NEI DOCUMENTI UFFICIALI SOGLIE DI RIGORE AMBIENTALE
PIÙ BASSE E NESSUN CENNO AL COSTO DELLE BONIFICHE
FUTURO NERO
Quando l’eve n to
sarà finito sui terreni
non si potrà costruire
niente di residenziale:
addio al progetto
della nuova università
di Gianni Barbacetto e Marco Maroni
Milano
O
rmai la domanda
su Expo è: che cosa
c’è sotto? Nessuna
dietrologia:
per sotto s’intende il suolo,
la terra, l’area. Di un evento
che sarebbe dedicato al cibo,
alle coltivazioni, all’a g r i c o ltura.
Dai documenti che il Fa t to
Quotidiano ha potuto vedere,
risulta che “sotto” restano
veleni, rifiuti speciali,
amianto, idrocarburi. La
pulizia e la bonifica
dell’area, che dovevano essere
concluse entro il novembre
2013, sono ancora
in corso e, secondo l’a z i e nda
che ha vinto l’appalto, la
Cmc, non saranno completati
prima del settembre
2015, a manifestazione quasi
finita.
Expo spa ha imposto un termine
perentorio: la mezzanotte
del 10 aprile 2015. Per
quella data saranno davvero completati i lavori? E, soprattutto:
saranno fatti bene,
o nascondendo i rifiuti sotto
il tappeto?
LA PERIZIA sui terreni Expo
fu fatta nel luglio 2012 dalla
società Mm, controllata dal
Comune di Milano. Il sito fu
diviso in undici “areali” e
quattro di questi, i numeri
4, 6, 9 e 10, furono esclusi
dalle bonifiche perché ritenuti
“puliti”. Non ne è convinto
il gruppo consigliare
lombardo del Movimento 5
Stelle, che sta facendo da
mesi una ricerca sullo stato
dei suoli.
In effetti, un documento di
Expo spa del 28 gennaio
2014 documenta che l’areale
4, dove l’autostrada dei Laghi
s’incontra con la Milano-Torino,
proprio “pulito” non è:
l’impresa che stava lavorando
per realizzare una rotonda
sulla strada che collegherà
Expo alle autostrade, ha trovato
due serbatoi interrati di
idrocarburi, chiamati Pessina
2 e Pessina 3. Il primo ha
certamente contaminato il
terreno.
Che fare? Per non bloccare i
lavori, Expo ha deciso di
“posticipare l’intervento di
bonifica dell’areale 4 in
procedura semplificata al
termine dell’evento espositivo,
in quanto i tempi tecnici
per le procedure di affidamento
dei lavori e la loro
realizzazione risultano
non compatibili con la data
di apertura del sito espositivo”.
Lo sporco nascosto
sotto il tappeto. Anzi, sotto un “telo impermeabile”, dice
un documento di Expo
spa, con “annessa cartellonistica
Expo” per abbellire
la scena.
Più in generale, esiste un
provvedimento, il numero 5
dell’8 agosto 2013 firmato
dal commissario Giuseppe
Sala, che dispone il passaggio
dei terreni del sito dalla
“Tabella A” alla “Tabella B”
del Testo unico ambientale:
significa che sono abbassate
le soglie di rigore nei controlli
ambientali, in forza del fatto che sono terreni da
utilizzare per un “evento
temporaneo”.
MA CHE COSA succederà a
esposizione finita? Qualunque
cosa ci si voglia fare, sarà
di uso stabile e comprenderà
anche la residenza. Bisognerà
dunque tornare alla
“Tabella A”, il che comporterà
nuovi controlli e, probabilmente,
nuove bonifiche.
“Chi le pagherà?”, chiede
Silvana Carcano, del Movimento
5 stelle, “i soldi dei
cittadini?
È chiaro che le bonifiche devono
essere fatte dai proprietari
delle aree, la Fondazione
Fiera e il gruppo
Cabassi, che le hanno vendute
a Expo, attraverso la
società Arexpo. Sono loro
che devono garantire la pulizia
dei terreni venduti a caro
prezzo ai soci pubblici di
Arexpo, cioè Comune di
Milano e Regione Lombardia”.
Questi hanno già speso
160 milioni di euro per l’a cquisto:
dovranno aggiungere
ancora altri soldi per le
bonifiche?
Ora si ipotizza che dopo
l’Expo il sito potrebbe diventare,
almeno in parte, la nuova
Città studi dell’Università
Statale di Milano, con annesso
campus universitario. Le
verifiche sullo stato dei suoli
andranno fatte. “Siamo
preoccupati”, conclude Carcano,
“che siano inquinati e
che, alla fin della fiera, a pagare
siano i cittadini”. il fatto quotidiano 8 marzo 2015
domenica 8 marzo 2015
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