Enrico Rossi, primo cittadino di Cartoceto, in provincia di Pesaro Urbino, ha anche annunciato lo sciopero della fame e della sete: "Patto di stabilità e ricorsi al Tar fermano da due anni i cantieri e qui è tutto a rischio crollo"
di Eduardo Parente | 17 ottobre 2014 “Non voglio un’altra Genova“. A dirlo con forza, dall’alto del braccio meccanico di una gru, issato giovedì 16 ottobre nel vuoto sopra il tratto di mura cittadine crollato durante l’alluvione dell’11 e del 12 novembre 2012, è Enrico Rossi, giovane sindaco di Cartoceto, un paese di 8mila abitanti in provincia di Pesaro Urbino. Una protesta tanto plateale quanto giustificata dal fatto che, a due anni dall’alluvione, tardano a partire i lavori di ricostruzione delle mura castellane della città. Patto di stabilità, ricorsi al Tar e cavilli burocratici stanno mettendo a dura prova la resistenza di una porzione di mura urbiche che “potrebbe crollare da un momento all’altro”.
Ma il primo cittadino getta il cuore oltre l’ostacolo. E dopo aver impiegato risorse comunali per delle indagini strumentali alla redazione di progetti esecutivi, messa in sicurezza delle famiglie evacuate ed altri interventi di prima urgenza, chiede “la collaborazione delle istituzioni”. Rimasto appeso all’udienza del 23 ottobre, a causa del ricorso di una delle aziende rimaste fuori dalla gara d’appalto per l’aggiudicazione dei lavori, “tutte escluse per dei vizi di forma” ha dichiarato all’Ansa, Rossi chiede al presidente del Tribunale Amministrativo “che arrivi presto una sentenza“.