sabato 14 febbraio 2015

“I soldi sono finiti , bloccheremo l’I l va ” RENZI PROMETTE 2 MILIARDI, MA IL DECRETO BALLA. L’INDOTTO PROTESTA A ROMA: “NON CI FIDIAMO”

di Carlo Di Foggia I soldi sono finiti, da lunedì blocchiamo l'Ilva”. Esasperato, l'indotto del colosso tarantino marcia all’alba su Roma e si arresta alle porte di Montecitorio, dove arrivano le rassicurazioni: forse un prestito ponte, probabile un accordo con le banche, di sicuro “le risorse saranno ingenti”. Di concreto c'è solo la garanzia a portare i crediti in “pre-de - ducibilità”, allargando le maglie della legge Marzano (nata per Parmalat e ora usata per commissariare l'Ilva) per evitare di perderli nella procedura fallimentare e trasformarli in perdite. “L ' I N CO N T RO è stato un passo avanti”, spiega all'uscita di Palazzo Chigi il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo. A lui e alla delegazione ricevuta in extremis dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, e i sottosegretari alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, e Lavoro, Teresa Bellanova l'ingrato compito di prendersi gli insulti della folla - circa 500 persone - di imprenditori, padroncini e dipendenti infuriati. Volti di un disastro nel disastro del gigante dell'acciaio, commissariato e finito poche settimane fa in amministrazione straordinaria con il Tribunale che ne ha dichiarato l'insolvenza. Da nove mesi nessuno riceve pagamenti. Gli stipendi sono bloccati, così come i lavori nonostante le commesse non manchino. Chi può ha chiesto la cassa integrazione. In 500 ascoltano, a stento trattengono la rabbia, poi i nervi saltano e fioccano insulti. La gran parte si ritira, ma la battaglia si sposta a Taranto: “Da lunedì non entra più nessuno””. Disinnescate le richieste risarcitorie per i danni ambientali (30 miliardi di euro di contenziosi), finite nel calderone del tribunale fallimentare di Milano, restano i debiti. L'Ilva è scoperta soprattutto verso fornitori e indotto. “Un capitolo doloroso”, riconosce Delrio. I numeri impietosi: cinquemila addetti per un totale di 372 aziende nel solo tarantino. Il conto è di 150 milioni di euro, di cui 15 ai soli trasportatori. Reclamano anche le città orbitanti nella galassia del gigante dell'acciaio: Novi Ligure, Marghera e Genova. Da quest'ultima partono richieste per 15-17 milioni, mentre i fornitori del Bergamasco ne reclamano 29. “Il governo si è impegnato a garantire le risorse”, prova a rassicurare Cesareo. Quando? “Dal 7 marzo, quando il decreto salva Ilva diventa legge”. “Guarda che io da febbraio ho chiuso, soldi non ne ho più” gli fa notare Renato Bissa, che guida la Somin, azienda Bergamasca che fa montaggi industriali. Le voci sono centinaia. “Ho trecento dipendenti e mi devono 3 milioni - spiega Pasquale, titolare di una ditta che fa manutenzione - Ho ipotecato casa per garantire i prestiti e non mi pagano da mesi”. “Nove per l'esattezza”, puntualizza un collega: “Mi devono 1,7 milioni. La liquidità è finita e non posso pagare gli stipendi”. Il Cahier de doléances è lungo, e i cronisti non riescono a compilarlo tutto. Le “ingenti risorse”destinate anche al risanamento ambientale vengono snocciolate nel tardo pomeriggio, dopo un incontro con Enti locali e sindacati (in mattinata si sono visti il premier e il consigliere economico Andrea Guerra): “Saranno circa due miliardi”. NEL DETTAGLIO, 156 milioni arriveranno dal contenzioso Fintecna; 400 da un finanziamento - garantito dallo Stato - di Cassa depositi e prestiti; e 1,3 miliardi dal sequestro Riva: saranno sbloccati dai giudici svizzeri grazie all’emendamento Mucchetti. Un testo complesso, visto che i commissari guidati da Piero Gnudi dovrebbero chiedere al giudice di disporre delle somme sequestrate (ma non confiscate) sottoscrivendo obbligazioni emesse dalla stessa Ilva”. Di fatto,“il sequestro penale si converte in sequestro delle obbligazioni”. Queste “andranno al Fondo di garanzia”, che deve coprire anche i crediti dell'indotto. L'accordo con le banche dovrebbe portare poi altri 260 milioni. I conti veri si faranno dopo il via libera del Senato, previsto per giovedì (il governo pensa di porre la fiducia). Tanto più che ieri la commissione Bilancio ha bocciato l'emendamento Mucchetti, insieme ai soldi di Fintecna e alla sospensione dei pagamenti Iva per le imprese dell'indotto. “Rimedieremo”, assicurano fonti di governo. il fatto quotidiano 14 febbraio 2015

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