martedì 21 gennaio 2014
Campania e veleni Michele, ucciso dai fuochi di una terra che l’ha lasciato solo
di Enrico Fierro Il fatto quotidiano 21 gennaio 2014
Èmorto di dovere, Michele
Liguori, vigile urbano
di Acerra. Nella città
della Campania diventata la
capitale della Terra dei Fuochi,
Michele era comandante,
ma anche unico componente,
del “pool” della Polizia
municipale destinato a combattere
la camorra della
monnezza. Quella che nelle
campagne del suo paese gestiva
il business delle discariche
abusive. Camion di veleni,
bidoni colmi di vernice,
fossi riempiti con fanghi e
detriti tossici, amianto, coloranti,
scarti della concia delle
pelli. Roba che ti divora il
corpo.
Michele Liguori è morto a 59
anni domenica mattina alle
6:43. Lo hanno ucciso i miasmi
che ha respirato in anni
di lavoro spesi a scovare le
discariche della camorra. Ci
andava, voleva vedere di persona,
fotografava, calpestava
merda tossica. Respirava
morte. Il suo lavoro dava addirittura
fastidio. “Michè, ma
chi te lo fa fare?”, gli dicevano
i colleghi. Lui andava avanti,
perché quello era il suo dovere
di uomo che ogni mattina
si svegliava e indossava
una divisa. Di notte il telefono
squillava. Non c’era
nessuno dall’altra parte. A
volte si sentiva solo una risata.
Michele è morto ucciso
anche dall’isolamento.
CHI DOVEVA incoraggiarlo,
stargli vicino, offrirgli i mezzi
che servivano per combattere
la camorra della monnezza,
non lo ha fatto. Qualcuno,
addirittura, gli ha rimproverato
un “eccesso di zelo”. Proprio
così, il vigile Liguori “ec -
cedeva” nel fare il suo dovere.
Nella terra dove mille occhi
non hanno visto e mille altri
si sono chiusi per ignavia e
complicità con la camorra,
esagerare con lo zelo è una
colpa grave. Un servizio video
del sito de La Stampa ci
mostra Michele nel suo letto a
pochi giorni dalla morte. La
voce è flebile, ma gli occhi sono
ancora capaci di sorridere.
La mente è lucida quando il
vigile racconta la sua storia.
“Non potevo far finta di non
vedere... a me i vigliacchi non
sono mai piaciuti”. Attaccato
al letto un rosario, l’ultima
speranza di un uomo coraggioso
che solo due tumori sono
riusciti a piegare. Michele
Liguori è una delle tante vittime
della Terra dei Fuochi.
Poche settimane fa le mamme
della Campania avvelenata
hanno portato in piazza le
gigantografie dei loro figli uccisi
dai veleni. Hanno gridato
il loro sdegno e chiesto alla
politica di fare presto perché
altri non muoiano. La risposta
dello Stato, ancora una
volta, è stata fiacca. Inconcludente.
Di facciata. Un decreto
senza fondi e militari mandati
giù, tra Caserta e Napoli,
a controllare il territorio. Ma
soldi per le bonifiche di discariche,
cave abbandonate,
fiumi, interi paesi avvelenati,
zero. Intelligenze scientifiche
e tecniche messe a disposizione
per affrontare un fenomeno
paragonabile solo alle epidemie
di peste nel Medioevo,
nessuna.
Un esempio. I soldi a disposizione
del Commissariato di
governo per bonificare l’area
vasta di Giugliano, sono pochi,
solo 34 miliardi. Mentre
quelli necessari per bonificare
una sola discarica, la Resit,
dove sono interrati i materiali
del risanamento dell’Acna di
Cengio, ammontano a 200
milioni, secondo l’Ispra. E
non si tratta di bonifica, ma
solo della messa in sicurezza.
Non chiedono questo i cittadini
della Terra dei Fuochi.
Non è morto per questo il vigile
Michele Liguori.
“Un angelo moderno che lottava
contro il male”, lo ha definito
il vescovo di Acerra
nell’omelia pronunciata ai funerali.
“Un servitore delle
istituzioni”, lo ha chiamato il
Capo dello Stato. Sì, Michele
serviva le istituzioni, le stesse
che per anni in Campania sono
state complici della camorra
della monnezza.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento