16/01/2014 06:05
INCHIESTA SUI RIFIUTI «Ho salvato Roma dal caos rifiuti, in questa materia sono l'oracolo». Con queste parole ieri Manlio Cerroni ha descritto se stesso e la sua attività al giudice per le indagini preliminari Massimo Battistini, durante l'interrogatorio di garanzia durato tre ore. Altro che re, Cerroni è il «dio dei rifiuti». Non sarebbe stato lui a cercare gli appoggi dei politici, ma i politici a rivolgersi a lui per avere un responso. Esattamente come gli antichi greci si recavano all'oracolo di Delfi, sul monte Parnaso, per porre domande al dio Apollo. In questo caso il monte in questione è l'ottavo colle di Roma: Malagrotta, la discarica che per 30 anni ha raccolto ogni giorno 5 mila tonnellate di spazzatura provenienti da Fiumicino e Ciampino, oltre che dalla Capitale, chiudendo i battenti - perché satura - soltanto lo scorso ottobre, dopo quasi 10 anni di proroghe concesse dai vari governi.
Nel corso dell'interrogatorio, l'imprenditore di Pisoniano, ai domiciliari da giovedì con altre 6 persone accusate a vario titolo di traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa e falso ideologico, ha respinto l'accusa di essere il capo di un'associazione per delinquere che sfruttava l'emergenza di Malagrotta per ottenere il via libera ai siti alternativi di Albano Laziale e Monti dell'Ortaccio. Al contrario, sarebbe il «salvatore della città». «Nonostante un sistema burocratico folle - si legge nei verbali dell'interrogatorio - ho evitato che a Roma si creasse un'emergenza come quella campana». Con le sue stesse parole Cerroni ha confermato che l'appellativo di «Supremo», datogli dagli altri indagati ed emerso nelle intercettazioni, era più che giustificato. «È inutile parlare con consulenti e specialisti - ha spiegato al gip - basta parlare con me». Insomma, sarebbero stati i politici a cercarlo - confermano i suoi legali - perché era il punto di riferimento per lo smaltimento dei rifiuti a Roma. «Dovreste farmi un monumento per quello che in questi anni ho fatto», ha suggerito l'imprenditore al magistrato. All'oracolo di Delfi un monumento al dio Apollo già c'è.
«Ha risposto a tutte le domande, è sempre un leone - hanno commento gli avvocati Bruno Assumma e Giorgio Martellino, al termine dell'interrogatorio di Cerroni - Ha dato la sua versione dei fatti, ha chiarito tutto, ribadendo il rigore del suo operato». I due legali stanno ancora valutando se fare ricorso al Tribunale del Riesame contro il provvedimento cautelare del gip. «Sono cento fascicoli - hanno spiegato i penalisti - Tante carte e la vicenda è talmente complessa che dobbiamo avere il tempo per esaminare tutto. Per il momento, comunque, presenteremo una memoria». Prima di Cerroni, il giudice ha ascoltato per circa due ore Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio negli Anni '90, accusato dalla Procura di aver svolto «il ruolo di cerniera» tra il gruppo Cerroni e le strutture politico-amministrative regionali. Oggi invece sono fissati gli ultimi due interrogatori di garanzia. Sarà il turno di Raniero De Filippis, ex dirigente della Regione Lazio, e Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della direzione regionale Rifiuti e attualmente al vertice dell'Agenzia regionale per i beni confiscati alla mafia.
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