Deci ne gli indagati e la fine del Magistrato alle acque
L’i n c h i e st a ha spazzato via una intera classe politica corrotta che si era talmente radicata da aver portato con sé le istituzioni cittadine. La magistratura ha fatto emergere tutti i problemi creati da chi doveva risolverne uno: l’acqua alta
confini del proprio incarico tentando di vendere gli alloggi pubblici. Per evitare che Venezia si tra- sformi in una piccola Grecia italiana. Patteggiamento milionario per l’ex presidente La segretaria vende le 20 borse Birkin Sulle macerie del Comune veglia l’ex sindaco Giorgio Orsoni. Ma ora solo con lo sguardo. Abi- ta sul Canal Grande, accantoal Ponte di Rialto e proprio davanti a quel municipio che fino allo scorso giugno occupava, prima di essere trasci- nato via dal Mosecon l’accusa di finanziamento illecito. Ora è in attesa di processo. In questa bel- lissima villa ha trascorso gli arresti domiciliari, ben sapendo che fosse un carcere a dir poco ri- sibile. In un’intervista concessa a La Stampa, ap-
pena una settimana dopo l’arresto, raccontò la sofferenza dei domiciliari trascorsi “ascoltando musica di Beethoven, Schumann e Brahms e leg- gendo un libro sulle migrazioni a Venezia tra 1300 e 1500”. Nella dimora dorata a Cinto Eu- ganeo, secondo l’accusa realizzata grazie alle tan- genti ricevute, è “confinato”anche Galan. L’ex governatore Veneto, dopo essersi professato in- nocente e aver tentato di evitare l'arresto, poi con- cesso dal Parlamento, è riuscito a ottenere i do- miciliari per motivi di salute. Si è difeso in ogni modo, negando di aver ricevuto soldi e dichia- randosi povero, per poi patteggiare una pena di 2 anni e 7 mesi oltre al pagamento di 2,6 milioni di euro. Altra sorte è toccata alla sua storica segre- taria e braccio destro, Claudia Minutillo sopran-
nominata la Dogaressa. Il legame tra i due, un tempo profondo, è stato reciso con il deflagrare dell’inchiesta. La totalità delle accuse che hanno portato i magistrati di Venezia a chiedere la mi- sura cautelare in carcere per l’ex governatore, hanno infatti preso spunto da dichiarazioni ri- lasciate da Minutillo a seguito del suo arresto nel febbraio 2013 nell’inchiesta per frode fiscale in- sieme aPiergiorgio Baita,ex amministratorede- legato della Mantovani Spa. Un arresto conclu- sosi con un risarcimento complessivo di 400 mila euro e verbali fiume d’interrogatorio pieni di par- ticolari, di resoconti dei rapporti intrattenuti per conto di Galan. Minutillo, ora in attesa di due processi per corruzione ed evasione, venerdì ha messo in vendita parte del proprio guardaroba, comprese 20 borse Birkin di Hermes. A conferma chela Criccasiè sfilacciata,anchela querelacon richieste di risarcimenti avanzata da Baita contro Minutillo. Infine il grande burattinaio Mazzacu- rati, volato negli Stati Uniti allo scattare delle ma- nette a giugno e mai tornato in Italia. “Questo sistema criminale è stato mantenuto in vita per venti anni, lasciato ad autoalimentarsi”. Felice Casson li conosce bene gli uomini della Cricca. Inparticolare Baita. “Nel 1992 avevo arrestato l’al - lora presidente della Regione e Baita. Ma Nordio (oggi procuratore aggiunto a Venezia, ndr), in quel contesto pm, chiese l’assoluzione per Baita e mi ha colpito sia stato arrestato a distanza di due decenni; non voglio attribuire colpe o meriti, per carità, dico semplicemente che mi ero accorto dello spessorenotevole anchecriminale delper- sonaggio”. Il senatore del Pd, ritenuto vicino a Pippo Civati, è candidato sindaco di Venezia alle amministrative del prossimi 31 maggio. Ha vinto le primarie di colazione ottenendo il 55,62% dei voti sconfiggendo Nicola Pellicani, il candidato del Pd nonché pupillo di Massimo Cacciari, e l’ex consigliere comunale Jacopo Molina. Nato a Chioggia 61 anni fa, Casson è entrato in magi- stratura ad appena 26 anni. Dal 1993 al 2005 è stato pubblico ministero a Venezia e si è occupato di numerose inchieste che hanno coinvolto la cit- tà,come l’incendiodel teatroLaFenice, letruffe ai danni del Casinò, lemorti per amianto a Mar- ghera. Già candidato sindaco nel 2005 perse con- tro Cacciari, il nemico di sempre. Tanto che Cas- son, interpellato sul filosofo e il suo spesso con- testato potere nel centrosinistra cittadino, non cela la conflittualità: “Cacciari? Non mi pare sia ancora un problema per Venezia”. Brugnaro rimpiange il passato, Casson lo teme A Casson non rimane che battere gli altri sette candidati. Amministrati- ve piuttosto affollate, quelle vene- ziane. C’è pure Roberto Fiore, se- gretario del movimento Forza Nuova. Poi l’economista Gian- pietro Pizzo, con una sua lista ci- vica, come Francesca Zacca- riottoe MattiaMalgara.Davi- de Scano corre per il Movi- mento5Stelle epoiildiret- tore di Unioncamere Ve- neto, Gian Angelo Bellati. Ma il verosfidante di Cas- son è Luigi Brugnaro, 54enne pre- sidente di Umana, titolare della so- cietà di basket veneziana Reyer e ca- po degli industriali veneti. “Ho chia- mato Giorgio Squinziper dimetter- mi dal direttivo di Confindustria pro-
prio perchého decisodi impegnarmiper la mia città”, afferma Brugnaro.Ha le idee chiare sul Mose e l’opera si annuncia il ter- reno su cui siconsumerà parte della cam- pagna elettorale perché Brugnaro e Casson hanno opinioni radicalmente opposte. Brugnaro considera le paratie “una grandissima struttura di ingegne- ria che pone l’Italia all’avanguar - dia internazionale, sarà una delle opere di ingegneria più importan- timairealizzate, diceilcandidato sostenutoda ForzaItalia.Casson, invece, lo ritiene un gigantesco problema e un’opera inutile. “L’hosempre sostenuto,han- no fatto scelte sbagliate, non hanno preso in considerazione le alternative e ora ci ritroviamo in questa situazione: dicono che la conclusione lavori è prevista a metà 2017 e al di là dei costi necessari ma va considerato che i costi di gestione e manutenzione sono enormi, compresi in una forbice tra i 35 e i 60 milioni di
euro annui; una cifra fuori dal mondo”. Secondo Casson il Mose è “stato imposto dall’alto, quasi la totalità della classe politica è stata o comprata o finanziatacomeabbiamovistoe aldilàdellare- sponsabilità penale c’è proprio una gestione del denaro pubblico inaccettabile, una corruzione endemica dilagante che fortunatamente è stata interrotta ma le conseguenze che ereditiamo ci pongono di fronte un compito molto complica- to”. Anche Brugnaro plaude all’inchiesta della magistratura eguarda alComune. “Ioho deciso dicandidarmiproprio perchénonpossiamopiù girarci dall’altra parte, io dedicherò cinque anni della mia vita a far ripartire la città e rinuncerò allo stipendio proprio per sottolineare con fer- mezza nei fatti il mio impegno al rilancio dell’enorme potenziale che ha Venezia”. E fa un’altra promessa: “Dobbiamo riaprire il Magi- strato delle acque perché ha competenze speci- fiche indispensabili per Venezia ma deve essere posto sotto il controllo del Comune e deve essere una casa di vetro con la trasparenza che c’era ai tempi della Repubblica quando tutti dovevano rispondere e rendere conto ai cittadini, compreso il Doge”. E Venezia galleggiava, Serenissima.
il fatto quotidiano 19 aprile 2015
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