni la Banca di Grecia è pronta a presentare una richiesta di aumento di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela alla Banca centrale europea.
“Oggi è un giorno di festa. Si può ignorare la decisione di un governo, ma non la decisione di un popolo. Oggi la democrazia batte la paura”, ha commentato Alexis Tsipras all’uscita dal seggio ad Atene. Tutti gli occhi sono puntati sulla Grecia, ma anche su Bruxelles. La vittoria del fronte del “sì” o del “no” determinerà le scelte politiche dell’Unione europea dei prossimi giorni. Il ministro delle Finanze in mattinata aveva ribadito che se non passasse la linea dell’opposizione al piano dei creditori lui sarebbe pronto a dimettersi. Intanto la stampa tedesca ha rivelato alcuni retroscena secondo cui il presidente della Bundesbank avrebbe avvertito la cancelliera Angela Merkel che l’uscita della Grecia dalla zona euro si tradurrebbe in un buco di diversi miliardi di euro nel bilancio della Germania. In questo scenario, si legge sul quotidiano Handelsblatt, le perdite subite dalla banca sarebbero maggiori delle riserve di 14,4 miliardi di euro accantonate dalla banca. Da Berlino nessuna dichiarazione ufficiale, anche se la versione del Der Spiegel online, ha riportato alcune frasi con cui la cancelliera avrebbe commentato la notizia del referendum nei giorni scorsi: “Tsipras”, avrebbe detto secondo alcune fonti, “sta portando il Paese contro un muro”.
Il nodo della questione restano i negoziati tra Atene e Bruxelles. L’Ue nei giorni scorsi si è esposta perché i greci votino a favore del piano e le potenze europee hanno fatto sapere che in quel caso sarebbe più facile continuare con le trattative. In caso contrario, i rapporti sarebbero ancora più tesi. Il presidente del Consiglio europeo però in un’intervista ieri ha cercato di smorzare i toni: “No a messaggi drammatici“. Una visione condivisa dal premier Tsipras che continua a ribadire: “La vittoria del ‘no’ non significa l’uscita dall’euro”. Intanto la preoccupazione riguarda la liquidità finanziaria: negli ultimi sette giorni le banche sono state chiuse e la disponibilità di valuta è assicurata solo fino a lunedì sera. Poi tutto dipenderà dalle decisioni del board della Bce.
In mattinata ci sono state file fuori dai seggi, poi il flusso delle persone è diminuito. I leader di Pasok, To Potami e Nuova Democrazia hanno votato sì, mentre quello di Alba dorata ha scelto il no e di Kke ha lasciato scheda nulla. “E’ la regola della responsabilità. I greci uniti votano a favore della speranza e della dignità. Vogliamo un accordo sostenibile. Resistiamo alle forze estremiste dell’Europa e diciamo un forte sì alla Grecia e all’Europa”, ha dichiarato Fofi Yenimatá, leader del Pasok, a proposito del referendum in corso in Grecia. Con lei ha votato per il sì anche l’ex primo ministro Yorgos Papandreu, il leader di Nuova Democrazia ed ex premier Antonis Samaras, il leader di To Potami Stavros Theodorakis. “In poche ore dobbiamo affrontare il maggior problema del Paese, la sua permanenza nell’euro”, ha detto quest’ultimo.
Il leader del partito comunista Kke, Dimitris Kutsubas, ha invece ribadito le critiche sia alle soluzioni proposte dal governo del premier Alexis Tsipras, sia a quelle dei creditori. Il suo partito ha invitato i greci ad annullare la scheda, per dire “un doppio no”. Ha difeso la rottura della Grecia con “le misure di austerità e con la Ue, il capitale e il suo potere”. Ha votato no il leader del partito Alba dorata, Nikolaos Mijaloliakos, dicendo però di essere contrario anche alle proposte del governo. Si è augurato cambiamenti dopo il voto, da cui ha affermato che il suo partito di estrema destra “uscirà rafforzato, come forza di stabilità e di credibilità”. http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/05/referendum-grecia-risultati-diretta-sondaggi-tv-il-no-vantaggio-tsipras-democrazia-batte-la-paura/1844421/
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