mercoledì 19 marzo 2014
Porto Tolle arriva a sentenza l'inchiesta per disastro ambientale dopo le accuse ad Enel, imputati Fulvio Conti e Paolo Scaroni
ACCUSE A ENEL Arriva a sentenza l’inchiesta per disastro
ambientale, Fulvio Conti e Paolo Scaroni sono imputati
PORTO TOLLE, IL PROCESSO
CHE PESA SULLE NOMINE
di Thomas Mackinson
C’è uno snodo imprevedibile
nel
risiko delle nomine ai
vertici delle società
pubbliche in scadenza,
secondo vero banco di
prova per il governo di
Matteo Renzi dopo
l’infelice esordio con i
sottosegretari indagati.
Il 31 marzo, la camera
di consiglio del
Tribunale di Rovigo
porta a sentenza il
processo Enel Bis che
vede imputati, insieme
ad altri ex dirigenti,
anche Paolo Scaroni
e Fulvio Conti, oggi
in corsa per il quarto
mandato ai vertici di
Eni ed Enel. E il calendario
giudiziario, fatalmente,
finisce per
incrociare quello politico.
L’ACCUSA è di inquinamento
e disastro
ambientale doloso per
l’omessa ambientalizzazione
della centrale
termoelettrica di Porto
Tolle. Il pm Manuela
Fasolato ha chiesto 5
anni per l'ex ad Scaroni
(oggi al vertice dell’Eni
e sotto inchiesta a
Milano per corruzione
internazionale) e 3 per
l'attuale amministratore
e direttore generale
Fulvio Conti. I loro
nomi potrebbero
essere indicati nella lista
che il ministero
dell’Economia comunicherà
il 15 di aprile,
insieme alla rosa dei
nuovi candidati alla
guida dei colossi pubblici.
Da più parti erano
anche indicati come
i più utili a cementare
l’intesa sulle riforme
tra Matteo Renzi e
Silvio Berlusconi, che
li nominò a suo tempo.
Che farà ora Renzi, se
li tiene o li rottama?
Un’eventuale condanna
dei manager, va
detto, non comporterebbe
un’automatica
causa d’ineleggibilità
che scatterebbe solo al
terzo grado di giudizio.
E tuttavia, a sole
due settimane dal rinnovo,
li rendere degli
“impresentabili”, offrendo
così al Pd l’alibi
per non pagare dazio
al Cavaliere.
SENTENZA E GIRO di
nomine, tutto in una
manciata di giorni. La
doppia partita si gioca
anche sul filo del tempo.
Il collegio difensivo
– capitanato dall’ex
ministro della Giustizia
Paola Severino – ha
tempo fino al 24 di
marzo per presentare
memorie e documenti
con cui confutare ulteriormente
gli argomenti
del pm e delle
parti civili. “Nelle ultime
settimane ne abbiamo
depositate diverse,
stiamo valutando
se integrarle”, confidano
ermetici i legali.
Uno slittamento della
camera di consiglio,
manco a dirlo, sarebbe
provvidenziale per i
loro clienti.
Il pm chiede anche
l’interdizione perpetua
per Scaroni, cinque
anni per Conti.
Ma anche in questo
quello che conta è il
terzo grado di giudizio.
I due manager non
incorrerebbero neppure
nelle ulteriori restrizioni
introdotte dal
governo Letta per reati
che comportino “pre -
giudizio all’onorabilità
e professionalità” con
la direttiva del Tesoro
del 24/6/ 2013: quelli
contestati – disastro
doloso e omissione
dolosa di cautele contro
gli infortuni sul lavoro
– non rientrano
nelle fattispecie individuate
(reati societari e
contro il patrimonio).
L’Avvocatura dello
Stato ha avanzato poi
richiesta di risarcimento
per 3,6 miliardi,
con provvisionale
di 983 milioni. Anche
in questo caso sola
sentenza definitiva è
causa di incompatibilità.
C’è poi il nodo prescrizione.
Scaroni ne ha
già beneficiato nel primo
processo Enel,
quello celebrato ad
Adria per i reati di
emissioni moleste,
danneggiamenti e violazione
della normativa
sull'inquinamento
atmosferico dal 1996
al 2004: condanna in
primo grado per violazione
della normativa
sulle emissioni, assoluzione
in appello e
condanna definitiva in
Cassazione nel 2011,
quando il reato però
era prescritto (restano
le conseguenze patrimoniali
che la Corte
d’Appello civile di Venezia
sta quantificando).
SPOSTANDO l’imputazione
dall’ambiente
alla salute il processo
di Rovigo alza la posta
in gioco. Anche stavolta,
però, il rischio prescrizione
è dietro l’an -
golo. Se la Corte riconoscerà
il dolo i reati
contestati si prescriveranno
in 15 anni. Se
invece riconoscerà la
colpa in sette anni e
mezzo che, tra appello
e Cassazione, significa
prescrizione certa e biglietto
da visita lindo
per un altro giro di
giostra. Se poi i due
manager dovessero
proprio scendere - per
ragioni giudiziarie o
politiche – planereb -
bero comunque sul
velluto grazie a un paracadute
a sei zeri. In
caso di mancata conferma
Scaroni riceverà
un assegno dall’Eni da
8,3 milioni di euro,
Conti 6,4 dall’Enel.
Premi di consolazione
niente male, soprattutto
in caso di condanna. il fatto quotidiano 19 marzo 2014
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