mercoledì 12 marzo 2014

Tsunami e centrale nucleare Fukushima, tre anni dopo non c’è la ricostruzione promessa

Giappone. Le Olimpiadi 2020 tolgono materiale e lavoratori alle zone colpite
le 14:46 dell’11 marzo di tre anni fa, il Giap­pone viveva il più potente sisma della sua sto­ria, uno dei più forti su scala mon­diale: 9.0 gradi di magni­tudo. Un evento che ha sca­te­nato rea­zioni a catena deva­stanti: per primo lo tsu­nami, che in alcuni punti ha rag­giunto un’altezza di oltre 40 metri. Poi l’incidente nucleare alla cen­trale numero 1 di Fukushima.Il bilan­cio è ad oggi di circa 16mila vit­time a cui si aggiun­gono oltre 2.500 dispersi e circa un milione di edi­fici distrutti o seria­mente dan­neg­giati. La rico­stru­zione pro­cede a rilento e con i pre­pa­ra­tivi per le Olim­piadi di Tokyo 2020 potreb­bero subire un ulte­riore fre­nata. A lan­ciare l’allarme sono stati alcuni ammi­ni­stra­tori locali delle tre pro­vin­cie più col­pite dal «tri­plo disa­stro» — Fuku­shima, Miyagi e Iwate – rag­giunti da un son­dag­gio dello Asahi Shimbun.I lavori per Tokyo 2020, per cui è pre­vito uno stan­zia­mento di circa 142 miliardi di euro sot­trar­ranno mate­riali edili e lavo­ra­tori alle opere di boni­fica e rico­stru­zione del ter­ri­to­rio col­pito da ter­re­moto e tsu­nami e inte­res­sato dalle per­dite radioat­tive. Anche i più otti­mi­sti si augu­rano un mag­giore impe­gno da parte del governo cen­trale nelle aree disa­strate in pre­vi­sione dell’apertura dei Gio­chi. L’impatto del più impor­tante inci­dente nucleare dopo Cher­no­byl non si è però limi­tato al Nor­dest del paese: si è fatto sen­tire nella vita quo­ti­diana di milioni di giap­po­nesi e sui bilanci dello stato.Lo spe­gni­mento degli oltre 50 reat­tori nucleari del paese ha por­tato con­se­guenze poco gra­dite, come blac­kout pro­gram­mati e rin­cari in bol­letta fino al 7 per­cento. Con quasi l’80 per­cento dei giap­po­nesi con­trari alla dipen­denza dall’energia nucleare, i governi che si sono avvi­cen­dati a Tokyo da marzo 2011 sono stati chia­mati a dare pre­cise rispo­ste sul futuro ener­ge­tico. Prima dello switch off, e del cosid­detto gem­pa­tsu zero (nucleare zero), le cen­trali nucleari for­ni­vano al Paese arci­pe­lago oltre un terzo della sua ener­gia (dati del 2009). I com­bu­sti­bili fos­sili sono così tor­nati a farla da padrone: il Giap­pone dipende oggi più che mai dall’energia che importa da Sudest asia­tico, Austra­lia e Medio oriente. E il peso di que­sta scelta si legge chiaro nei dati rife­riti alla bilan­cia com­mer­ciale del Sol Levante il cui pas­sivo si aggira intorno ai 112 miliardi di dol­lari per il 2013.Il capi­tolo ener­gia è cru­ciale nella stra­te­gia eco­no­mica del primo mini­stro Shinzo Abe. Pro­se­guendo su que­sto trend, il piano incen­trato sulla sva­lu­ta­zione dello yen per favo­rire l’export nazio­nale potrebbe non bastare. L’alternativa più quo­tata ad oggi sem­bra essere il solare. Lo con­fer­mano i dati pub­bli­cati a gen­naio dal Mini­stero dell’Economia, del Com­mer­cio e dell’Industria (METI) e rife­riti a otto­bre 2013. Da luglio 2012, sono stati instal­lati impianti foto­vol­taici per un totale di quasi 6 milioni di kw: in poco più di un anno la capa­cità totale degli impianti già esi­stenti è aumen­tata di oltre un quarto.Merito dei prezzi com­pe­ti­tivi delle celle foto­vol­tai­che cinesi, ma anche delle age­vo­la­zioni pre­vi­ste dalla legge giap­po­nese, con­te­nute in una legge voluta da Naoto Kan, primo mini­stro all’epoca dei fatti di Fuku­shima. A luglio 2012 infatti entra in vigore il Conto Ener­gia o feed-in-tariff che sta­bi­li­sce la pos­si­bi­lità per pri­vati o aziende che hanno un sur­plus di rin­no­va­bili (solare, eolico, geo­ter­mico e bio­masse) di siglare con­tratti di ven­dita di ener­gia a una tariffa fissa (42 yen per kw/h) con le uti­lity del set­tore fino a un mas­simo di vent’anni. Un prov­ve­di­mento che non è pia­ciuto alla lobby dell’energia giap­po­nese, e in par­ti­co­lare a Tepco, l’azienda elet­trica più grande del Giap­pone che gesti­sce l’impianto di Fuku­shima. Nono­stante l’incidente, Tepco non ha visto mutare la pro­pria posi­zione di lea­der nel mer­cato dell’energia. Non è infatti inda­gata per respon­sa­bi­lità penali per l’incidente nucleare ed è stata sal­vata dal col­lasso dallo stato a giu­gno 2012.Anche per quanto riguarda le cause civili, Tepco si è atte­nuta a pre­cise linee-guida sui risar­ci­menti. Come ha spie­gato al mani­fe­sto Andrea Orto­lani, docente di diritto all’Università Hito­tsu­ba­shi di Tokyo, «il governo ha fin qui cer­cato di inca­na­lare il con­ten­zioso nei metodi alter­na­tivi di riso­lu­zione, così da otte­nere esiti più accet­ta­bili per tutte le parti in causa». E con il ritorno al nucleare pre­an­nun­ciato da Abe, le cose potreb­bero rima­nere com’erano prima del marzo 2011. http://ilmanifesto.it/tsunami-e-fukushima-tre-anni-dopo-non-ce-la-ricostruzione-promessa/

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