venerdì 17 ottobre 2014

A Latina in edicola finisce a testate

Angelo Mastrandrea, 16.10.2014 Editoria. A Latina da un giornale in fallimento ne germogliano addirittura tre. Il big bang della galassia Ciarrapico fa esplodere lo scontro di potere nella destra pontina. Un magma di interessi e favori incrociati che sfiora Bisignani e le imprese di Daniela Santanchè. E nonostante i processi per truffa, da Roma qualcuno manda lo stesso i fondi per l’editoria CONDIVIDI La carta stam­pata anna­spa ovun­que, dal ’90 a oggi si sono per­dute per strada quasi tre milioni di copie (il 45 per cento), i gior­nali pas­sano da uno stato di crisi all’altro e il guru a cin­que stelle Casa­leg­gio ne pro­fe­tizza la scom­parsa entro il 2027. A Latina, invece, da un gior­nale in pes­sime acque ne ger­mo­gliano addi­rit­tura tre. È il para­dosso creato dal «big bang» della galas­sia Ciar­ra­pico, che ha lasciato die­tro di sé sco­rie, veleni e un pol­ve­rone non facile da dira­dare. In palio c’è un’eredità com­po­sta di die­ci­mila let­tori, quel che resta dei fondi per l’editoria dopo i seque­stri giu­di­ziari e gli scan­dali legati alla pre­ce­dente gestione (per la quale l’ex sena­tore Pdl e una decina di «teste di legno» e «pre­sta­nome» sono sotto pro­cesso), non­ché l’influenza poli­tica su un ter­ri­to­rio da sem­pre con­si­de­rato feudo della destra e oggi alla ricerca di nuovi equi­li­bri politici. Non c’è da mera­vi­gliarsi, dun­que, se die­tro que­sta sto­ria si agi­tano poteri emer­genti affatto nuovi ma in cerca di ricol­lo­ca­zione e dia­tribe tra vec­chi padrini poli­tici. A comin­ciare da quella tra il potente sena­tore for­zi­ta­liota di Fondi, Clau­dio Faz­zone, e il «ras delle acque mine­rali» non­ché delle cli­ni­che cio­ciare Giu­seppe Ciar­ra­pico, fasci­sta nostal­gico e andreot­tiano con­vinto ai tempi della Prima Repub­blica, con­ver­tito al ber­lu­sco­ni­smo nella Seconda e padre-padrone dell’editoria locale. Fu il primo, infatti, con un espo­sto alla pro­cura di Firenze, a far par­tire un’indagine che por­terà la pro­cura di Roma a incri­mi­nare il com­pa­gno di scranno in Par­la­mento per una maxi-truffa all’editoria: in un decen­nio abbon­dante, attra­verso un sistema di pre­sta­nome e sca­tole cinesi, una tren­tina di milioni del con­tri­buto pub­blico al soste­gno della stampa indi­pen­dente e coo­pe­ra­tiva avreb­bero preso tutt’altre strade. Latina Oggi, il gior­nale che Ciar­ra­pico gover­nava attra­verso un suo uomo, Anto­nio Ric­cardi, fu seque­strato. La dire­zione e i gior­na­li­sti, per non soc­com­bere alla truffa che aveva coin­volto i pro­prie­tari, si misero alla ricerca di un edi­tore che potesse rile­varlo. L’operazione andò in porto e, nell’ottobre del 2012, la pro­cura di Roma cedette il gior­nale a un impren­di­tore pon­tino, Anto­nio Palumbo. «Non sape­vamo cosa ci aspet­tava — rac­conta l’allora ammi­ni­stra­trice San­dra Capozzi — i magi­strati ci ave­vano assi­cu­rato che avremmo rile­vato una società pulita. Invece, quando dopo qual­che mese siamo riu­sciti a rico­struire l’intera con­ta­bi­lità, ci siamo tro­vati di fronte a sva­riati milioni di debiti». La realtà, insomma, non corrispondeva a quanto dichiarato nei bilanci Rima­ne­vano i soldi dell’editoria, un milione e mezzo per il 2012. Anche in que­sto caso però la cifra è risul­tata vir­tuale. Era infatti acca­duto che Ric­cardi, prima di lasciare la pol­trona di diret­tore ammi­ni­stra­tivo della Nuova Edi­to­riale Oggi (Neo) che edi­tava il gior­nale, fosse riu­scito a far pigno­rare una parte del finan­zia­mento pub­blico alla società van­tando il paga­mento di alcune con­su­lenze a una sua società: la Nuova Com­pa­gnia Pub­bli­cità (Ncp). Appena inse­diata, Capozzi si è rivolta alla magi­stra­tura sot­to­li­neando le nume­rose incongruenze. In defi­ni­tiva, era acca­duto che Ric­cardi, nel men­tre si ritro­vava accu­sato di truffa ai danni dell’editoria, aveva chie­sto dei soldi di cui si rite­neva debi­tore (attra­verso la con­ces­sio­na­ria di pub­bli­cità che con­trol­lava insieme al fra­tello e a un’agenzia let­te­ra­ria di sua pro­prietà che curava la distri­bu­zione) alla società che diri­geva. Il Got di Ter­ra­cina, un avvo­cato in pen­sione che, come giu­dice ono­ra­rio, non avrebbe potuto deci­dere su que­stioni che supe­rano i 60mila euro, gli aveva dato ragione inau­dita altera parte asse­gnando ai ricor­renti 631 mila euro, e il diret­tore ammi­ni­stra­tivo si era ben guar­dato dal fare oppo­si­zione a un decreto che, da debi­tore, aveva richiesto. Oltre che per il palese con­flitto di inte­ressi di quello che i magi­strati con­si­de­ra­vano una «testa di legno» di Ciar­ra­pico, la nuova ammi­ni­stra­trice di Latina Oggi aveva segna­lato la stra­nezza delle fat­ture emesse dalla con­ces­sio­na­ria pub­bli­ci­ta­ria dopo il ricorso e non prima e chie­sto al Dipar­ti­mento per l’Editoria di Palazzo Chigi di non pagare, atten­dendo l’esito del ricorso che nel frat­tempo aveva pre­sen­tato ai magi­strati. Anche per­ché, sot­to­li­neava, lo stesso Ric­cardi era con­tem­po­ra­nea­mente sotto pro­cesso per una que­stione che riguar­dava pro­prio i fondi dell’editoria. A Palazzo Chigi però non aveva tro­vato orec­chie dispo­ni­bili all’ascolto. Così, quando il 12 ago­sto 2013 il tri­bu­nale di Latina ha accolto la richie­sta di sospen­sione dei paga­menti, la cas­sa­forte era già stata svuo­tata. Per una curiosa coin­ci­denza, appena quat­tro giorni prima il Dipar­ti­mento per l’Editoria aveva infatti prov­ve­duto a ver­sare 451 mila euro alla Ncp (Nuova Com­pa­gnia Pub­bli­cità) di Ric­cardi, 3.267 euro all’agenzia let­te­ra­ria Nike di pro­prietà di Ric­cardi e 57 mila 982 euro diret­ta­mente a Ric­cardi, come con­fer­merà lo stesso Dipar­ti­mento solo qual­che mese dopo all’editore pon­tino che insi­sten­te­mente chie­deva spie­ga­zioni. «In que­sto modo lo stato ha elar­gito denaro a sog­getti che lo stato stesso ritiene lo abbiano truf­fato», spiega l’ex vice­di­ret­trice di Latina Oggi Gra­ziella di Mambro. Non solo. 24.337 euro ven­gono sal­dati a un’altra per­sona coin­volta nell’inchiesta della pro­cura di Roma, Anna Gae­tana Pascale, e a otto­bre, nono­stante il tri­bu­nale abbia ingiunto la sospen­sione dei paga­menti, tutti otten­gono il saldo degli inte­ressi, 6.662 euro alla sola Ncp. Nel frat­tempo Latina Oggi, non più di Ciar­ra­pico, è costretta a por­tare i libri in tribunale. La sen­tenza dei giu­dici pon­tini è un altro pastic­cio: il set­ti­ma­nale L’Espresso la defi­ni­sce «copia e incolla» per­ché alcune frasi sono let­te­ral­mente prese da un ana­logo prov­ve­di­mento per il fal­li­mento di un con­sor­zio navale, la Ital­craft di Gaeta. Le iro­nie si spre­cano e a chiu­dere la vicenda inter­viene per­fino l’Anm locale: «È stato un mero errore mate­riale». I nuovi ammi­ni­stra­tori, che avreb­bero voluto un con­cor­dato pre­ven­tivo per azze­rare i debiti e ripar­tire, sono scon­fitti e abban­do­nano il campo. Il diret­tore Ales­san­dro Pani­gutti, con Di Mam­bro e gli ex gior­na­li­sti, invece non si arren­dono. Cam­biano il nome della testata in Oggi Latina e, quando il cura­tore fal­li­men­tare decide di sospen­dere le pub­bli­ca­zioni, alla fine di feb­braio scorso, tor­nano in edi­cola, in abbi­nata con Il Tempo come il gior­nale pre­ce­dente. Ma il cura­tore non ci sta e chiede lo stop delle pub­bli­ca­zioni per­ché la nuova testata è troppo simile alla pre­ce­dente. Gli ex dipen­denti di Ciar­ra­pico deci­dono così di azze­rare tutto e ripar­tire: nuova società e nuovo gior­nale, che si chiama Il Quo­ti­diano di Latina ed esce sem­pre con Il Tempo. Ma senza riu­scire a sfug­gire a quella che riten­gono una «per­se­cu­zione» nei loro con­fronti: il cura­tore chiede ancora una volta la sospen­sione delle pub­bli­ca­zioni per­ché die­tro il nuovo nome si nasconde la vec­chia reda­zione del gior­nale fal­lito. «Certo che siamo noi, ma non abbiamo più nulla a che vedere con la società fal­lita. Cosa si vuole, che scom­pa­riamo? La verità è che si vuole smem­brare un gruppo di lavoro sco­modo, che ha fatto e con­ti­nua a fare inchie­ste sulla mafia e la poli­tica», sosten­gono i diretti interessati. GIRAN­DOLA DI EDI­TORI MASCHERATI Al di là della loro opi­nione, ciò che conta è quel che accade attorno alle spo­glie del gior­nale di Ciar­ra­pico. Sfrut­tando l’assenza dalle edi­cole, nasce on line una testata gior­na­li­stica che pirata Latina Oggi. Si tratta del ramo pon­tino di una “fede­ra­zione” di testate gior­na­li­sti­che locali sul web, Oggi noti­zie, con sede a Genova. Il cura­tore fal­li­men­tare non si oppone alla pub­bli­ca­zione per un motivo banale: Ciar­ra­pico e soci si erano dimen­ti­cati di regi­strare la testata. Un errore da prin­ci­pianti, forse det­tato dalla con­vin­zione che nes­suno avrebbe mai osato toglier­gliela di mano. Ma allora, per­ché pren­der­sela con i vec­chi redat­tori che vole­vano ripar­tire con un nome analogo? 17 ultima storie logo-latina-oggi Accade anche dell’altro. Il primo ago­sto esce un nuovo quo­ti­diano, Il Gior­nale di Latina. I pro­prie­tari, l’imprenditore Anto­nio Lupetti e la gior­na­li­sta Enrica Arcan­geli, sono reduci da un’altra impresa edi­to­riale: il free press set­ti­ma­nale Io spio, del quale il primo era ammi­ni­stra­tore dele­gato e la seconda diret­trice (la pub­bli­cità era invece pro­cu­rata dall’agenzia Visi­bi­lia di Daniela San­tan­ché). La testata era di pro­prietà del gruppo Farina (pro­prie­ta­rio di tipo­gra­fie e stam­pa­tore, tra gli altri, di que­sto gior­nale e del Fatto quo­ti­diano, ndr), ma die­tro il quo­ti­diano aleg­giava la figura di Luigi Bisi­gnani: in una tele­fo­nata inter­cet­tata dai magi­strati napo­le­tani che inda­ga­vano sulla log­gia P4, il tito­lare Vit­to­rio si sen­tiva chie­dere dal fac­cen­diere, ex pidui­sta, già con­dan­nato per la maxi­tan­gente Eni­mont negli anni ’90 e di recente coin­volto nella vicenda delle tan­genti Eni in Nige­ria: «Ma quanto stam­piamo?» A pub­bli­care Il Gior­nale di Latina è ancora una volta Farina, e i rivali del Quo­ti­diano hanno tito­lato in maniera elo­quente un arti­colo sul suo “edi­tore masche­rato”: «Lo sbarco di Bisignani». Sulla giostra di quotidiani allegati a «Tempo» e «Giornale» indaga anche la procura di Roma Da Io spio all’eredità dell’ex Latina Oggi, non è facile capire quali inte­ressi e lotte di potere siano in gioco. Scrive il Quo­ti­diano: «La pro­vin­cia di Latina è un luogo che da sem­pre si lascia rac­con­tare e rivela ogni giorno sto­rie diverse. Anche sul piano poli­tico vive un momento par­ti­co­lare. Il potere del gruppo Fazzone-Cusani (quest’ultimo è l’ex pre­si­dente della Pro­vin­cia, anch’egli di Forza Ita­lia) appare sgre­to­larsi, men­tre forze da sem­pre all’opposizione come il Pd stanno assu­mendo un ruolo di forza ine­dito per la cosid­detta pro­vin­cia nera. Non c’è più un blocco gra­ni­tico, ma un magma con­fuso, in movi­mento. In que­sto con­te­sto il nuovo gruppo edi­to­riale può con­tare su una rete di rap­porti che por­tano lon­tano, nei palazzi romani che contano». Come che sia, sta di fatto che, da un giorno all’altro, Il Tempo ha dato il ben­ser­vito ai “vec­chi” gior­na­li­sti del Quo­ti­diano di Latina per vei­co­lare il nuovo Gior­nale di Latina. I primi, presi alla sprov­vi­sta, hanno dovuto rein­ven­tarsi ancora una volta: si sono accor­dati con Il Gior­nale e ora escono in edi­cola insieme all’house organ del berlusconismo. Ma la parola fine di que­sta ingar­bu­gliata sto­ria non è ancora stata scritta: il cura­tore fal­li­men­tare di Latina Oggi vuole tut­tora chiu­dere il Quo­ti­diano, i redat­tori annun­ciano che non mol­le­ranno, i vec­chi pro­prie­tari suc­ce­duti a Ciar­ra­pico si sono rivolti alla magi­stra­tura segna­lando tutte le maga­gne che hanno tro­vato (com­preso qual­che conto segreto in Lus­sem­burgo) e la pro­cura di Roma vuole vederci chiaro anche su quello che è avve­nuto dopo l’uscita di scena del potente sena­tore pidiellino. Non ultimo, biso­gnerà vedere come rea­gi­ranno i lettori. http://ilmanifesto.info/a-latina-in-edicola-si-finisce-a-testate/

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