lunedì 20 aprile 2015

Strada statale numero 1 Aurelia , la regina dei buchi e dei morti

Peggiori unacarretera w L’incubo comincia a Civitavecchia e dura oltre 200 chilometri, fino a Rosignano: buche, rattoppi
di fortuna, incroci a raso. Così la SS1 Aurelia si è guadagnata primati di incidenti, soprattutto per le moto (7 dei luoghi più a
rischio d’Italia sono qui). Forse c’era chi puntava sull’abbandono per realizzare la nuova contestata autostrada
IL SUSSIDIARIO
IL PROGETTO FARAONICO
L’autostrada Rosignano-Civitavecchia è
stata un sogno di imprese e amici
dell’asfalto. Uno tra i tanti, l’ex ministro
Altero Matteoli: “Ho un sogno, costruiremo
228 km di autostrada”.
COSTI ALTI TRAFFICO POCO
Il mega-progetto non ha mai visto la luce
(tranne una manciata di chilometri): i
volumi di traffico non garantivano l’inve -
stimento: 3,7 miliardi pubblici.
SOSTEGNO BIPARTISAN
Nel cda della Sat che doveva realizzare il
progetto sedeva il dalemiano Antonio
Bargone. Nominato anche Commissario
Governativo alla realizzazione dell’ope -
ra. Controllato e controllore. Bargone è
indagato nell’inchiesta grandi opere.
di Daniele Martini
Il confine tra il paradiso e l'inferno
stradale è al casello di Civitavecchia
Nord della A 12, l'autostrada che da
Roma scorre fin quasi a toccare la Toscana.
Da lì in poi ad un automobilista costretto
ad avventurarsi fino a Rosignano sui
220 chilometri dell'Aurelia, la vecchia statale
numero 1, può capitare tutto il peggio possibile:
lavori in corso, deviazioni, improvvisi
restringimenti di carreggiate, incroci a raso,
trattori piantati in mezzo, passaggi da quattro
a due corsie, segnaletica improbabile,
continue modifiche del limite di velocità da
90 chilometri a 70, camion che all'altezza dei
punti di ristoro si esibiscono in inversioni ad
U mettendosi di traverso come un muro tra
un senso di marcia e l'altro, praticamente
invisibili di notte.
E poi le buche, ovunque, insidiosissime, rattoppate
alla meno peggio con una manutenzione
frettolosa, riempite con un po' d'asfalto
capace di resistere qualche mese, ma
che poi si sgretola con le piogge e gli sbalzi di temperatura e inesorabile sprofonda di nuovo
aprendo altri squarci come tante bocche
slabbrate senza denti. Un incubo per la tenuta
di strada, una sfida agli ammortizzatori
delle auto e una pistola alla tempia per chi
osa percorrere quelle decine di chilometri in
moto, soprattutto calato il sole. Così tante
buche che le cronache dei giornali locali tempo
fa le hanno raccontate praticamente una
per una con un'inchiesta itinerante durata
giorni e giorni, segnalando i punti più assassini
con foto da ogni angolazione: di raso,
dall'alto, con le gomme delle auto infilate
dentro per documentare la profondità delle
voragini.
OGNI CHILOMETRO ha la sua croce. E non è
solo un modo di dire perché per tanti anni
l'Aurelia ha avuto il primato dei morti, almeno
fino a quando anche il primato dei
decessi non è diventato un appannaggio metropolitano,
Napoli e Catania in testa. Oggi il
record l'Aurelia lo mantiene per le moto che
sono i veicoli con indice di mortalità più alto
(1,68 ogni 100 mezzi coinvolti in incidenti).
Secondo l'Automobile club (Aci) tra i 15 punti
d'Italia considerati più pericolosi per le moto,
7 si trovano disseminati lungo il percorso
della statale 1. Nel 2013 gli incidenti in totale
sul tratto meridionale toscano dell'Aurelia
sono stati 178, i morti 27 negli ultimi tre anni
censiti, i feriti quasi mille. Anche quando non
ci sono vittime gli incidenti hanno ripercussioni
gravi sulla scorrevolezza del traffico. Per

esempio la mattina di giovedì 5 marzo un
camion si è ribaltato nel tratto tra Riva dei
Tarquini e il bivio per Montalto di Castro.
L'autista non si è fatto nulla, ma il mezzo è
finito di traverso; come al solito sono arrivati
i vigili, personale dell'Anas, la polizia stradale
e hanno chiuso la circolazione.
FA VENIRE LE BOLLE viaggiare su quella strada.
Il percorso a ostacoli che fa somigliare
l'Aurelia più a una carretera andina che all'arteria
di un paese evoluto, comincia con un
incrocio alla periferia nord di Civitavecchia
dove le tre corsie autostradali finiscono incredibilmente
in uno stop. D'estate, quando
la gente va al mare, le file diventano chilometri.
Dopo si snoda il tormento: venti chilometri
fino a Tarquinia con i lavori in corso
aperti da mesi. Poi si sprofonda di nuovo
nelle buche e si superano incroci con stradine
poderali. Passato il confine laziale, le corsie a
Capalbio da 4 diventano 2, poi di nuovo 4 poi
ancora 2. A Orbetello idem; l'incrocio per
Scansano un incubo. Ad Alberese le ferite
inferte alla strada 3 anni fa dall'alluvione non sono ancora sanate, però stanno allargando il
ponte sull'Albegna. Quando i lavori saranno
finiti forse si scorrerà meglio, ma ora è un
pianto. Da qui e fino a Rosignano le corsie
sono quasi sempre 4, ma le buche e i rischi
rimangono. Dalle parti di Scarlino. Venturina,
San Vincenzo e Cecina si balla la sam-
ba.
Che su quel tratto ci sia qualcosa di assai
anomalo uno lo capisce anche guardando
una cartina stradale d'Italia: tra Civitavecchia
e Rosignano c'è come un buco, si spezza il
reticolo che copre come una ragnatela tutto il
resto. Detto in altri termini: in quella zona del
paese lungo il Tirreno non c'è alcuna autostrada
e quella mancanza è all'origine dell'inferno
dell'Aurelia (box qui a fianco). Sia
chiaro e a scanso di equivoci: lì un'autostrada
non serve, e non tanto perché gli ambientalisti
non la vogliono. Anche chi non è sensibile
alle bellezze delle coste e del mare e
considera la faccenda dal punto di vista delle
esigenze dei trasporti dice che l'autostrada
non serve perché sarebbe uno spreco. Perfino
l'amministratore della società Autostrade dei
Benetton, Giovanni Castellucci, lo ha fatto
capire, anche se in via non ufficiale.
L'autostrada non serve perché sarebbe un investimento
costoso (oltre 2 miliardi di euro)
nel vuoto. Il porto di Civitavecchia è in crescita,
ma ospita in prevalenza navi da crociera
e i passeggeri in transito non sono diretti
verso la Toscana, semmai si indirizzano verso
i tesori di Roma e del Vaticano spostandosi in pullman sulla comoda A 12. Molti chilometri
più su, a nord, a Piombino una volta c'era un
grande polo siderurgico, la vecchia e pubblica
Italsider che ormai però è uno stabilimento
larva in mano ai privati. Gli altiforni vengono
comunque riforniti di carbone via mare e i
laminati finiti prendono la stessa via, solo una
minima parte viene caricata sui camion che
imboccano l'Aurelia. Di vivace nella zona c'è
solo il turismo d'estate. In queste condizioni
costruire un'autostrada a pagamento ex novo
sarebbe buttare soldi al vento perché i transiti
sarebbero relativamente modesti e per consentire
al concessionario privato di rientrare
degli investimenti effettuati, dovrebbero permettergli
di imporre al casello pedaggi da
usura ad automobilisti e camionisti.
LA SOLUZIONE più ragionevole, rapida e meno
costosa per riportare agli onori del mondo
stradale la vecchia Aurelia sarebbe quella di
ammodernarla rendendola sicura eliminando
soprattutto le strettoie e gli incroci a raso. Per
decenni la lobby cemento&asfalto si è però
incaponita sulla necessità di costruire a tutti i
costi una nuova autostrada ingaggiando un
lunghissimo braccio di ferro che ha paralizzato
tutto ed è ancora in corso. Sulla pelle
degli automobilisti questa lobby ha giocato
senza scrupoli al tanto peggio tanto meglio,
lasciando che l'Aurelia sprofondasse all'inferno.
Con l'intenzione di costringere alla fine
anche i più riottosi a piegare la testa. Per fortuna
hanno sbagliato i calcoli.
NUOVI SOCI
IL SUSSIDIARIO
IL PROGETTO FARAONICO
L’autostrada Rosignano-Civitavecchia è
stata un sogno di imprese e amici
dell’asfalto. Uno tra i tanti, l’ex ministro
Altero Matteoli: “Ho un sogno, costruiremo
228 km di autostrada”.
COSTI ALTI TRAFFICO POCO
Il mega-progetto non ha mai visto la luce
(tranne una manciata di chilometri): i
volumi di traffico non garantivano l’inve -
stimento: 3,7 miliardi pubblici.
SOSTEGNO BIPARTISAN
Nel cda della Sat che doveva realizzare il
progetto sedeva il dalemiano Antonio
Bargone. Nominato anche Commissario
Governativo alla realizzazione dell’ope -
ra. Controllato e controllore. Bargone è
indagato nell’inchiesta grandi opere.


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