lunedì 9 dicembre 2013

la follia pura delle centrali a biomasse: il professor Stefano Montanari



Biomasse?  la follia pura




Fonte: http://www.vitalmicroscopio.net/2013/12/intervista-a-stefano-montanari-rogo-di-prato-endometriosi-caso-ilva-e-centrali-a-biomasse/

RD – E, allora, visto che ci siamo, cambiamo inquadratura e diciamo qualcosa sulle centrali a biomasse?
SM – Lei vuole proprio farmi arrabbiare. Anche qui siamo alla follia pura, una follia condita da arroganza e perfino da violenza.
RD – Violenza?
SM – Beh, consideri che sono appena andato alla stazione dei Carabinieri a presentare una querela verso un personaggio che mi ha minacciato dopo una mia conferenza tenuta in Toscana sulle biomasse. Ho avvertito i Carabinieri giusto per non far perdere loro tempo nel caso in cui mi si ritrovi con una pallottola tra le scapole. Scherzo, naturalmente, ma le minacce, velate o esplicite, per chi può costituire una seccatura ostacolando un business miliardario come quello della distruzione dell’ambiente sono all’ordine del giorno.
RD – Com’è la situazione per quanto riguarda le biomasse?
SM – Come sa, l’Italia si distingue tra tutti i paesi che si fregiano, non troppo di rado millantando i meriti, di essere civili. A differenza di ciò che accade altrove, noi paghiamo fior di quattrini a chi brucia immondizia e siamo diventati l’Eldorado per i piromani a scopo di lucro: più immondizia c’è, più bruci e più incassi. Nella contingenza attuale, però, di soldi ce ne sono pochi e, salvo eccezioni che, comunque, ci sono, non è facilissimo costruire inceneritori nuovi o aumentare la portata di quelli vecchi. Ma il giro dei quattrini coinvolge un sacco di bella gente e quel giro non si può arrestare e nemmeno rallentare, a pena di dover rinunciare a certe abitudini al lusso dolorose da perdere. L’espediente, allora, è quello di essere meno vistosi e, addirittura, di vestirsi da ecologisti. Il colpo di genio sono le centrali a biomasse, di fatto una miriade di piccoli inceneritori, non fosse altro che perché i rifiuti sono stati trasformati dalle nostre leggi in masse biologiche. Si tratta di minuscoli impianti, minuscoli se li si raffronta all’inceneritore di Brescia o di Acerra, che bruciano vegetali e deiezioni animali, non disdegnando rifiuti vari come, ad esempio, pneumatici fuori uso e immondizia urbana. L’ho detto: lo possono fare per legge. Oppure si lascia marcire quella roba e si brucia il gas che la fermentazione produce. Chiunque abbia nozioni di chimica, di fisica e di medicina non può non sapere che tutto questo genera gas e polveri non certo a beneficio dell’ambiente e della salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità è di una chiarezza lampante in proposito, ma, naturalmente, in Italia questa chiarezza non arriva. In aggiunta ci sta il cosiddetto digestato, vale a dire ciò che di solido o di semiliquido residua dal processo di fermentazione. Quella roba finisce sparsa nei campi spacciata per concime, e in quella roba c’è davvero di tutto, e quel di tutto ce lo ritroviamo inevitabilmente nei vegetali che mangiamo sia noi sia gli animali di cui a nostra volta ci cibiamo. Qualcuno di quegli impianti è enorme. Chi ha voglia di vederne uno smisuratamente grande che brucia direttamente vada a Strongoli, a pochi chilometri da Crotone, e sarà soddisfatto. La stragrande maggioranza delle centrali, però, è relativamente piccola e spesso gli abitanti della zona in cui sorgono non sono nemmeno al corrente della loro esistenza. Basta un giretto di pochi chilometri attraverso le nostre campagne per vederne diversi esemplari.
RD – Quanti ce ne sono in Italia?
SM – E chi lo sa? Non esiste nessun censimento. Tanti, comunque.
RD – Sono stati denunciati problemi di salute nei dintorni degli impianti?
SM – l’Italia è un buco nero in cui sparisce tutto. Oppure quel poco che non sparisce in embrione viene soppresso già al suo nascere. Salvo rare eccezioni i medici non sanno o, più spesso, non vogliono sapere. Dunque, siamo all’oscuro di tutto e, di conseguenza, non denunciamo niente. Succede la stessa cosa con gli incedenti da vaccinazione, tanto per citare un esempio in qualche modo analogo: è l’ignoranza di stato. Non è una sorpresa se  le autorità sanitarie sono latitanti o mute: ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. I politici? I politici guardano ai loro miserabili interessi e quando, occasionalmente, alzano la voce, ben si guardano dal dare efficacia alla loro azione che altro non è se non una blandizie verso il potenziale elettore. Insomma, da noi di patologie non ci sono tracce. Ci sono, però, in Germania. Laggiù i non pochi casi di botulismo e di tetano da biomassa sono stati censiti dall’Università di Göttingen e così sono stati elencati gl’innumerevoli incidenti maggiori, di tanto in tanto anche con qualche morto, che funestano la vita delle centrali. Noi, però, viviamo nella più cupa ma anche più artificialmente tranquillizzante ignoranza di regime: i media non ne parlano e, quando raramente lo fanno, quasi sempre distorcono la realtà. E tra le curiose unicità di questo paese, noi vantiamo un’associazione che si proclama ambientalista impegnata a sostegno delle biomasse così come, un po’ meno apertamente, fa da tempo immemorabile con gl’inceneritori di rifiuti. Vedi Brescia, per esempio.
RD – Di che associazione si tratta?
SM – Di Legambiente.
RD – Ne usciremo?
SM – No. http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2013/12/montanari-parla-delle-biomasse.html

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