sabato 13 luglio 2013
Shock a Caivano. Sette ettari di campi coltivati ricoprono un enorme tomba di rifiuti
http://www.nottecriminale.it/shock-a-caivano-sette-ettari-di-campi-coltivati-ricoprono-un-enorme-tomba-di-rifiuti.html#sthash.xy2sefp3.dpuf di Antonio Casolaro
Il Comandante Costa del Corpo Forestale dello Stato: “ho visto l’anticamera dell’inferno”
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“Sembrava l’anticamera dell’ inferno. Si immagini cosa significa vedere sette ettari di terreno invasi di rifiuti tossici fino a quattro metri di profondità” queste le parole del comandante del Corpo Forestale dello Stato, Sergio Costa, che qualche giorno fa, durante un sopralluogo, ha scoperto un enorme sarcofago di rifiuti tossici nelle campagne a nord del comune di Caivano nel napoletano e precisamente nella zona di Sanguaniello.
Le prime stime parlano di circa 200 mila metri cubi di rifiuti tossici dei più pericolosi, tra cui amianto, solventi e scorie della lavorazione industriale, ormai quasi totalmente fuoriusciti dai contenitori in cui erano rinchiusi. Durante le operazioni di scavo i militari hanno notato liquami entrati in diretto contatto con la falda acquifera il che, purtroppo, lascia ipotizzare una contaminazione su vasta scala di tutte le coltivazioni sovrastanti e adiacenti alla zona dell’interramento per lo più composte da cavoli e frutta. Il comandante Costa ha inoltre precisato che, durante le operazioni, si sono verificati malori e capogiri tra i militari e addirittura i guanti di uno di loro, a contatto con i fusti, si sarebbero sciolti in pochi secondi.
Nel frattempo l’Arpac ha effettuato i prelievi rituali e le analisi chimiche dei campioni per stabilire con esattezza la composizione dei rifiuti rinvenuti. Dopo il ritrovamento delle scorie tossiche gli ambientalisti Alessandro Cannavacciuolo e Antonio Montesarchio, in un comunicato, ricordano lo scenario delineato dal processo Carosello, appena concluso in primo grado: “In merito al ritrovamento di rifiuti tossici tombati, rinvenuti,risulta doveroso precisare che l’area in oggetto fu già menzionata nel corso del dibattimento del processo denominato carosello ultimo atto, teso ad accertare le responsabilità del gruppo imprenditoriale Pellini. In particolare emerse che, a seguito di un sopralluogo nel comprensorio in oggetto , c’erano stati lavori in corso di movimento terra,con l’utilizzo di scavatrici e mezzi agricoli.”
Durante la fase di identificazione dei presenti” continua il comunicato “tra questi, un soggetto si qualificò (all’epoca dei fatti) quale responsabile pro tempre della stazione carabinieri di Acerra (sottufficiale che fu poi arrestato e quindi sostituito nell’incarico). In data ed epoca successiva il collaboratore di giustizia Pasquale di Fiore indicò, con dovizia di particolari le aree interessate che risultano essere molte di più di quanto si pensi, situate tra i comuni di Acerra e Caivano.” Per l’ennesima volta, quindi, emergono tragiche responsabilità delle istituzioni che per decenni hanno taciuto o addirittura spalleggiato i criminali ignobili del munnezza-business. L’obbiettivo adesso è mappare campi e pozzi per cercare di isolare le aree contaminate, ma il lavoro sarà enorme, avverte Costa, e ci sarà bisogno una volta per tutte delle istituzioni.
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