domenica 19 aprile 2015

VENEZIA LA PICCOLA G R EC I A D’I TA L I A - il sistema Mose - manette e tangenti

 MANETTE E TANGENTI L’indagine sulla grande opera ha portato agli arresti dell’allora sindaco Orsoni e dell’ex governatore e ministro Galan. LA LAGUNA DOPO LO SCANDALO MOSE La città è contesa da 7 candidati, ma è senza soldi: 60 milioni di buco, messi in vendita 350 alloggi popolari. Il Ponte Rialto ristrutturato solo grazie a uno sponsor
Deci ne gli indagati e la fine del Magistrato alle acque
L’i n c h i e st a ha spazzato via una intera classe politica corrotta che si era talmente radicata da aver portato con sé le istituzioni cittadine. La magistratura ha fatto emergere tutti i problemi creati da chi doveva risolverne uno: l’acqua alta

di Davide Vecchi inviato a Venezia C ome l’alta marea che quando si ri- tira lascia per le calli di Venezia solo i detriti, così l’inchiesta sul Mose ha trascinato con sé pezzi interi delle istituzioni. E ora si contano i danni: il Comune, com- missariato, ha un bilancio disastrato; il Consor- zio Venezia Nuova che finanziava persino le sa- gre delle parrocchie di Mestre, ha chiuso i ru- binetti e dal Governo i fondi della legge speciale per Venezia, che garantivanoun aiuto economi- co alla città, ora sono tutto dirottati al Mose. Un’opera cheè già costatacinque miliardidi eu- ro. E il sottobosco della cricca Serenissima, az- zerata a giugno con quella che è stata definita la tangentopoli Veneta, attende nuove maree. Che potrebbero arrivare con il voto del 31 maggio. La sfida per la guida della Regione, che vede con- trapposti il governatore uscente Luca Zaia, il sin- daco di Verona Flavio Tosi e la democratica Ales- sandra Moretti; ma soprattutto la scelta del pri- mocittadino dellaLaguna.Una partitadall’esito assolutamente incerto: a Felice Casson, ex ma- gistrato e senatore democratico civatiano, il cen- trodestra oppone un imprenditore finora lonta- nissimodallapolitica, LuigiBrugnaro.Ciascuno ha una propria idea di come ripulire la melma lasciata dall’alta marea. Che è davvero tanta. Per fortuna paga Renzo Rosso E il commissario vieta i trolley nelle calli Il Comune mette all’asta 350 alloggi pubblici. Per fare cassa. Perché oltre al buco di bilancio da 60 milioni di euro da coprire, cisono le spese di ge- stione inevitabili se non mettendo a repentaglio l’unico patrimonio rimasto alla città: il turismo. Ciò che era ordinario è diventato straordinario, instato dicostante emergenza.Peri consuetila- vori di restauro del Ponte di Rialto, ad esempio, l’amministrazione ha dovuto cercare uno spon- sor e l’hatrovatosolamente duegiornifa:laOtb di RenzoRosso si èimpegnata a coprirei cinque milioni di spese necessarie. Alle casse della città lagunare, per le peculiarità che la rendono di dif- ficile gestione rispetto a tutte le altre, contribuiva lo Stato con i fondi introdotti dalla legge speciale per Venezia. Ora invece da Roma tutto ciò che arriva in San Marco va direttamente al Mose. L’ultimo stanziamento è stato inserito nel Def ap- provato dall’esecutivo la scorsa settimana: 221 milioni all’opera che vedrà la luce (forse) nel 2017. Il problema di Venezia era l’acqua alta. Chi do- veva risolverlo ha scelto il Mose. Poi invece di realizzarlo ha aggiunto altri problemi. Ben più gravi. Con gli arresti dell’ex sindaco Giorgio Or- soni, dell’ex ministro e presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, del capo indiscusso del Consorzio Venezia Nuova (chedoveva gestiva il Mose) e secondo l’accusa “grande burattinaio” della cricca Serenissima Giovanni Mazzacurati, dei due Magistrati alle acque, Patrizio Cuccioletta prima e Maria Giovanna Piva poi - che avrebbero dovuto controllare la corretta esecuzione dell’opera e si sono invece venduti a Mazzacurati, cioè il controllato –il generale della Guardia di Finanza Emilio Spaziante, e il lungo elenco di cento indagati per reati vari (corruzione, concus- sione, riciclaggio e finanziamento illecito) tra cui Altero Matteoli - ex titolare delle Infrastrutture e tuttora presidente della commissione ai lavori pubblici del Senato –la procura ha spazzato via un sistema corruttivo che in oltre dieci anni si era talmente radicato da trascinare con sé pezzi im- portanti delle istituzioni. Il Magistrato alle Acque è stato cancellato con un tratto di penna dal governo Renzi e il Cvn ha chiuso i cordoni della borsa dopo aver distribuito almeno 25 milioni di euro in tangenti e finan- ziamenti (leciti enon) ai partiti, comehanno ri- costruito i pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini. Infine il disastrato Comune, or- mai stabilmente ben oltre il patto di stabilità. Qui il commissario Vittorio Zappalorto è stato invia- to con il compito di garantire la contabilità e l’or - dinaria amministrazione e si è invece ritrovato ad ammettere che sarà difficile riuscire a chiudere il bilancio 2015 e ad agire da sindaco. In quasi dieci mesi ha dovuto tentare di salvare il Casinò, stan- ziando 3,5 milioni per la ricapitalizzazione, men- tre un altro milione è finito in aiuto dei conti della Vela, l’altra municipalizzata. Zappalorto è inter- venuto anche sulla quotidianità, emettendo nor- me ritenute stravaganti come il divieto di uso dei trolley rumorosi nelle calli, e spingendosi oltre i
confini del proprio incarico tentando di vendere gli alloggi pubblici. Per evitare che Venezia si tra- sformi in una piccola Grecia italiana. Patteggiamento milionario per l’ex presidente La segretaria vende le 20 borse Birkin Sulle macerie del Comune veglia l’ex sindaco Giorgio Orsoni. Ma ora solo con lo sguardo. Abi- ta sul Canal Grande, accantoal Ponte di Rialto e proprio davanti a quel municipio che fino allo scorso giugno occupava, prima di essere trasci- nato via dal Mosecon l’accusa di finanziamento illecito. Ora è in attesa di processo. In questa bel- lissima villa ha trascorso gli arresti domiciliari, ben sapendo che fosse un carcere a dir poco ri- sibile. In un’intervista concessa a La Stampa, ap-
pena una settimana dopo l’arresto, raccontò la sofferenza dei domiciliari trascorsi “ascoltando musica di Beethoven, Schumann e Brahms e leg- gendo un libro sulle migrazioni a Venezia tra 1300 e 1500”. Nella dimora dorata a Cinto Eu- ganeo, secondo l’accusa realizzata grazie alle tan- genti ricevute, è “confinato”anche Galan. L’ex governatore Veneto, dopo essersi professato in- nocente e aver tentato di evitare l'arresto, poi con- cesso dal Parlamento, è riuscito a ottenere i do- miciliari per motivi di salute. Si è difeso in ogni modo, negando di aver ricevuto soldi e dichia- randosi povero, per poi patteggiare una pena di 2 anni e 7 mesi oltre al pagamento di 2,6 milioni di euro. Altra sorte è toccata alla sua storica segre- taria e braccio destro, Claudia Minutillo sopran-
nominata la Dogaressa. Il legame tra i due, un tempo profondo, è stato reciso con il deflagrare dell’inchiesta. La totalità delle accuse che hanno portato i magistrati di Venezia a chiedere la mi- sura cautelare in carcere per l’ex governatore, hanno infatti preso spunto da dichiarazioni ri- lasciate da Minutillo a seguito del suo arresto nel febbraio 2013 nell’inchiesta per frode fiscale in- sieme aPiergiorgio Baita,ex amministratorede- legato della Mantovani Spa. Un arresto conclu- sosi con un risarcimento complessivo di 400 mila euro e verbali fiume d’interrogatorio pieni di par- ticolari, di resoconti dei rapporti intrattenuti per conto di Galan. Minutillo, ora in attesa di due processi per corruzione ed evasione, venerdì ha messo in vendita parte del proprio guardaroba, comprese 20 borse Birkin di Hermes. A conferma chela Criccasiè sfilacciata,anchela querelacon richieste di risarcimenti avanzata da Baita contro Minutillo. Infine il grande burattinaio Mazzacu- rati, volato negli Stati Uniti allo scattare delle ma- nette a giugno e mai tornato in Italia. “Questo sistema criminale è stato mantenuto in vita per venti anni, lasciato ad autoalimentarsi”. Felice Casson li conosce bene gli uomini della Cricca. Inparticolare Baita. “Nel 1992 avevo arrestato l’al - lora presidente della Regione e Baita. Ma Nordio (oggi procuratore aggiunto a Venezia, ndr), in quel contesto pm, chiese l’assoluzione per Baita e mi ha colpito sia stato arrestato a distanza di due decenni; non voglio attribuire colpe o meriti, per carità, dico semplicemente che mi ero accorto dello spessorenotevole anchecriminale delper- sonaggio”. Il senatore del Pd, ritenuto vicino a Pippo Civati, è candidato sindaco di Venezia alle amministrative del prossimi 31 maggio. Ha vinto le primarie di colazione ottenendo il 55,62% dei voti sconfiggendo Nicola Pellicani, il candidato del Pd nonché pupillo di Massimo Cacciari, e l’ex consigliere comunale Jacopo Molina. Nato a Chioggia 61 anni fa, Casson è entrato in magi- stratura ad appena 26 anni. Dal 1993 al 2005 è stato pubblico ministero a Venezia e si è occupato di numerose inchieste che hanno coinvolto la cit- tà,come l’incendiodel teatroLaFenice, letruffe ai danni del Casinò, lemorti per amianto a Mar- ghera. Già candidato sindaco nel 2005 perse con- tro Cacciari, il nemico di sempre. Tanto che Cas- son, interpellato sul filosofo e il suo spesso con- testato potere nel centrosinistra cittadino, non cela la conflittualità: “Cacciari? Non mi pare sia ancora un problema per Venezia”. Brugnaro rimpiange il passato, Casson lo teme A Casson non rimane che battere gli altri sette candidati. Amministrati- ve piuttosto affollate, quelle vene- ziane. C’è pure Roberto Fiore, se- gretario del movimento Forza Nuova. Poi l’economista Gian- pietro Pizzo, con una sua lista ci- vica, come Francesca Zacca- riottoe MattiaMalgara.Davi- de Scano corre per il Movi- mento5Stelle epoiildiret- tore di Unioncamere Ve- neto, Gian Angelo Bellati. Ma il verosfidante di Cas- son è Luigi Brugnaro, 54enne pre- sidente di Umana, titolare della so- cietà di basket veneziana Reyer e ca- po degli industriali veneti. “Ho chia- mato Giorgio Squinziper dimetter- mi dal direttivo di Confindustria pro-
prio perchého decisodi impegnarmiper la mia città”, afferma Brugnaro.Ha le idee chiare sul Mose e l’opera si annuncia il ter- reno su cui siconsumerà parte della cam- pagna elettorale perché Brugnaro e Casson hanno opinioni radicalmente opposte. Brugnaro considera le paratie “una grandissima struttura di ingegne- ria che pone l’Italia all’avanguar - dia internazionale, sarà una delle opere di ingegneria più importan- timairealizzate, diceilcandidato sostenutoda ForzaItalia.Casson, invece, lo ritiene un gigantesco problema e un’opera inutile. “L’hosempre sostenuto,han- no fatto scelte sbagliate, non hanno preso in considerazione le alternative e ora ci ritroviamo in questa situazione: dicono che la conclusione lavori è prevista a metà 2017 e al di là dei costi necessari ma va considerato che i costi di gestione e manutenzione sono enormi, compresi in una forbice tra i 35 e i 60 milioni di
euro annui; una cifra fuori dal mondo”. Secondo Casson il Mose è “stato imposto dall’alto, quasi la totalità della classe politica è stata o comprata o finanziatacomeabbiamovistoe aldilàdellare- sponsabilità penale c’è proprio una gestione del denaro pubblico inaccettabile, una corruzione endemica dilagante che fortunatamente è stata interrotta ma le conseguenze che ereditiamo ci pongono di fronte un compito molto complica- to”. Anche Brugnaro plaude all’inchiesta della magistratura eguarda alComune. “Ioho deciso dicandidarmiproprio perchénonpossiamopiù girarci dall’altra parte, io dedicherò cinque anni della mia vita a far ripartire la città e rinuncerò allo stipendio proprio per sottolineare con fer- mezza nei fatti il mio impegno al rilancio dell’enorme potenziale che ha Venezia”. E fa un’altra promessa: “Dobbiamo riaprire il Magi- strato delle acque perché ha competenze speci- fiche indispensabili per Venezia ma deve essere posto sotto il controllo del Comune e deve essere una casa di vetro con la trasparenza che c’era ai tempi della Repubblica quando tutti dovevano rispondere e rendere conto ai cittadini, compreso il Doge”. E Venezia galleggiava, Serenissima.
il fatto quotidiano 19 aprile 2015

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