IN SEGRETO
Le concessionarie fanno
quello che vogliono,
decidono se la sicurezza
è sufficiente oppure no.
Non è così che si tiene
lontano il malaffare
di Oliviero Beha
n A L L’I N AU G U R A Z I O N E
dell’anno giudiziario la Corte
dei conti ci è andata giù pesante:
“Dalla corruzione effetti
devastanti sulla crescita”. Come
darle torto in un Paese tanto
corrotto? E ancora: ”Il pericolo
più serio per la collettività
è una rassegnata assuefazione
al malaffare, visto come un
male senza rimedi”.
Chi avrebbe saputo dir meglio,
e per giunta alla presenza del
nuovo capo dello Stato? Non
rassegniamoci dunque, e diamo
piuttosto un’occhiata in giro.
Ma cos’è questo malaffare,
si potrebbe canticchiare come
faceva con la crisi negli Anni
30 un coevo di Petrolini. Già,
co s ’è. Per esempio che ci faceva
sorridente all’inaugura -
zione il dott. Pietro Ciucci, presidente
dell’Anas nonché pensionato,
manager famoso anche
per via di quel “ponte sullo
S t re t to” la cui società persiste
invulnerabile, casualmente
anche indagato dalla Procura
di Roma per abuso d’ufficio a
proposito dei lavori sulla SS
275, la Maglie-Leuca, e dalla
stessa Corte dei conti per il relativo
danno erariale? Ma sì, lo
stesso Ciucci ripetutamente
sentito dalla Commissione
parlamentare competente sul
crollo del viadotto siciliano di
dicembre, appena inaugurato,
il mitico Scorciavacche della
Palermo-Agrigento, il crollo
per cui Renzi ha tuonato (“Vo -
glio la testa…”) senza risultati
straordinari, a giudicare
dall’aplomb del Ciucci. E se
dall’Anas passiamo ad Autostrade
per l’Italia la musica
non migliora. Non c’è stata
una recente richiesta di rinvio
a giudizio per l’a m m i n i s t ra to re
delegato, Giovanni Castellucci, e il direttore generale, Riccardo
Mollo? E qui la cosa è
ancora più seria: chi ricorda il
peggior incidente stradale
della storia del Paese, quel pullman
andato giù nel luglio
2013 dal viadotto Acqualonga,
in Irpinia, 40 morti e guardrail
polverizzato? Ebbè, certo che
la sicurezza su strade e autostrade
è una grande questione.
Ha qualcosa a che vedere
con la corruzione? Chissà. Solo
che le strade non le paghi, le
autostrade sì. E in effetti c’è
stata bagarre per il “re ga l o”in -
serito nello “Sblocca Italia”, tra
le “M i l l e p ro ro g h e ”, con la norma
che permette alle concessionarie
autostradali, che prevedono
di accorparsi con acconcio
piano finanziario, di godere
di una proroga della concessione già in essere. Successivamente
il ministero di Lupi,
un occhio alla maggioranza di
governo renzian-alfaniana, un
altro al business che al suo dicastero
compete, ha autorizzato
rincari tariffari che hanno
suscitato polemiche. Se Bruxelles
non approva il tutto, tali
rincari cresceranno. Oggi –per
dire – Raffaele Cantone sul tema
verrà ascoltato dalla Commissione
Ambiente della Cam
e ra .
Anche perché la faccenda delle
concessioni nei dati si svolge
in segreto, nell’opacità che
già nel 2006 il ministro Di Pietro
denunciava tentando invano
di collegare le tariffe ai servizi.
Invece si è continuato nella
stessa nebbia. In realtà le
concessionarie possono fare
quello che vogliono, decidere
se la sicurezza è sufficiente
oppure no, se i materiali resistono,
se va rimodernato questo
o quel tratto, e la sfilza di
controllori, dal ministero delle
Infrastrutture all’Autorità dei
Trasporti, in passato all’Anas,
gioca la stessa partita dei controllati con cui di base coincide,
nelle medesime persone
che girano da un incarico all’al -
tro. L’arbitrio è sovrano, e se ne
parla (poco) solo quando accade
qualcosa di grave.
Ci sono in ballo tanti, troppi
soldi, e quindi va tutto di conseguenza
(cfr. la Corte dei
Co n t i …). È un terreno scivoloso
e un contesto ibrido, che poi
toccano il cittadino automobilista
nelle tasche e nei rischi.
Anche se Autostrade dice di
sé “sono il più grande investitore
al mondo nel settore” ar -
rivando a condizionarne economicamente
altri. Tutto questo
Renzi lo sa benissimo. E
dunque no, non rassegniamoci
al malaffare… il fatto quotidiano 11 febbraio 2015
mercoledì 11 febbraio 2015
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