Per gli uccelli di Fukushima, la situazione sta peggiorando nonostante la diminuzione della radioattività
Traduzione di ProgettoHumus da http://www.natureworldnews.com

Sono passati ormai quattro anni da quando il terremoto e lo tsunami scatenarono la catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone, ma gli effetti del disastro si fanno ancora sentire oggi.
Ora, un nuovo studio ha rilevato che nonostante che gli ecosistemi stiano lentamente recuperando, le popolazioni di alcune specie di uccelli, nativi del luogo, stanno diminuendo più del solito – ed i ricercatori pensano di sapere il perché.
La quantità di radioattività rilasciata durante l’incidente di Fukushima è di gran lunga inferiore a quella diffusa, al momento dello scoppio della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. A novembre, una ricerca indipendente condotta sulla West Coast degli Stati Uniti, rilevò la presenza di Cesio radioattivo di Fukushima con quantità però 1.000 volte inferiori a quelle stabiliti dai limiti dell’ Environmental Protection Agency (EPA) per il consumo sicuro dell’acqua potabile.
Tale rilevazione dovrebbe far pensare, in quanto queste coste si trovano a circa 5.350 miglia (un Oceano!) dal luogo del disastro. Anche la rilevazione di piccole quantità di elementi radioattivi a così lunghe distanze, significano che il disastro è stato tutt’altro che innocuo.
“Un crescente numero di dati empirici rilevati negli studi su uccelli, scimmie, farfalle ed altri insetti, suggeriscono che alcune specie sono state notevolmente influenzate dalle emissioni radioattive legate al disastro di Fukushima”, aveva già annunciato lo scorso agosto Timothy Mousseau,ricercatore responsabile della ricerca in corso sul luogo.
Mousseau ha spiegato che i ricercatori hanno notato quanto l’effetto prolungato dell’esposizione anche a basse dosi di radioattività ha un effetto molto diverso sugli organismi, rispetto a quella “improvvisa” ed ad alti livelli, come è successo a Chernobyl. Quest’ultimo, definito “effetto insidioso” di Fukushima, diminuirà e verrà sostituito da quello legato a persistenti livelli di radioattività, entro il 2016.
Putroppo, la nuova dettagliata ricerca, pubblicata nel Journal of Ornithology, dimostra che gli uccelli possono subire gravi conseguenze per ancora lungo tempo.
“Il calo della popolazione è davvero drammatico, dice Mousseau (Biologo dell’Università del South Carolina), in una recente dichiarazione.
Mousseau ed i suoi colleghi hanno intrapreso un censimento regolare di 57 specie locali di uccelli nelle aree contaminate, a partire dai mesi immediatamente successivi al disastro del 2011.
Anche se i dati potrebbero essere falsati, in quanto gli studiosi non sono stati autorizzati ad accedere ai luoghi più altamente contaminati per i primi due anni, sono in grado di mostrare le grandi perdite di popolazione aviaria in stretta dipendenza dalle dosi di radiazioni assorbite. Per esempio, come a Chernobyl, una delle specie maggiormente colpite è la rondine del fienile (Hirundo Rustica).

In questa foto, un controllo delle piume di “rondine del fienile” per rilevare la presenza di parassiti e asimmetrie.
“Sono rimaste poche rondini. Sappiamo che ce n’erano a centinaia in una determinata area, prima del disastro, e solo un paio di anni dopo, siamo stati in grado di individuarne solamente qualche dozzina”, ha aggiunto Mousseau.
Un secondo studio, pubblicato nel Journal of Ornithology, prosegue nel dettagliare come Mousseau ed il suo collaboratore, Ander Moller, del Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica (CNRS), abbiano lavorato per mettere a confronto gli impatti che i disastri di Fukushima e Chernobyl hanno avuto sugli uccelli.
Essi hanno scoperto subito che, mentre nel più grave dei disastri (Chernobyl), le specie aviarie sopravvissute si sono spostate in luoghi meno radioattivi e qui vi hanno resistito, a Fukushima, la maggior parte di popolazione degli uccelli continua a diminiure anche a distanza di quattro anni dall’incidente.
“Ciò ci suggerisce che quello che stiamo vedendo a Fukushima, in questo momento, è la diretta conseguenza dell’esposizione alle radiazioni che sta generando un effetto “tossico” sulle specie residenti”, dice Mousseau.
E' probabile che ciò possa accorciare la durata della vita di questi uccelli, pregiudicando anche la salute dei pulcini. Il suo impatto quindi durerà anche per le future generazioni.
“In questo modo, vedremo davvero un sorprendente calo del numero di uccelli e delle loro specie. Sia la biodiversità che la quantità di organismi stanno mostrando effetti drammatici legati agli alti livelli di radiazioni, sebbene quest’ultimi diminuiscano”, continua il ricercatore.
>>> A CHERNOBYL E FUKUSHIMA: GLI STUDI DEL PROFESSOR MOUSSEA

Traduzione di ProgettoHumus da http://www.natureworldnews.com
Sono passati ormai quattro anni da quando il terremoto e lo tsunami scatenarono la catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone, ma gli effetti del disastro si fanno ancora sentire oggi.
Ora, un nuovo studio ha rilevato che nonostante che gli ecosistemi stiano lentamente recuperando, le popolazioni di alcune specie di uccelli, nativi del luogo, stanno diminuendo più del solito – ed i ricercatori pensano di sapere il perché.
La quantità di radioattività rilasciata durante l’incidente di Fukushima è di gran lunga inferiore a quella diffusa, al momento dello scoppio della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. A novembre, una ricerca indipendente condotta sulla West Coast degli Stati Uniti, rilevò la presenza di Cesio radioattivo di Fukushima con quantità però 1.000 volte inferiori a quelle stabiliti dai limiti dell’ Environmental Protection Agency (EPA) per il consumo sicuro dell’acqua potabile.
Tale rilevazione dovrebbe far pensare, in quanto queste coste si trovano a circa 5.350 miglia (un Oceano!) dal luogo del disastro. Anche la rilevazione di piccole quantità di elementi radioattivi a così lunghe distanze, significano che il disastro è stato tutt’altro che innocuo.
“Un crescente numero di dati empirici rilevati negli studi su uccelli, scimmie, farfalle ed altri insetti, suggeriscono che alcune specie sono state notevolmente influenzate dalle emissioni radioattive legate al disastro di Fukushima”, aveva già annunciato lo scorso agosto Timothy Mousseau,ricercatore responsabile della ricerca in corso sul luogo.
Mousseau ha spiegato che i ricercatori hanno notato quanto l’effetto prolungato dell’esposizione anche a basse dosi di radioattività ha un effetto molto diverso sugli organismi, rispetto a quella “improvvisa” ed ad alti livelli, come è successo a Chernobyl. Quest’ultimo, definito “effetto insidioso” di Fukushima, diminuirà e verrà sostituito da quello legato a persistenti livelli di radioattività, entro il 2016.
Putroppo, la nuova dettagliata ricerca, pubblicata nel Journal of Ornithology, dimostra che gli uccelli possono subire gravi conseguenze per ancora lungo tempo.
“Il calo della popolazione è davvero drammatico, dice Mousseau (Biologo dell’Università del South Carolina), in una recente dichiarazione.
Mousseau ed i suoi colleghi hanno intrapreso un censimento regolare di 57 specie locali di uccelli nelle aree contaminate, a partire dai mesi immediatamente successivi al disastro del 2011.
Anche se i dati potrebbero essere falsati, in quanto gli studiosi non sono stati autorizzati ad accedere ai luoghi più altamente contaminati per i primi due anni, sono in grado di mostrare le grandi perdite di popolazione aviaria in stretta dipendenza dalle dosi di radiazioni assorbite. Per esempio, come a Chernobyl, una delle specie maggiormente colpite è la rondine del fienile (Hirundo Rustica).
In questa foto, un controllo delle piume di “rondine del fienile” per rilevare la presenza di parassiti e asimmetrie.
“Sono rimaste poche rondini. Sappiamo che ce n’erano a centinaia in una determinata area, prima del disastro, e solo un paio di anni dopo, siamo stati in grado di individuarne solamente qualche dozzina”, ha aggiunto Mousseau.
Un secondo studio, pubblicato nel Journal of Ornithology, prosegue nel dettagliare come Mousseau ed il suo collaboratore, Ander Moller, del Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica (CNRS), abbiano lavorato per mettere a confronto gli impatti che i disastri di Fukushima e Chernobyl hanno avuto sugli uccelli.
Essi hanno scoperto subito che, mentre nel più grave dei disastri (Chernobyl), le specie aviarie sopravvissute si sono spostate in luoghi meno radioattivi e qui vi hanno resistito, a Fukushima, la maggior parte di popolazione degli uccelli continua a diminiure anche a distanza di quattro anni dall’incidente.
“Ciò ci suggerisce che quello che stiamo vedendo a Fukushima, in questo momento, è la diretta conseguenza dell’esposizione alle radiazioni che sta generando un effetto “tossico” sulle specie residenti”, dice Mousseau.
E' probabile che ciò possa accorciare la durata della vita di questi uccelli, pregiudicando anche la salute dei pulcini. Il suo impatto quindi durerà anche per le future generazioni.
“In questo modo, vedremo davvero un sorprendente calo del numero di uccelli e delle loro specie. Sia la biodiversità che la quantità di organismi stanno mostrando effetti drammatici legati agli alti livelli di radiazioni, sebbene quest’ultimi diminuiscano”, continua il ricercatore.
>>> A CHERNOBYL E FUKUSHIMA: GLI STUDI DEL PROFESSOR MOUSSEA
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