domenica 17 novembre 2013

Far west Latina la mangiatoia dal cuore nero: Mussolini, Pennacchi, Cusani, Fazzone, Maria Rosaria Rossi, Iannuzzi e Simeoni


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il fatto quotidiano 17 novembre 2013
VIAGGIO IN CINQUE CITTÀ
Le squadre di calcio fanno sognare
mentre tutto frana; dopo Napoli, ecco Latina.
Aspettando Crotone, Verona e Sassuolo,
per una sintesi di un Paese al collasso
FAR WEST LATINA
LA MANGIATOIA
DAL CUORE NERO
L’EX LITTORIA, FONDATA DA MUSSOLINI 81 ANNI FA, È IL CROCEVIA DI MILLE INTERESSI
DAL “SISTEMA FONDI”, IL COMUNE CHE BERLUSCONI NON VOLLE SCIOGLIERE PER MAFIA,
ALLA SOCIETÀ DI MARIAROSARIA ROSSI, L’ACCOMPAGNATRICE DI SILVIO. NEL CAPOLUOGO
SENZA EROI MA PIENO DI SUV, L’ORGOGLIO LOCALE È LA SQUADRA DI CALCIO CHE GIOCA IN B
BANDO A DUE, ANZI A UNA
L’Euroservice della senatrice
del Pdl si è aggiudicata l’appalto
del servizio di recupero crediti
di Acqualatina, dal valore di 1,5
milioni euro. In gara per ottenerlo
c’era solo un’altra azienda, poi
esclusa per vizi di forma. Un’ottima
notizia per la parlamentare,
nota anche per l’intercettazione
ai tempi delle cene “eleganti”
di Arcore: “Ancora bunga bunga?
Ah no, io allora vado a dormì”
IL RAS E IL CLONE DI B.
Claudio Fazzone, ex autista
di Nicola Mancino, “signore” di Fondi,
è il grande collettore di voti
in provincia per il Pdl. Nelle Regionali
2010 gli chiese e ottenne aiuto anche
Renata Polverini. Armando Cusani,
presidente della Provincia di Latina
per il centrodestra, è stato sospeso
dalla carica dopo una condanna
per abuso d’ufficio. Sostiene: “Quando
mi sono candidato la legge Severino non
c’era, quindi non può essere retroattiva”
IL FASCIOCOMUNISTA
La città ha il più alto rapporto
auto/abitante in Italia, l’usura
è una piaga. “Viviamo al di sopra
dei nostri mezzi” sospira la giornalista
Graziella Di Mambro. La difesa
dello scrittore Antonio Pennacchi:
Non mi piace che Latina venga
dipinta come la fogna della nazione:
ha le sue debolezze e le sue porcherie,
ma anche la sua storia e la sua
bonifica. Persino una sua vitalità
intellettuale”
2 (continua)
di Antonello Caporale
inviato a Latina
Non confondere mai l’insolito con
l'impossibile. Non scambiare mai
Latina con una città. Centro di raccolta
e smistamento di dialetti locali,
è il punto geografico dove veneti e friulani,
emiliani e marchigiani, seguiti dai napoletani,
calabresi, siciliani, rumeni e infine albanesi sono
confluiti e poi si sono espansi: chi a nord;
chi a sud dell’Agro. I primi per bonificare le
paludi e trovare il modo di sfamarsi negli anni
del Duce, quegli altri, immigrati della seconda
e della terza ondata, per affinare l’arte di far
soldi, alcuni di essi con la spiccata propensione
di ridurre in un clic (qui inteso nel suono del
tamburo di una pistola) il tempo della provvista.
Il potere dei boss,
il fantasma del Duce
Latina ha solo 81 anni, conta 120 mila abitanti,
è di ferma e indiscutibile indole fascista (l’amatissima
Littoria!), ma di facili costumi. La
giovincella è infatti assai viziosa e in questo
spicchio laziale arato dai coloni, ma trascurato
dalla stampa e dalla tv, si produce la più estesa
e malandrina farcitura di criminalità organizzata,
delinquenza finanziaria e devianza politica.
Una ragnatela di boss scompone la gerarchia
sociale e a volte si sovrappone al ceto
dirigente rendendo incerto il confine tra mondo
legale e illegale. Walter Veltroni, quando
lesse le pagine d’accusa della locale prefettura
sul “sistema Fondi”, il Comune come sede dello
snodo cruciale della politica pontina, ebbe
un soprassalto. Non si aspettava che nei dintorni
di Sabaudia, dove lui e tanti vip romani
trovavano e trovano le meravigliose dune ad
attenderli nel weekend, si fosse sviluppato un
club di altissimo malaffare. “Il livello di commistione,
l’intensità dell’intreccio tra criminalità
e politica, tra clan e vita quotidiana è tale
che le famiglie della ‘ndrangheta, della camorra,
ma anche pezzi di Cosa Nostra arrivati nell’Agro
Pontino negli anni Settanta perché
mandati al confino controllano tutto, dalle
pompe funebri agli appalti, dal Mof, il mercato
dell’ortofrutta più grande d’Europa, alle concessioni
urbanistiche in aree con varianti vantaggiose”.
Fondi, per farvi capire, è l’unico municipio
italiano su cui si sono abbattute 500
pagine di accuse torride e circostanziate da
parte di un prefetto della Repubblica, senza
che il governo sia riuscito a trovare un modo
per cogliere l’invito a scioglierlo. Il ministro
dell’Interno dell’epoca, l’integerrimo Bobo
Maroni, quello che la propaganda della Lega
avrebbe poi definito come il più duro ministro
di Polizia, al cospetto della città di Fondi si
presentò in versione coniglio, producendo il
solito fenomeno gassoso della politica: bollighi
e biondi che sorregge il Cavalier Berlusconi
standogli accanto in ogni inquadratura e in
ogni suo atto, pubblico ma soprattutto privato.
Immortale una sua frase intercettata nel periodo
delle cene eleganti di Arcore: “Ancora
bunga bunga? Ah no, io allora vado a dormì”.
Donna di grande impatto (“Il mistero è scoprire
quanto porto di reggiseno”) e per questo
ritenuta da Silvio una presenza “anticongiunturale”,
è cosciente della sua forza espressiva:
Il mio lato B è anche meglio del petto. Oddio
e mo’ chi lo sente a Cicchitto?”. Mariarosaria,
41enne di Piedimonte Matese (Caserta), è
dunque stata soprannominata “la badante”
per le funzioni di accompagnatrice che svolge
egregiamente. La signora è stata una delle
poche a seguire il presidente persino nel diverso
ramo del Parlamento. Era deputata,
ma oggi è senatrice, a conferma dell'assoluta
intimità col Capo (“un uomo privo di vizi”,
ha riferito sotto giuramento agli straniti giudici
del bunga bunga). A Latina la Rossi è
presente con una società, la Euroservice
cine al posto dei fatti. Pur di non turbare il
senatore Claudio Fazzone, dominus del Pdl e
dell’Agro, iniziò a cincischiare, traccheggiare,
trasformare il diritto nel rovescio. E Fondi non
fu espugnata dalla polizia, a conferma che in
qualche modo la classe non è acqua. Resta la
domanda su come sia potuta divenire il crocevia
di interessi criminali, punto d'incrocio
tra i diversi kit regionali del malaffare: le famiglie
dei Casalesi e quelle ‘ndranghetiste dei
Tripodo. Resistono perciò le allusioni, le velature
sull'ambiguità del ceto politico, sulle
amicizie e la forza di questo senatore Fazzone
(noto per essere stato in tempi lontani autista
di Nicola Mancino) che tutto può. La Polverini,
quando volle scalare la Regione, dovette chiedere
voti a lui e li ottenne. In un fantastico
comizio in quella terra, riuscì a non dire una
parola sulla mafia. Si presentò col suo sorriso
imbelle e raccolse sorridendo quel che Fazzone
le aveva garantito. Fazzone, il ras delle tessere,
l’onnipotente delle clientele. Chiacchieratissimo,
è finito sotto processo per le
sue corrispondenze epistolari: non erano
lettere d’amore, ma professionali segnalazioni
di clienti in attesa di sfamarsi. Lui,
orgoglioso: “Tirate fuori le prove e poi parlerete”.
Il Fatto Quotidiano nei giorni scorsi
le ha tirate fuori le prove, cioè le lettere.
Fanno parte di una fitta corrispondenza
con il dirigente dell’Asl Benito Battigaglia.
È tutto un “caro Benito”, un prestampato
dove solo i nomi dei raccomandati e le
funzioni specificate mutano. Fazzone è così,
ma Armando Cusani, la nuova stella del
firmamento del centrodestra, è un gradino
meglio. Presidente della Provincia di Latina,
già sindaco di Sperlonga, un futuro in Parlamento
assicurato, è appena stato sospeso dalle
funzioni: due condanne di troppo (abuso
d’ufficio e concorso in abuso), per un totale di
tre anni e due mesi in primo grado, hanno costretto
l’attuale, prudentissimo prefetto a firmare
il decreto di sospensione. Cusani, che al
pari di Berlusconi sente il peso della persecuzione
e del generale malanimo delle Istituzioni
nei suoi confronti, ha rappresentato, nella più
fedele filosofia del capo supremo, le proprie
perplessità: “Quello emesso è un provvedimento
esorbitante e grave. La legge Severino va
valutata caso per caso”. Capito? Cusani, inarrivabile:
Non bisogna fare di tutta un'erba un
fascio”. Poi, sempre più acuto: “C’è stata una
mancanza di attenzione e sensibilità... Quando
mi sono candidato non c’era la legge, che quindi
non può essere retroattiva”. Un perfetto clone
di Silvio, un berluscao meravigliao.
Gli affari d’o ro
della “badante” del Cavaliere
Quando poi la politica si fa anche imprenditrice,
i migliori scendono in campo. C’è la società
dell’assessore provinciale e quella del parlamentare,
in questo caso di una figura femminile
conosciutissima dagli italiani. Mariarosaria
Rossi, la signora minuta, dai capelli lun-
(sede a Piedimonte Matese), che si è aggiudicata
l’appalto del servizio di recupero crediti
di Acqualatina, un casermone clientelare che
gestisce l’acqua nell'Agro Pontino. La gara (valore
1,5 milioni di euro) è stata una passeggiata.
Due ditte soltanto, scrive Latina Oggi, hanno
fatto pervenire un’offerta (fatto curioso, ma
non inconsueto: in almeno altri due appalti
della stessa società le ditte in competizione,
con tutta la fame del lavoro, non superavano il
numero di due...) ma una di esse è stata esclusa
per vizi di forma. Quindi una soltanto al traguardo,
proprio quella di cui è socia la badante.
Evviva! Le sembianze di una cupola politica
che regola e controlla appaiono quindi nitide, e
le figure di riferimento che si scorgono nelle
tenebre pontine sono tre. Di Fazzone abbiamo
detto, di Cusani pure. Resta Michele Forte, da
Formia, altro centro nevralgico di potere e di
voti. Forte è il patriarca di una famiglia dedita
al bene comune e dunque incatenata alle poltrone.
È stato senatore, è stato sindaco di Formia
mentre suo figlio Aldo era assessore regionale.
Ora, in regime di decompressione da
stress, papà Michele è solo presidente del consiglio
provinciale. Nella veste ha commentato
le dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone,
ex boss dei Casalesi, sui rifiuti tossici interrati
dalla mala in provincia di Latina.
Schiavone è un comandante di merda”, ha
detto irato papà Michele. Nella città di Forte
risiede Ernesto Bardellino, fratello di Antonio,
morto nel ‘98, nome d’oro dei Casalesi.
La febbre del pallone,
la domenica tutti allo stadio
Ma la Pontina non è solo la strada dei vizi e
Latina non è unicamente il capoluogo dei predatori.
In questi mesi sta attraversando uno
stupendo momento di gloria. È il calcio, ancora
il calcio, a entusiasmare e produrre un
clima di orgoglio e rivincita. Finalmente l’Italia
sta imparando a conoscerla: adesso che è in
Serie B e si fa rispettare, e il suo centrocampo è
tetragono, la difesa bardata sulle fasce da due
mastini, un attacco vivo e voglioso di far gol,
Latina riscopre una fede in se stessa che solo
Mussolini aveva saputo mostrare così limpida,
piena, indiscutibile. Siamo tutti nel pallone, e
infatti anche la politica scende in campo. Pasquale
Maietta, deputato di Fratelli d’Italia, è il
vicepresidente del club posseduto da una imprenditrice,
Paola Cavicchi.
Latina – larga come una donna di Botero – è un
manifesto vivo dell’architettura futurista
(inarrivabile il Palazzo delle Poste), e della devozione
al Duce (il possente palazzo M ne è il
segno). È piatta come un biliardo, ma nessuno
va in bici. Esistono solo i Suv. Che si concentrano
(c’è il più alto rapporto di auto/abitante,
74 su 100), si incolonnano verso piazza del Popolo,
sgommano e strepitano per non perdere
l’appuntamento con l’happy hour: l’Aperol, le
tartine... Con le auto c’è anche un traffico indiscutibile
di soldi. “Viviamo al di sopra dei
nostri mezzi”, commenta Graziella Di Mambro,
vicedirettrice di Latina Oggi, il quotidiano
della città. Dell’usura e nell’usura lo sviluppo
sostenibile, e anche la rappresentazione cine
matografica che la inchioda al suo vizio d’origine.
Paolo Sorrentino ha scelto proprio la
Pontina per girare il suo Amico di famiglia, e il
protagonista principale, Geremia de Geremei,
nell’eccellente interpretazione di Giacomo
Rizzo, è l'usuraio perfetto, figlio d’arte, il
Cuoredoro” romantico ma spietato. Non
confondere mai l’insolito con l’impossibile era
la frase che promosse il film e che avete letto
all'inizio dell'articolo. Più di uno slogan un
perfetto, circostanziato faro sull'urbe. Latina
non ha un dolce tipico, né un suo dialetto. Non
c’è l'autostrada e manca un eroe. Si deve accontentare
di Tiziano Ferro, cantante dalla indubitabile
forza espressiva. Poi niente. Se proprio
si deve si arriva (però con un salto all'ingiù)
alle curve di Manuela Arcuri, soubrette
in chiara fase calante, o a quelle di Debora
Salvalaggio, in gara per Miss Italia. Tutto qua.
Tutto qua un corno. Non mi piace che Latina
venga dipinta come il luogo dei fetenti, la fogna
d'Italia. La città sta nel medesimo gorgo di
tutte le altre, ha le sue vanità, le sue debolezze,
sue porcherie, ma anche il suo lavoro, la sua
storia, la sua grande bonifica. Fino a due anni
fa sostenevo che noi fossimo più coglioni e
criminali degli altri. Oggi invece dico: non più
della media del Paese. Certo, vennero a colonizzarla
non i migliori ma i peggiori, o i figli
dei peggiori, i più disgraziati e poveri. Braccia
da fatica non menti che illuminassero il pensiero
di noialtri. Però resta un fatto: Latina ha
una sua vitalità persino intellettuale, e una radice
che in qualche modo parla al Paese”. Antonio
Pennacchi, l’autore di Canale Mussolini,
non s’arrende all'evidenza: “Certo, è l’unico
Comune a non avere l’assessorato alla Cultura.
Però...”. Però è anche vero che malgrado i Suv,
la biblioteca comunale, l’unica, è assai frequentata
e Feltrinelli ha fatto un buon affare ad aprire
qui una sua libreria. “La mia città è brutta da
vicino ma bella da lontano”, dice Chiara, fuggita
a Roma. “La giudicavo insopportabile invece
è solo un po' noiosa. Ma alzi la mano chi
conosce una provincia che non s’annoia”.
Madre e figlio,
famiglia 5Stelle
in Parlamento
PONTINI NEI PALAZZI
FIGLIO ALLA CAMERA, mamma al Senato: una casa di
Latina a Cinque Stelle. Lei è Ivana Simeoni, infermiera di 62
anni. Lui è Cristian Iannuzzi, tecnico informatico, 40 anni
a breve (il 19 novembre). A Roma sono divisi da un chilometro
scarso, pochi minuti a piedi, da Palazzo Madama
a Montecitorio. Qualcuno, subito dopo le elezioni, alzò il
ditino, notando la parentela. Loro risposero sdegnati: tutto
regolare, siamo stati eletti con le “parlamentarie”. Le loro
schede, sui siti ufficiali di Camera e Senato, dicono poco
sulle rispettive biografie, molto sulla
loro attività da “cittadini 5 Stelle”.
Mamma Ivana fa parte della XII
Commissione permanente (che si
occupa di igiene e sanità) e della
Commissione straordinaria per la tutela
e la promozione dei diritti umani.
Cristian è componente della IX commissione,
che si occupa di trasporti,
poste e telecomunicazioni. Occhiali
neri, barba curata, il (quasi) 40enne
a inizio luglio ha presentato una proposta
di legge, come primo firmatario,
con modifiche in materia di canili
e gattili comunali e di rifugi per cani.
Sulla sua pagina Facebook, che conta
oltre 2700 “seguaci”, posta spesso
foto di pendolari stipati sui treni regionali,
roba da terzo mondo”. Nel
video di presentazione per le “parlamentarie”
Cristian Iannuzzi - “anche
se gli amici mi chiamano Crippo”
- prima suona la chitarra, poi spiega
di essere un attivista della prima ora
nel Meetup di Latina e che spera si
attui quella riforma “culturale, civica
e politica che da troppo tempo aspetta
il nostro Paese”. Nel video c’è anche un “c a m e o” di
mamma Ivana. Meno artistico, ma più concreto il video
della (futura) senatrice, che punta tutto sulla sanità. Infermiera
dal 1983, il suo obiettivo è “formare un’équipe di
giovani professionisti, ispettori, che possano andare in
ogni Asl d’Italia e controllare e vedere dove sono le care
n ze ”, per poter dare al cittadino un nuovo sistema sanitario.
Emmanuele Lentini



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