mercoledì 15 gennaio 2014

Scandalo Rifiuti: dopo i sette arresti e il giallo del faldone trafugato, in due non rispondono al GIP. Oggi hanno parlato Landi e Cerroni

L’inchiesta di Roma sui rifiuti continua a far registrare risvolti che aumentano la preoccupazione per la portata dello scandalo. Dopo i sette arresti, qualche giorno prima dell’inizio del processo è arrivato il giallo di un misterioso, quanto inaudito per la sede in cui è avvenuto, furto: quello della richiesta di arresto di Manlio Cerroni e di sei presunti complici. Il faldone con la richiesta di arresti domiciliari depositata il 21 marzo dello scorso anno fu trafugato dall’ufficio del gip Massimo Battistini, il magistrato destinato a pronunciarsi sulle misure cautelari. La scoperta avvenne il 16 luglio: dall’ufficio era sparito solo un faldone, quello riguardante il “Supremo” ed i suoi sodali. Un episodio che la procura, nella rinnovazione di richiesta di misure restrittive depositata il 18 ottobre dai pm Alberto Galanti, Maria Cristina Palaia e Simona Maisto, non esita a definire con ogni “probabilità riconducibile alla sfera di influenza esercitata dagli odierni indagati” anche se ”commesso da soggetti ignoti”. Dopo il furto è stato aperto un fascicolo processuale e gli accertamenti sono coordinanti dallo stesso Galanti. Le considerazioni degli inquirenti sulla possibile matrice del furto – si legge nel secondo provvedimento inviato al gip – sono legate alla “ogni presenza degli indagati all’interno della pubblica amministrazione è conclamata da una serie infinita di riscontri”. Poi è cominciata la tornata di interrogatori di garanzia dei sette arrestati per associazione a delinquere finalizzata al traffico dei rifiuti. Solo uno dei tre convocati dal gip, ha risposto alle domande: Piero Giovi, socio di imprese e storico collaboratore di Manlio Cerroni. L’indagato ha respinto le accuse sostenendo di svolgere solo attività logistiche e non tecniche tendenti a favorire il monopolio creato da Cerroni. Hanno scelto, invece, di avvalersi della facoltà di non rispondere Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative condotte presso gli impianti di Cecchina, e Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili a Cerroni. Una decisione, hanno spiegato i loro difensori, legata alla necessità di conoscere il contenuto di tutti i documenti depositati dalla procura.Intanto c’è attesa per conoscere il contenuto degli interrogatori di Cerroni, ritenuto il ‘dominus’ del gruppo e patron di Malagrotta, e Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio. Domani, giovedì 16 gennaio completeranno il primo giro di interrogatori Luca Fegatelli, già dirigente dell’Area Rifiuti della Regione Lazio, e Raniero De Filippis, responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio. http://onirikaedizioni.it/2014/01/15/scandalo-rifiuti-dopo-i-sette-arresti-e-il-giallo-del-faldone-trafugato-in-due-non-rispondono-al-gip/

Nessun commento: