Peggiori
unacarretera w
L’incubo
comincia a Civitavecchia e dura oltre 200 chilometri, fino a
Rosignano: buche, rattoppi
di
fortuna, incroci a raso. Così la SS1 Aurelia si è guadagnata
primati di incidenti, soprattutto per le moto (7 dei luoghi più a
rischio
d’Italia sono qui). Forse c’era chi puntava sull’abbandono per
realizzare la nuova contestata autostrada
IL
SUSSIDIARIO
IL
PROGETTO FARAONICO
L’autostrada
Rosignano-Civitavecchia è
stata
un sogno di imprese e amici
dell’asfalto.
Uno tra i tanti, l’ex ministro
Altero
Matteoli: “Ho un sogno, costruiremo
228
km di autostrada”.
COSTI
ALTI TRAFFICO
POCO
Il
mega-progetto non ha mai visto la luce
(tranne
una manciata di chilometri): i
volumi
di traffico non garantivano l’inve -
stimento:
3,7 miliardi pubblici.
SOSTEGNO
BIPARTISAN
Nel
cda della Sat che doveva realizzare il
progetto
sedeva il dalemiano Antonio
Bargone.
Nominato anche Commissario
Governativo
alla realizzazione dell’ope -
ra.
Controllato e controllore. Bargone è
indagato
nell’inchiesta grandi opere.
di
Daniele
Martini
Il
confine tra il paradiso e l'inferno
stradale
è al casello di Civitavecchia
Nord
della A 12, l'autostrada che da
Roma
scorre fin quasi a toccare la Toscana.
Da
lì in poi ad un automobilista costretto
ad
avventurarsi fino a Rosignano sui
220
chilometri dell'Aurelia, la vecchia statale
numero
1, può capitare tutto il peggio possibile:
lavori
in corso, deviazioni, improvvisi
restringimenti
di carreggiate, incroci a raso,
trattori
piantati in mezzo, passaggi da quattro
a
due corsie, segnaletica improbabile,
continue
modifiche del limite di velocità da
90
chilometri a 70, camion che all'altezza dei
punti
di ristoro si esibiscono in inversioni ad
U
mettendosi di traverso come un muro tra
un
senso di marcia e l'altro, praticamente
invisibili
di notte.
E
poi le buche, ovunque, insidiosissime, rattoppate
alla
meno peggio con una manutenzione
frettolosa,
riempite con un po' d'asfalto
capace
di resistere qualche mese, ma
che
poi si sgretola con le piogge e gli sbalzi di temperatura e
inesorabile sprofonda di nuovo
aprendo
altri squarci come tante bocche
slabbrate
senza denti. Un incubo per la tenuta
di
strada, una sfida agli ammortizzatori
delle
auto e una pistola alla tempia per chi
osa
percorrere quelle decine di chilometri in
moto,
soprattutto calato il sole. Così tante
buche
che le cronache dei giornali locali tempo
fa
le hanno raccontate praticamente una
per
una con un'inchiesta itinerante durata
giorni
e giorni, segnalando i punti più assassini
con
foto da ogni angolazione: di raso,
dall'alto,
con le gomme delle auto infilate
dentro
per documentare la profondità delle
voragini.
OGNI
CHILOMETRO ha
la sua croce. E non è
solo
un modo di dire perché per tanti anni
l'Aurelia
ha avuto il primato dei morti, almeno
fino
a quando anche il primato dei
decessi
non è diventato un appannaggio metropolitano,
Napoli
e Catania in testa. Oggi il
record
l'Aurelia lo mantiene per le moto che
sono
i veicoli con indice di mortalità più alto
(1,68
ogni 100 mezzi coinvolti in incidenti).
Secondo
l'Automobile club (Aci) tra i 15 punti
d'Italia
considerati più pericolosi per le moto,
7
si trovano disseminati lungo il percorso
della
statale 1. Nel 2013 gli incidenti in totale
sul
tratto meridionale toscano dell'Aurelia
sono
stati 178, i morti 27 negli ultimi tre anni
censiti,
i feriti quasi mille. Anche quando non
ci
sono vittime gli incidenti hanno ripercussioni
gravi
sulla scorrevolezza del traffico. Per
esempio
la mattina di giovedì 5 marzo un
camion
si è ribaltato nel tratto tra Riva dei
Tarquini
e il bivio per Montalto di Castro.
L'autista
non si è fatto nulla, ma il mezzo è
finito
di traverso; come al solito sono arrivati
i
vigili, personale dell'Anas, la polizia stradale
e
hanno chiuso la circolazione.
FA
VENIRE LE BOLLE viaggiare
su quella strada.
Il
percorso a ostacoli che fa somigliare
l'Aurelia
più a una carretera andina che all'arteria
di
un paese evoluto, comincia con un
incrocio
alla periferia nord di Civitavecchia
dove
le tre corsie autostradali finiscono incredibilmente
in
uno stop. D'estate, quando
la
gente va al mare, le file diventano chilometri.
Dopo
si snoda il tormento: venti chilometri
fino
a Tarquinia con i lavori in corso
aperti
da mesi. Poi si sprofonda di nuovo
nelle
buche e si superano incroci con stradine
poderali.
Passato il confine laziale, le corsie a
Capalbio
da 4 diventano 2, poi di nuovo 4 poi
ancora
2. A Orbetello idem; l'incrocio per
Scansano
un incubo. Ad Alberese le ferite
inferte
alla strada 3 anni fa dall'alluvione non sono ancora sanate, però
stanno allargando il
ponte
sull'Albegna. Quando i lavori saranno
finiti
forse si scorrerà meglio, ma ora è un
pianto.
Da qui e fino a Rosignano le corsie
sono
quasi sempre 4, ma le buche e i rischi
rimangono.
Dalle parti di Scarlino. Venturina,
San
Vincenzo e Cecina si balla la sam-
ba.
Che
su quel tratto ci sia qualcosa di assai
anomalo
uno lo capisce anche guardando
una
cartina stradale d'Italia: tra Civitavecchia
e
Rosignano c'è come un buco, si spezza il
reticolo
che copre come una ragnatela tutto il
resto.
Detto in altri termini: in quella zona del
paese
lungo il Tirreno non c'è alcuna autostrada
e
quella mancanza è all'origine dell'inferno
dell'Aurelia
(box qui a fianco). Sia
chiaro
e a scanso di equivoci: lì un'autostrada
non
serve, e non tanto perché gli ambientalisti
non
la vogliono. Anche chi non è sensibile
alle
bellezze delle coste e del mare e
considera
la faccenda dal punto di vista delle
esigenze
dei trasporti dice che l'autostrada
non
serve perché sarebbe uno spreco. Perfino
l'amministratore
della società Autostrade dei
Benetton,
Giovanni Castellucci, lo ha fatto
capire,
anche se in via non ufficiale.
L'autostrada
non serve perché sarebbe un investimento
costoso
(oltre 2 miliardi di euro)
nel
vuoto. Il porto di Civitavecchia è in crescita,
ma
ospita in prevalenza navi da crociera
e
i passeggeri in transito non sono diretti
verso
la Toscana, semmai si indirizzano verso
i
tesori di Roma e del Vaticano spostandosi in pullman sulla comoda A
12. Molti chilometri
più
su, a nord, a Piombino una volta c'era un
grande
polo siderurgico, la vecchia e pubblica
Italsider
che ormai però è uno stabilimento
larva
in mano ai privati. Gli altiforni vengono
comunque
riforniti di carbone via mare e i
laminati
finiti prendono la stessa via, solo una
minima
parte viene caricata sui camion che
imboccano
l'Aurelia. Di vivace nella zona c'è
solo
il turismo d'estate. In queste condizioni
costruire
un'autostrada a pagamento ex novo
sarebbe
buttare soldi al vento perché i transiti
sarebbero
relativamente modesti e per consentire
al
concessionario privato di rientrare
degli
investimenti effettuati, dovrebbero permettergli
di
imporre al casello pedaggi da
usura
ad automobilisti e camionisti.
LA
SOLUZIONE più
ragionevole, rapida e meno
costosa
per riportare agli onori del mondo
stradale
la vecchia Aurelia sarebbe quella di
ammodernarla
rendendola sicura eliminando
soprattutto
le strettoie e gli incroci a raso. Per
decenni
la lobby cemento&asfalto si è però
incaponita
sulla necessità di costruire a tutti i
costi
una nuova autostrada ingaggiando un
lunghissimo
braccio di ferro che ha paralizzato
tutto
ed è ancora in corso. Sulla pelle
degli
automobilisti questa lobby ha giocato
senza
scrupoli al tanto peggio tanto meglio,
lasciando
che l'Aurelia sprofondasse all'inferno.
Con
l'intenzione di costringere alla fine
anche
i più riottosi a piegare la testa. Per fortuna
hanno
sbagliato i calcoli.
NUOVI
SOCI
IL
SUSSIDIARIO
IL
PROGETTO FARAONICO
L’autostrada
Rosignano-Civitavecchia è
stata
un sogno di imprese e amici
dell’asfalto.
Uno tra i tanti, l’ex ministro
Altero
Matteoli: “Ho un sogno, costruiremo
228
km di autostrada”.
COSTI
ALTI TRAFFICO
POCO
Il
mega-progetto non ha mai visto la luce
(tranne
una manciata di chilometri): i
volumi
di traffico non garantivano l’inve -
stimento:
3,7 miliardi pubblici.
SOSTEGNO
BIPARTISAN
Nel
cda della Sat che doveva realizzare il
progetto
sedeva il dalemiano Antonio
Bargone.
Nominato anche Commissario
Governativo
alla realizzazione dell’ope -
ra.
Controllato e controllore. Bargone è
indagato
nell’inchiesta grandi opere.
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