Resta in stand by il sequestro della centrale elettrica Tirreno Power di Vado Ligure, dopo la riunione in prefettura a Savona tra sindacati e azienda. Se c'è una cosa nella quale sembra che le due parti siano d'accordo è quella di chiamare in causa i due ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico ma sul resto è ancora tutto da vedere.
Certo, il gip di Savona Fiorenza Giorgi che ha firmato il decreto di sequestro è stata chiara: dopo aver censurato il comportamento dell'azienda scrive, in chiusura d'ordinanza: "Se la Tirreno Power provvedesse all'installazione di un sistema di controllo adeguato, da calibrare e monitorare a opera di uno o più tecnici nominati da questo giudice, ai quali verrebbe affidato anche il compito di accertare, attraverso controlli giornalieri che i gruppi a carbone Vl3 e Vl4 siano gestiti in modo da mantenere le emissioni nei limiti, potrà provvedersi al dissequestro degli impianti". Infatti, una delle esigenze "che il sequestro dell'impianto della Tirreno Power vuole soddisfare", scrive il giudice, è quello della "riduzione delle emissioni pericolose dell'impianto", un adempimento che "probabilmente il gestore vorrebbe rinviare sine die".
L'azienda si dice convinta che "alcuni elementi che hanno portato al sequestro siano superati dai fatti e che una volta fornita la documentazione a integrazione delle informazioni in possesso del giudice si potrà rivalutare la decisione sul blocco". Ma il giudice avverte: per arrivare al dissequestro tecnici nominati dalla magistratura dovranno abbassare le soglie di emissione, altrimenti l'impianto resterà sequestrato. Così Tirreno Power mette nelle mani di un pool di avvocati, si dice guidati dall'ex guardasigilli Paola Severino, le carte della procura per tentare il ricorso al Riesame.
Intanto il vertice in prefettura a Savona, presieduto dal prefetto Gerardina Basilicata ha visto intorno al tavolo tutte e due le parti, sindacato e azienda: i sindacati chiedono subito l'intervento del ministero dell'Ambiente e del Mise e al termine della riunione, aggiornata al 25 marzo, la Cgil scrive in una nota che Tirreno Power "si è impegnata a chiarire la situazione che ha generato il sequestro dell'impianto e a intervenire per riavviare la produzione nel rispetto dei vincoli ambientali ma tutti abbiamo convenuto sulla necessità di sollecitare con urgenza un incontro al ministero dello Sviluppo economico congiuntamente a quello dell'ambiente per avviare una discussione urgente sulle prospettive del sito vadese".
"Da mesi chiediamo che ci sia l'intervento dei ministeri competenti - sottolinea il segretario della Cgil di Savona Fulvia Veirana -. Al più presto il ministero dell'Ambiente deve chiarire che idee ha sul piano energetico nazionale e su come Vado Ligure stia all'interno di quel piano. Devono essere chiari i vincoli di rispetto dell'ambiente, che l'azienda deve rispettare, perché non c'è una guerra fra salute e lavoro, ma la necessità urgente di farli convivere".
Certo, il gip di Savona Fiorenza Giorgi che ha firmato il decreto di sequestro è stata chiara: dopo aver censurato il comportamento dell'azienda scrive, in chiusura d'ordinanza: "Se la Tirreno Power provvedesse all'installazione di un sistema di controllo adeguato, da calibrare e monitorare a opera di uno o più tecnici nominati da questo giudice, ai quali verrebbe affidato anche il compito di accertare, attraverso controlli giornalieri che i gruppi a carbone Vl3 e Vl4 siano gestiti in modo da mantenere le emissioni nei limiti, potrà provvedersi al dissequestro degli impianti". Infatti, una delle esigenze "che il sequestro dell'impianto della Tirreno Power vuole soddisfare", scrive il giudice, è quello della "riduzione delle emissioni pericolose dell'impianto", un adempimento che "probabilmente il gestore vorrebbe rinviare sine die".
L'azienda si dice convinta che "alcuni elementi che hanno portato al sequestro siano superati dai fatti e che una volta fornita la documentazione a integrazione delle informazioni in possesso del giudice si potrà rivalutare la decisione sul blocco". Ma il giudice avverte: per arrivare al dissequestro tecnici nominati dalla magistratura dovranno abbassare le soglie di emissione, altrimenti l'impianto resterà sequestrato. Così Tirreno Power mette nelle mani di un pool di avvocati, si dice guidati dall'ex guardasigilli Paola Severino, le carte della procura per tentare il ricorso al Riesame.
Intanto il vertice in prefettura a Savona, presieduto dal prefetto Gerardina Basilicata ha visto intorno al tavolo tutte e due le parti, sindacato e azienda: i sindacati chiedono subito l'intervento del ministero dell'Ambiente e del Mise e al termine della riunione, aggiornata al 25 marzo, la Cgil scrive in una nota che Tirreno Power "si è impegnata a chiarire la situazione che ha generato il sequestro dell'impianto e a intervenire per riavviare la produzione nel rispetto dei vincoli ambientali ma tutti abbiamo convenuto sulla necessità di sollecitare con urgenza un incontro al ministero dello Sviluppo economico congiuntamente a quello dell'ambiente per avviare una discussione urgente sulle prospettive del sito vadese".
"Da mesi chiediamo che ci sia l'intervento dei ministeri competenti - sottolinea il segretario della Cgil di Savona Fulvia Veirana -. Al più presto il ministero dell'Ambiente deve chiarire che idee ha sul piano energetico nazionale e su come Vado Ligure stia all'interno di quel piano. Devono essere chiari i vincoli di rispetto dell'ambiente, che l'azienda deve rispettare, perché non c'è una guerra fra salute e lavoro, ma la necessità urgente di farli convivere".
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