lunedì 9 febbraio 2015

Piantare il cambiamento è una questione di semi LE BUONE PRATICHE

di D o m e n i co Fi n i g u e r ra  P ianeta Terra. Emisfero Boreale. Gennaio è mese di preparazione dell’orto. Si concludono le lavorazioni del terreno, per averlo pronto al momento giusto. Si sistemano gli attrezzi. Il lombrico ha fatto il suo lavoro. Ha arieggiato e nutrito le zollette. In febbraio si prepara del buon letame, cercandolo nelle cascine vicine. È periodo già buono per le prime semine, preferibilmente in luoghi riparati dal vento e bene esposti al sole oppure su letto caldo. Semine che comunque si svolgono durante tutto l’anno, come ben sanno gli amanti di verze e spinaci. Poi finalmente arriva marzo. Inizia il risveglio della natura dopo il riposo invernale ed esplode la voglia di seminare, con i primi tepori primaverili. Si spargono semi per far crescere di tutto, dall’asparago alle zucchine. Qualcuno consulta la luna: meglio calante o crescente? Sembra tutto così naturale. Perché fin qui lo è sempre stato. Perché anche voi, contadini da balcone cittadino o da orto periurbano, quando vi ritaglierete un tardo pomeriggio di marzo per spargere i vostri semi, probabilmente sarete prima passati a comprare semenze in bustine confezionate nel miglior rivenditore della zona…E probabilmente saranno semi standard, con codice a barre, registrati. Ma c’è un alternativa. Diventare Contadini Punk e cercare Seed Vicious! In questa vigilia di Expo 2015, dove la retorica patinata la fa da padrone, a pochi chilometri dai padiglioni in cemento e dai cantieri miliardari, sta germogliando una resistenza che vuole restituire naturalezza e socialità alla semina. In quasi coincidenza con l’equinozio di primavera e in netto anticipo sull’esposizione universale delle multinazionali, a Milano, presso il Leoncavallo, si riuniranno i Semi di Resistenza. Si promuoverà il rapporto diretto tra conservatori di semi, produttori di semi, agricoltori che coltivano varietà antiche o locali, si parlerà di storie di recupero di semenza e di agricoltura resistente. Teodoro Margarita, di Civiltà Contadina, promotore dell’iniziativa insieme a La Terra Trema usa parole chiare e moderate: “Se il mercato ha asservito e sottomesso l’agricoltura e l’ha resa una variabile dell'economia, se i giganti dell'agricoltura industriale, davvero molto pochi, si dividono il monopolio delle sementi, dei pesticidi, dei concimi di sintesi, se questo è quello che Expo 2015 mostrerà come “Nutrire il pianeta”, noi vogliamo dire che il pianeta si nutre da solo, e si nutre bene se conserva vivi i semi e il suolo. Buoni semi riproducibili, buone pratiche agricole, libertà dei contadini e modelli democratici di condivisione e di lavoro sono la base per “tenere il suolo aggrappato alla Terra”. Sono parole moderate. Perché quelle veramente estremiste e sovversive dell’ordine naturale delle cose, dell’equilibrio tra genere umano, agricoltura e ambiente, sono quelle dei dirigenti delle multinazionali che vorrebbero obbligarvi ad acquistare sementi registrate e con codici a barre. www.laterratrema.org www.civiltacontadina.it il fatto quotidiano 9 febbraio 2015

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