Sopralluogo dei consiglieri Porcelli e La Pegna in via Le Ferriere: "Il sindaco Terra dia risposta alle istanze dei residenti della zona "
Francesca Cavallin
“Ci hanno rubato la vita”. Questo lo sfogo di uno dei residenti di via Le Ferriere. Solo una manciata di metri separano la sua abitazione e l’attività che si è faticosamente costruito dalla Kyklos di Aprilia del gruppo Acea. Dopo la morte Fabio Lisei e Roberto Papini, il 28 luglio scorso, quando i due operai della Mira di Orvieto, in circostanze ancora al vaglio degli inquirenti, la struttura, su disposizione del PM Luigia Spinelli è posta sotto sequestro preventivo e la produzione è ferma. I camion non possono entrare nell’impianto per conferire rifiuti, mentre la proprietà può smaltire quanto attualmente contenuto all’interno, percolato e compost. Un fattore che però non ha inciso sulla persistenza dei terribili miasmi, che sembrano essersi accentuati da quando le forze dell’ordine hanno posto i sigilli alla struttura di via Le Ferriere. Si tratta di un problema tristemente noto ai residenti, che da anni sono costretti a convivere con odori nauseabondi, mentre alcuni lamentano gravi disturbi respiratori, quali asma, tosse persistente, raucedine, ma anche dermatiti.
ESPOSTO IN PROCURA Non esiste ancora la prova dell’esistenza di un nesso causale tra i disturbi manifestati dai residenti e l’esistenza dell’impianto di compostaggio che lavora a pochi passi dalle case, perché non è mai stato effettuato uno studio epidemiologico in zona. La morte dei due operai ha però riacceso i riflettori sull’opportunità di collocare un impianto che tratta rifiuti in un centro abitato. Mentre si attendono risultati certi sui campioni di percolato prelevati dall’impianto, cresce la paura dei residenti sui potenziali rischi per la salute che la presenza della Kyklos potrebbe comportare. Pochi giorni fa i residenti hanno deciso di depositare un esposto in procura, che chiama in causa non solo la morte dei due operai, ma anche l’incendio del 2010, che i vigili del fuoco sono riusciti a domare solo 5 giorni dopo l’inizio. I residenti in sostanza, chiedono alle autorità di imporre all’azienda controlli stringenti, riguardanti qualità dell’aria, inquinamento delle falde e del suolo, ma anche delle polveri che si depositerebbero ogni giorno su terrazzi e balconi delle abitazioni limitrofe all’impianto di Acea. Mancherebbe inoltre un piano di emergenza che, in caso di incidenti, possa garantire la rapida evacuazione della zona.
IL SOPRALLUOGO FUORI DALL'IMPIANTO Un tema affrontato in più occasioni dall’opposizione di centrodestra e centrosinistra che insieme, a novembre del 2013 avevano chiesto all’amministrazione controlli stringenti sulle emissioni, con l’apposizione di nasi elettronici, ma anche di centrali per il rilevamento di polveri sottili. Un impegno che, secondo l’opposizione è stato disatteso dall’esecutivo. In consiglio, Vincenzo La Pegna, Giovanni Bafundi, Nello Romualdi e Carmen Porcelli, hanno chiesto le dimissioni dell’assessore all’ambiente Alessandra Lombardi, non per responsabilità dirette nella morte dei due operai della Mira, ma perché da quando la mozione venne presentata è trascorso quasi un anno e ancora poco è stato fatto per tutelare il diritto alla salute dei residenti, mentre l’amministrazione non ha interrotto la visita all’impianto e le manifestazioni sportive da parte delle classi 5° degli istituti scolastici di Aprilia. Questa mattina, i consiglieri comunali d’opposizione, Vincenzo La Pegna di Aprilia Valore Comune e Carmen Porcelli di Sel, hanno effettuato una visita fuori dall’impianto di via Le Ferriere. Da quando l’impianto è fermo è quasi trascorsa una settimana, ma sembra essersi accentuato il problema legato agli odori molesti. Da qualche giorno, stando alle dichiarazione dei residenti della zona, sembra essere aumento anche il quantitativo di mosche presenti nelle zone limitrofe. Nell’aria si percepisce un odore pungente. Intanto da tre giorni, un mezzo per lo svolgimento di attività di bonifica delle cisterne, staziona fuori dall’impianto.
CONTROLLO SULLO SMALTIMENTO Mentre si attende l’esito ufficiale delle analisi dell’Arpa Lazio sui campioni di percolato prelevati dalle vasche della Kyklos, gli esami tossicologici e le analisi dell’autobotte sulla quale i due uomini stavano lavorando quando è sopraggiunta la morte per inalazione di gas dalla composizione chimica e dalla provenienza ancora ignota, l’appello dei due consiglieri d’opposizione è rivolto all’amministrazione, affinchè in questa fase delicata, anche alla luce della svolta nelle indagini che ha portato al sequestro preventivo della struttura, vengano intraprese azioni volte a tutelare la salute pubblica. “Il percolato e l’altro materiale contenuto all’interno dell’impianto Kyklos- spiegano i consiglieri La Pegna e Porcelli- con il sequestro dell’impianto che non può più lavorare, non può restare fermo sul piazzale, esposto alle intemperie. Ciò che chiediamo, non è il dissequestro della struttura, ma che il sindaco intervenga affinchè le autorità preposte dispongano lo smaltimento degli inerti all’interno di strutture idonee ad accogliere quel tipo di rifiuto”.
“POCHE AZIONI CONCRETE DALL’ESECUTIVO” L’opposizione non nasconde che in passato troppo poco è stato fatto dall’attuale amministrazione per i residenti, denunciando che, anche dopo la morte dei due operai, poche sono state le azioni intraprese dall’esecutivo. “Ci aspettavano un intervento deciso da parte del sindaco Terra- proseguono i due rappresentanti di opposizione in consiglio- dal momento che rappresenta il pilastro della tutela della pubblica salute. Comprendiamo bene il disagio, dovuto al fatto di aver disatteso gli impegni presi con i cittadini mesi fa, quando fu approvata la mozione per inasprire i controlli sull’impianto Acea, tuttavia, è giunto il momento di mettere da parte l’interesse dei privati e far prevalere l’interesse pubblico e il diritto alla salute”.
“ORA, AZIONI CONCRETE DALLA MAGGIORANZA” Non è stata dimostrata la correlazione tra i malesseri manifestati dai residenti e la presenza della Kyklos, certo è che convivere con i terribili miasmi, per anni e anni, ha intaccato fortemente il morale di chi vive da sempre in quella che, fino al 2009 era considerata una valle d’oro. “Oltre ai disagi- spiegano i consiglieri- la presenza dell’impianto ha effetti negativi anche dal punto di vista economico, sulle colture e sulle attività che sorgono in zona. Molte famiglie sono costrette a separarsi, perché le mogli e i bambini preferiscono trasferirsi altrove, nel dubbio che le emissioni possano comportare rischi per la salute umana, mentre chi ha un’attività commerciale è costretto a restare. Una situazione vissuta da quando l’impianto ha aperto i battenti. Il sindaco ha dichiarato di non avere responsabilità politiche sull’apertura dell’impianto, avvenuta solo nel 2009. Forse ha dimenticato che amministra la città nel ruolo di assessore all’urbanistica anche nel 2002. Avevamo chiesto un intervento concreto su questa tematica, ma da un anno tutto tace, non è stata intrapresa alcuna azione concreta. Un modo di agire che la dice lunga sulla natura di uno schieramento civico che dichiara di opporsi ai poteri forti, ma di fronte ai poteri forti puntualmente soccombe”. Intanto, il consigliere di Sel, promette azioni estreme qualora dal primo cittadino non dovessero pervenire azioni concrete per risolvere il problema che si è manifestato dopo il sequestro preventivo dell’impianto, in attesa dei riscontri tecnici. “Sono pronta a incatenarmi ai cancelli della Kyklos- afferma Carmen Porcelli- se a breve l’esecutivo non metterà in campo azioni concrete per risolvere la questione”.
http://www.corrieredilatina.it/news/notizie-locali-nord/8985/Kiklos--cittadini-costretti-a-convivere.html
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