Adriano si è opposto alla richiesta di utilizzare la somma di 1,2 miliardi sequestrata al fratello Emilio per il risanamento ambientale dell'area. Il gip di Milano si è riservato di decidere. I Pm: serve un concordato DI ALFREDO FAIETA http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/10/17/news/bonifiche-ilva-i-riva-non-con-i-nostri-soldi-1.184644?ref=HEF_RULLO
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Da quel che è trapelato dopo l'udienza, si comprende invece che il percorso è ancora irto di ostacoli e che il lieto fine è tutt'altro che scontato. Innanzitutto perché i difensori di Adriano Riva, azionista di minoranza del gruppo Riva Fire-Ilva, hanno posto una questione di costituzionalità. Se il gip la riterrà ricevibile dovrà attivare la Corte Costituzionale, con i tempi che ne conseguono; in caso contrario egli stesso potrà rigettarla per manifesta infondatezza o irrilevanza.
La procura invece non si è opposta a questo meccanismo, ma ha messo sul tavolo una serie di questioni sostanziali che, a parer dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici, andrebbero valutate attentemente. Il nodo centrale del ragionamento è la certezza che i fondi vengano effettivamente utilizzati per la messa in regola degli impianti. La norma voluta dal governo prevede che si proceda a un aumento di capitale di Ilva, ma se la società dovesse fallire prima del compimento dei lavori dove andrebbero a finire queste somme? Entrerebbero nel riparto dei creditori, in massima parte banche, e a Taranto resterebbero solo le macerie ambientali.
Per evitare questo pericolo la strada da percorrere sarebbe quella dell'entrata in una procedura concorsuale della società, ad esempio sotto l'egida di una Prodi bis o altra norma creata ad hoc. Una volta messa in salvo la continuità aziendale, sulla quale adesso vi sono molti dubbi, si potrebbe procedere con il grande riassetto delle attività, sia ambientale sia economico. Ma questo vuol dire che la famiglia Riva dev'essere totalmente estromessa dalla proprietà e che non abbia più alcuna voce in capitolo neanche nella sua cessione.
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