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VIAGGIO
IN CINQUE CITTÀ
Le
squadre di calcio fanno sognare
mentre
tutto frana; dopo Napoli, ecco Latina.
Aspettando
Crotone, Verona e Sassuolo,
per
una sintesi di un Paese al collasso
FAR
WEST LATINA
LA
MANGIATOIA
DAL
CUORE NERO
L’EX
LITTORIA, FONDATA DA MUSSOLINI 81 ANNI FA, È IL CROCEVIA DI MILLE
INTERESSI
DAL
“SISTEMA FONDI”, IL COMUNE CHE BERLUSCONI NON VOLLE SCIOGLIERE
PER MAFIA,
ALLA
SOCIETÀ DI MARIAROSARIA ROSSI, L’ACCOMPAGNATRICE DI SILVIO. NEL
CAPOLUOGO
SENZA
EROI MA PIENO DI SUV, L’ORGOGLIO LOCALE È LA SQUADRA DI CALCIO CHE
GIOCA IN B
BANDO
A DUE, ANZI A UNA
L’Euroservice
della senatrice
del
Pdl si è aggiudicata l’appalto
del
servizio di recupero crediti
di
Acqualatina, dal valore di 1,5
milioni
euro. In gara per ottenerlo
c’era
solo un’altra azienda, poi
esclusa
per vizi di forma. Un’ottima
notizia
per la parlamentare,
nota
anche per l’intercettazione
ai
tempi delle cene “eleganti”
di
Arcore: “Ancora bunga bunga?
Ah
no, io allora vado a dormì”
IL
RAS E IL CLONE DI B.
Claudio
Fazzone, ex autista
di
Nicola Mancino, “signore” di Fondi,
è
il grande collettore di voti
in
provincia per il Pdl. Nelle Regionali
2010
gli chiese e ottenne aiuto anche
Renata
Polverini. Armando Cusani,
presidente
della Provincia di Latina
per
il centrodestra, è stato sospeso
dalla
carica dopo una condanna
per
abuso d’ufficio. Sostiene: “Quando
mi
sono candidato la legge Severino non
c’era,
quindi non può essere retroattiva”
IL
FASCIOCOMUNISTA
La
città ha il più alto rapporto
auto/abitante
in Italia, l’usura
è
una piaga. “Viviamo al di sopra
dei
nostri mezzi” sospira la giornalista
Graziella
Di Mambro. La difesa
dello
scrittore Antonio Pennacchi:
“Non
mi piace che Latina venga
dipinta
come la fogna della nazione:
ha
le sue debolezze e le sue porcherie,
ma
anche la sua storia e la sua
bonifica.
Persino una sua vitalità
intellettuale”
2
(continua)
di
Antonello
Caporale
inviato
a Latina
Non
confondere mai l’insolito con
l'impossibile.
Non scambiare mai
Latina
con una città. Centro di raccolta
e
smistamento di dialetti locali,
è
il punto geografico dove veneti e friulani,
emiliani
e marchigiani, seguiti dai napoletani,
calabresi,
siciliani, rumeni e infine albanesi sono
confluiti
e poi si sono espansi: chi a nord;
chi
a sud dell’Agro. I primi per bonificare le
paludi
e trovare il modo di sfamarsi negli anni
del
Duce, quegli altri, immigrati della seconda
e
della terza ondata, per affinare l’arte di far
soldi,
alcuni di essi con la spiccata propensione
di
ridurre in un clic (qui inteso nel suono del
tamburo
di una pistola) il tempo della provvista.
Il
potere dei boss,
il
fantasma del Duce
Latina
ha solo 81 anni, conta 120 mila abitanti,
è
di ferma e indiscutibile indole fascista (l’amatissima
Littoria!),
ma di facili costumi. La
giovincella
è infatti assai viziosa e in questo
spicchio
laziale arato dai coloni, ma trascurato
dalla
stampa e dalla tv, si produce la più estesa
e
malandrina farcitura di criminalità organizzata,
delinquenza
finanziaria e devianza politica.
Una
ragnatela di boss scompone la gerarchia
sociale
e a volte si sovrappone al ceto
dirigente
rendendo incerto il confine tra mondo
legale
e illegale. Walter Veltroni, quando
lesse
le pagine d’accusa della locale prefettura
sul
“sistema Fondi”, il Comune come sede dello
snodo
cruciale della politica pontina, ebbe
un
soprassalto. Non si aspettava che nei dintorni
di
Sabaudia, dove lui e tanti vip romani
trovavano
e trovano le meravigliose dune ad
attenderli
nel weekend, si fosse sviluppato un
club
di altissimo malaffare. “Il livello di commistione,
l’intensità
dell’intreccio tra criminalità
e
politica, tra clan e vita quotidiana è tale
che
le famiglie della ‘ndrangheta, della camorra,
ma
anche pezzi di Cosa Nostra arrivati nell’Agro
Pontino
negli anni Settanta perché
mandati
al confino controllano tutto, dalle
pompe
funebri agli appalti, dal Mof, il mercato
dell’ortofrutta
più grande d’Europa, alle concessioni
urbanistiche
in aree con varianti vantaggiose”.
Fondi,
per farvi capire, è l’unico municipio
italiano
su cui si sono abbattute 500
pagine
di accuse torride e circostanziate da
parte
di un prefetto della Repubblica, senza
che
il governo sia riuscito a trovare un modo
per
cogliere l’invito a scioglierlo. Il ministro
dell’Interno
dell’epoca, l’integerrimo Bobo
Maroni,
quello che la propaganda della Lega
avrebbe
poi definito come il più duro ministro
di
Polizia, al cospetto della città di Fondi si
presentò
in versione coniglio, producendo il
solito
fenomeno gassoso della politica: bollighi
e
biondi che sorregge il Cavalier Berlusconi
standogli
accanto in ogni inquadratura e in
ogni
suo atto, pubblico ma soprattutto privato.
Immortale
una sua frase intercettata nel periodo
delle
cene eleganti di Arcore: “Ancora
bunga
bunga? Ah no, io allora vado a dormì”.
Donna
di grande impatto (“Il mistero è scoprire
quanto
porto di reggiseno”) e per questo
ritenuta
da Silvio una presenza “anticongiunturale”,
è
cosciente della sua forza espressiva:
“Il
mio lato B è anche meglio del petto. Oddio
e
mo’ chi lo sente a Cicchitto?”. Mariarosaria,
41enne
di Piedimonte Matese (Caserta), è
dunque
stata soprannominata “la badante”
per
le funzioni di accompagnatrice che svolge
egregiamente.
La signora è stata una delle
poche
a seguire il presidente persino nel diverso
ramo
del Parlamento. Era deputata,
ma
oggi è senatrice, a conferma dell'assoluta
intimità
col Capo (“un uomo privo di vizi”,
ha
riferito sotto giuramento agli straniti giudici
del
bunga bunga). A Latina la Rossi è
presente
con una società, la Euroservice
cine
al posto dei fatti. Pur di non turbare il
senatore
Claudio Fazzone, dominus del Pdl e
dell’Agro,
iniziò a cincischiare, traccheggiare,
trasformare
il diritto nel rovescio. E Fondi non
fu
espugnata dalla polizia, a conferma che in
qualche
modo la classe non è acqua. Resta la
domanda
su come sia potuta divenire il crocevia
di
interessi criminali, punto d'incrocio
tra
i diversi kit regionali del malaffare: le famiglie
dei
Casalesi e quelle ‘ndranghetiste dei
Tripodo.
Resistono perciò le allusioni, le velature
sull'ambiguità
del ceto politico, sulle
amicizie
e la forza di questo senatore Fazzone
(noto
per essere stato in tempi lontani autista
di
Nicola Mancino) che tutto può. La Polverini,
quando
volle scalare la Regione, dovette chiedere
voti
a lui e li ottenne. In un fantastico
comizio
in quella terra, riuscì a non dire una
parola
sulla mafia. Si presentò col suo sorriso
imbelle
e raccolse sorridendo quel che Fazzone
le
aveva garantito. Fazzone, il ras delle tessere,
l’onnipotente
delle clientele. Chiacchieratissimo,
è
finito sotto processo per le
sue
corrispondenze epistolari: non erano
lettere
d’amore, ma professionali segnalazioni
di
clienti in attesa di sfamarsi. Lui,
orgoglioso:
“Tirate fuori le prove e poi parlerete”.
Il
Fatto
Quotidiano nei
giorni scorsi
le
ha tirate fuori le prove, cioè le lettere.
Fanno
parte di una fitta corrispondenza
con
il dirigente dell’Asl Benito Battigaglia.
È
tutto un “caro Benito”, un prestampato
dove
solo i nomi dei raccomandati e le
funzioni
specificate mutano. Fazzone è così,
ma
Armando Cusani, la nuova stella del
firmamento
del centrodestra, è un gradino
meglio.
Presidente della Provincia di Latina,
già
sindaco di Sperlonga, un futuro in Parlamento
assicurato,
è appena stato sospeso dalle
funzioni:
due condanne di troppo (abuso
d’ufficio
e concorso in abuso), per un totale di
tre
anni e due mesi in primo grado, hanno costretto
l’attuale,
prudentissimo prefetto a firmare
il
decreto di sospensione. Cusani, che al
pari
di Berlusconi sente il peso della persecuzione
e
del generale malanimo delle Istituzioni
nei
suoi confronti, ha rappresentato, nella più
fedele
filosofia del capo supremo, le proprie
perplessità:
“Quello emesso è un provvedimento
esorbitante
e grave. La legge Severino va
valutata
caso per caso”. Capito? Cusani, inarrivabile:
“Non
bisogna fare di tutta un'erba un
fascio”.
Poi, sempre più acuto: “C’è stata una
mancanza
di attenzione e sensibilità... Quando
mi
sono candidato non c’era la legge, che quindi
non
può essere retroattiva”. Un perfetto clone
di
Silvio, un berluscao
meravigliao.
Gli
affari d’o ro
della
“badante” del Cavaliere
Quando
poi la politica si fa anche imprenditrice,
i
migliori scendono in campo. C’è la società
dell’assessore
provinciale e quella del parlamentare,
in
questo caso di una figura femminile
conosciutissima
dagli italiani. Mariarosaria
Rossi,
la signora minuta, dai capelli lun-
(sede
a Piedimonte Matese), che si è aggiudicata
l’appalto
del servizio di recupero crediti
di
Acqualatina, un casermone clientelare che
gestisce
l’acqua nell'Agro Pontino. La gara (valore
1,5
milioni di euro) è stata una passeggiata.
Due
ditte soltanto, scrive Latina
Oggi,
hanno
fatto
pervenire un’offerta (fatto curioso, ma
non
inconsueto: in almeno altri due appalti
della
stessa società le ditte in competizione,
con
tutta la fame del lavoro, non superavano il
numero
di due...) ma una di esse è stata esclusa
per
vizi di forma. Quindi una soltanto al traguardo,
proprio
quella di cui è socia la badante.
Evviva!
Le sembianze di una cupola politica
che
regola e controlla appaiono quindi nitide, e
le
figure di riferimento che si scorgono nelle
tenebre
pontine sono tre. Di Fazzone abbiamo
detto,
di Cusani pure. Resta Michele Forte, da
Formia,
altro centro nevralgico di potere e di
voti.
Forte è il patriarca di una famiglia dedita
al
bene comune e dunque incatenata alle poltrone.
È
stato senatore, è stato sindaco di Formia
mentre
suo figlio Aldo era assessore regionale.
Ora,
in regime di decompressione da
stress,
papà Michele è solo presidente del consiglio
provinciale.
Nella veste ha commentato
le
dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone,
ex
boss dei Casalesi, sui rifiuti tossici interrati
dalla
mala in provincia di Latina.
“Schiavone
è un comandante di merda”, ha
detto
irato papà Michele. Nella città di Forte
risiede
Ernesto Bardellino, fratello di Antonio,
morto
nel ‘98, nome d’oro dei Casalesi.
La
febbre del pallone,
la
domenica tutti allo stadio
Ma
la Pontina non è solo la strada dei vizi e
Latina
non è unicamente il capoluogo dei predatori.
In
questi mesi sta attraversando uno
stupendo
momento di gloria. È il calcio, ancora
il
calcio, a entusiasmare e produrre un
clima
di orgoglio e rivincita. Finalmente l’Italia
sta
imparando a conoscerla: adesso che è in
Serie
B e si fa rispettare, e il suo centrocampo è
tetragono,
la difesa bardata sulle fasce da due
mastini,
un attacco vivo e voglioso di far gol,
Latina
riscopre una fede in se stessa che solo
Mussolini
aveva saputo mostrare così limpida,
piena,
indiscutibile. Siamo tutti nel pallone, e
infatti
anche la politica scende in campo. Pasquale
Maietta,
deputato di Fratelli d’Italia, è il
vicepresidente
del club posseduto da una imprenditrice,
Paola
Cavicchi.
Latina
– larga come una donna di Botero – è un
manifesto
vivo dell’architettura futurista
(inarrivabile
il Palazzo delle Poste), e della devozione
al
Duce (il possente palazzo M ne è il
segno).
È piatta come un biliardo, ma nessuno
va
in bici. Esistono solo i Suv. Che si concentrano
(c’è
il più alto rapporto di auto/abitante,
74
su 100), si incolonnano verso piazza del Popolo,
sgommano
e strepitano per non perdere
l’appuntamento
con l’happy hour: l’Aperol, le
tartine...
Con le auto c’è anche un traffico indiscutibile
di
soldi. “Viviamo al di sopra dei
nostri
mezzi”, commenta Graziella Di Mambro,
vicedirettrice
di Latina
Oggi,
il quotidiano
della
città. Dell’usura e nell’usura lo sviluppo
sostenibile,
e anche la rappresentazione cine
matografica
che la inchioda al suo vizio d’origine.
Paolo
Sorrentino ha scelto proprio la
Pontina
per girare il suo Amico
di famiglia, e il
protagonista
principale, Geremia de Geremei,
nell’eccellente
interpretazione di Giacomo
Rizzo,
è l'usuraio perfetto, figlio d’arte, il
“Cuoredoro”
romantico ma spietato. Non
confondere
mai l’insolito con l’impossibile era
la
frase che promosse il film e che avete letto
all'inizio
dell'articolo. Più di uno slogan un
perfetto,
circostanziato faro sull'urbe. Latina
non ha
un dolce tipico, né un suo dialetto. Non
c’è
l'autostrada e manca un eroe. Si deve accontentare
di
Tiziano Ferro, cantante dalla indubitabile
forza
espressiva. Poi niente. Se proprio
si
deve si arriva (però con un salto all'ingiù)
alle
curve di Manuela Arcuri, soubrette
in
chiara fase calante, o a quelle di Debora
Salvalaggio,
in gara per Miss Italia. Tutto qua.
“Tutto
qua un corno. Non mi piace che Latina
venga
dipinta come il luogo dei fetenti, la fogna
d'Italia.
La città sta nel medesimo gorgo di
tutte
le altre, ha le sue vanità, le sue debolezze,
sue
porcherie, ma anche il suo lavoro, la sua
storia,
la sua grande bonifica. Fino a due anni
fa
sostenevo che noi fossimo più coglioni e
criminali
degli altri. Oggi invece dico: non più
della
media del Paese. Certo, vennero a colonizzarla
non i
migliori ma i peggiori, o i figli
dei
peggiori, i più disgraziati e poveri. Braccia
da
fatica non menti che illuminassero il pensiero
di
noialtri. Però resta un fatto: Latina ha
una
sua vitalità persino intellettuale, e una radice
che in
qualche modo parla al Paese”. Antonio
Pennacchi,
l’autore di Canale
Mussolini,
non
s’arrende all'evidenza: “Certo, è l’unico
Comune
a non avere l’assessorato alla Cultura.
Però...”.
Però è anche vero che malgrado i Suv,
la
biblioteca comunale, l’unica, è assai frequentata
e
Feltrinelli ha fatto un buon affare ad aprire
qui
una sua libreria. “La mia città è brutta da
vicino
ma bella da lontano”, dice Chiara, fuggita
a
Roma. “La giudicavo insopportabile invece
è
solo un po' noiosa. Ma alzi la mano chi
conosce
una provincia che non s’annoia”.
Madre e figlio,
famiglia 5Stelle
in Parlamento
PONTINI
NEI PALAZZI
FIGLIO
ALLA CAMERA, mamma
al Senato: una casa di
Latina
a Cinque Stelle. Lei è Ivana Simeoni, infermiera di 62
anni.
Lui è Cristian Iannuzzi, tecnico informatico, 40 anni
a
breve (il 19 novembre). A Roma sono divisi da un chilometro
scarso,
pochi minuti a piedi, da Palazzo Madama
a
Montecitorio. Qualcuno, subito dopo le elezioni, alzò il
ditino,
notando la parentela. Loro risposero sdegnati: tutto
regolare,
siamo stati eletti con le “parlamentarie”. Le loro
schede,
sui siti ufficiali di Camera e Senato, dicono poco
sulle
rispettive biografie, molto sulla
loro
attività da “cittadini 5 Stelle”.
Mamma
Ivana fa parte della XII
Commissione
permanente (che si
occupa
di igiene e sanità) e della
Commissione
straordinaria per la tutela
e
la promozione dei diritti umani.
Cristian
è componente della IX commissione,
che
si occupa di trasporti,
poste
e telecomunicazioni. Occhiali
neri,
barba curata, il (quasi) 40enne
a
inizio luglio ha presentato una proposta
di
legge, come primo firmatario,
con
modifiche in materia di canili
e
gattili comunali e di rifugi per cani.
Sulla
sua pagina Facebook, che conta
oltre
2700 “seguaci”, posta spesso
foto
di pendolari stipati sui treni regionali,
“roba
da terzo mondo”. Nel
video
di presentazione per le “parlamentarie”
Cristian
Iannuzzi - “anche
se
gli amici mi chiamano Crippo”
-
prima suona la chitarra, poi spiega
di
essere un attivista della prima ora
nel
Meetup di Latina e che spera si
attui
quella riforma “culturale, civica
e
politica che da troppo tempo aspetta
il
nostro Paese”. Nel video c’è anche un “c a m e o” di
mamma
Ivana. Meno artistico, ma più concreto il video
della
(futura) senatrice, che punta tutto sulla sanità. Infermiera
dal
1983, il suo obiettivo è “formare un’équipe di
giovani
professionisti, ispettori, che possano andare in
ogni
Asl d’Italia e controllare e vedere dove sono le care
n
ze ”, per poter dare al cittadino un nuovo sistema sanitario.
Emmanuele
Lentini


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