Lo strano caso di Papa, Pozzo, Frattura al quadrato e di una centrale finanziata e mai fatta
Il pm che archivia il caso e poi lo riapre affidando le indagini ai vicini d’ufficio della Mobile. Il questore indagato che non difende i suoi uomini, il presidente che prende contributi pubblici senza realizzare la centrale e la sorella “incompatibile” con la carriera politica del governatore.I punti oscuri di una vicenda dai risvolti politico-giudiziari che fa tremare a tutti i livelli.L'inchiesta sugli «affari del presidente» fa tremare, oltre ai palazzi della politica, anche la questura di Campobasso, investita da una vera bomba giudiziaria.Il sostituto procuratore Fabio Papa ha iscritto nel registro degli indagati il questore Gian Carlo Pozzo, per abuso d'ufficio e favoreggiamento personale.Per aver cioè affidato l'indagine sulla «Biocom», l'ex società del governatore Paolo di Laura Frattura, alla Squadra Mobile, togliendola alla Digos.
(16.01.2014) di Assunta Domeneghetti.
Domanda: “Lei, signor Questore, ha dato ordine alla Squadra Mobile di investigare sulla Biocom nonostante l’incarico affidato dal pm Papa alla Digos?”.
Il questore di Campobasso Giancarlo Pozzo, indagato per abuso d’ufficio e favoreggiamento, non risponde. O almeno, non in modo chiarificatore. Afferma «che tutto verrà fuori nelle sedi opportune. Non ho intenzione di dire qui né sì né no, tanto se l’ordine l’ho dato verrà fuori. Verrà fuori tutto, ma non voglio fare di questa vicenda una tribuna giornalistica». È comprensibilmente prudente Pozzo. «Assediato», dice, dalle domande dei giornalisti. Non esattamente rilassato, «ma nemmeno triste». Preoccupato, e lo ribadisce almeno tre volte, dal non poter fornire tutte le risposte che avremmo voluto su una vicenda che lo riguarda direttamente e che sta sconquassando gli equilibri politici molisani.
Una vicenda che guardata in controluce presenta, però, diversi punti oscuri.
BIOCOM: DOVE SONO I SOLDI?
A partire dalla Biocom, società di proprietà del governatore Frattura fino al 2011 che nel 2008 aveva chiesto e ottenuto dal centrodestra di Michele Iorio 265mila euro di fondi pubblici per la realizzazione di un impianto a biomasse a Termoli. La centrale, per problemi nei permessi (e conseguente mancato rispetto dei termini previsti dal bando) non si realizzò mai, il progetto saltò e la Regione chiese indietro i contributi concessi. La Biocom si oppose alla restituzione in una rata unica, presentò ricorso al Tar che gli diede ragione perché se avesse pagato tutto e subito sarebbe fallita. Qualche settimana dopo la sentenza dei giudici, con le elezioni regionali vinte da Michele Iorio, la Biocom venne messa in liquidazione. Amministratore unico divenne Vittorino Del Cioppo, candidato non eletto con l’Idv. E qui arriviamo alla prima domanda: dove sono finiti i 265mila euro dati dalla Regione a Biocom? Perché se la centrale non è stata realizzata la società non è stata in grado di restituire la somma non spesa?
LA CAMPAGNA ELETTORALE, GLI ESPOSTI E LA PRIMA INDAGINE DI PAPA
Il presunto conflitto d’interessi dell’imprenditore Frattura è stato argomento di discussione anche nella seconda campagna elettorale. Quella che ha riportato i molisani alle urne meno di un anno fa, nel febbraio 2013 e che ha visto l’affermazione di Frattura e della sua coalizione di centrosinistra. Un mese dopo l’elezione, la Regione Molise ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che aveva stoppato la restituzione dei 265mila euro concessi alla Biocom. La procedura però si è quantomeno rallentata. A quel punto sono arrivati alcuni esposti alla Procura della Repubblica e il pm Papa ha affidato alla Squadra Mobile di Campobasso le indagini sul caso. Ben sapendo - è il caso di sottolinearlo - che negli uffici di via Tiberio lavora la sorella del governatore, Giuliana Di Laura Frattura, numero due di Giancarlo Pozzo e capo di gabinetto. Gli agenti della Mobile dopo qualche tempo, a inizio estate, hanno consegnato un rapporto a Papa sostenendo che nella vicenda Biocom non si ravvedono elementi di natura penale e ricordando il contenzioso in atto tra la ex società di Paolo Frattura e la Regione.
E qui accade un secondo fatto strano. Papa fidandosi del lavoro svolto dalla Squadra Mobile archivia l’indagine. Poco tempo dopo, però, riapre il caso affidando le nuove indagini non più alla Mobile ma alla Digos, sezione che comunque ricade sempre sotto il controllo del questore Pozzo. Per quale motivo il magistrato, dimostrando di fidarsi del rapporto fatto dalla Mobile a giugno 2013, chiude la pratica, e pochi mesi dopo – riaffidandola alla Digos – non si fida più? Se non era soddisfatto di come gli agenti avevano lavorato avrebbe potuto contestarli, dire loro di approfondire meglio, oppure anche sottrargli il caso. Invece Papa archivia. E poi riapre, perché?
E soprattutto, per quale ragione, potendo rivolgersi ai carabinieri o alla guardia di finanza perché sceglie nuovamente una sezione della Polizia di Stato?
POZZO NON DIFENDE I SUOI UOMINI. PERCHÉ?
E veniamo a Giancarlo Pozzo. L’accusa per lui è di aver disatteso gli ordini dell’autorità giudiziaria, cioè di Papa, sottraendo le seconde indagini alla Digos per riaffidarle alla Mobile. Un potere che lui, in quanto organo di polizia provinciale e non giudiziario non ha.
A telefono sul punto Pozzo glissa. Dice che «se l’ordine l’ha dato oppure no verrà fuori» e che «si chiarirà tutto nelle sedi opportune». Interpellato riferisce di avere «un dovere istituzionale» e che sta cercando di mantenere «un atteggiamento distaccato, senza polemizzare con il pm».
Il questore di Campobasso Giancarlo Pozzo, indagato per abuso d’ufficio e favoreggiamento, non risponde. O almeno, non in modo chiarificatore. Afferma «che tutto verrà fuori nelle sedi opportune. Non ho intenzione di dire qui né sì né no, tanto se l’ordine l’ho dato verrà fuori. Verrà fuori tutto, ma non voglio fare di questa vicenda una tribuna giornalistica». È comprensibilmente prudente Pozzo. «Assediato», dice, dalle domande dei giornalisti. Non esattamente rilassato, «ma nemmeno triste». Preoccupato, e lo ribadisce almeno tre volte, dal non poter fornire tutte le risposte che avremmo voluto su una vicenda che lo riguarda direttamente e che sta sconquassando gli equilibri politici molisani.
Una vicenda che guardata in controluce presenta, però, diversi punti oscuri.
BIOCOM: DOVE SONO I SOLDI?
A partire dalla Biocom, società di proprietà del governatore Frattura fino al 2011 che nel 2008 aveva chiesto e ottenuto dal centrodestra di Michele Iorio 265mila euro di fondi pubblici per la realizzazione di un impianto a biomasse a Termoli. La centrale, per problemi nei permessi (e conseguente mancato rispetto dei termini previsti dal bando) non si realizzò mai, il progetto saltò e la Regione chiese indietro i contributi concessi. La Biocom si oppose alla restituzione in una rata unica, presentò ricorso al Tar che gli diede ragione perché se avesse pagato tutto e subito sarebbe fallita. Qualche settimana dopo la sentenza dei giudici, con le elezioni regionali vinte da Michele Iorio, la Biocom venne messa in liquidazione. Amministratore unico divenne Vittorino Del Cioppo, candidato non eletto con l’Idv. E qui arriviamo alla prima domanda: dove sono finiti i 265mila euro dati dalla Regione a Biocom? Perché se la centrale non è stata realizzata la società non è stata in grado di restituire la somma non spesa?
LA CAMPAGNA ELETTORALE, GLI ESPOSTI E LA PRIMA INDAGINE DI PAPA
Il presunto conflitto d’interessi dell’imprenditore Frattura è stato argomento di discussione anche nella seconda campagna elettorale. Quella che ha riportato i molisani alle urne meno di un anno fa, nel febbraio 2013 e che ha visto l’affermazione di Frattura e della sua coalizione di centrosinistra. Un mese dopo l’elezione, la Regione Molise ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che aveva stoppato la restituzione dei 265mila euro concessi alla Biocom. La procedura però si è quantomeno rallentata. A quel punto sono arrivati alcuni esposti alla Procura della Repubblica e il pm Papa ha affidato alla Squadra Mobile di Campobasso le indagini sul caso. Ben sapendo - è il caso di sottolinearlo - che negli uffici di via Tiberio lavora la sorella del governatore, Giuliana Di Laura Frattura, numero due di Giancarlo Pozzo e capo di gabinetto. Gli agenti della Mobile dopo qualche tempo, a inizio estate, hanno consegnato un rapporto a Papa sostenendo che nella vicenda Biocom non si ravvedono elementi di natura penale e ricordando il contenzioso in atto tra la ex società di Paolo Frattura e la Regione.
E qui accade un secondo fatto strano. Papa fidandosi del lavoro svolto dalla Squadra Mobile archivia l’indagine. Poco tempo dopo, però, riapre il caso affidando le nuove indagini non più alla Mobile ma alla Digos, sezione che comunque ricade sempre sotto il controllo del questore Pozzo. Per quale motivo il magistrato, dimostrando di fidarsi del rapporto fatto dalla Mobile a giugno 2013, chiude la pratica, e pochi mesi dopo – riaffidandola alla Digos – non si fida più? Se non era soddisfatto di come gli agenti avevano lavorato avrebbe potuto contestarli, dire loro di approfondire meglio, oppure anche sottrargli il caso. Invece Papa archivia. E poi riapre, perché?
E soprattutto, per quale ragione, potendo rivolgersi ai carabinieri o alla guardia di finanza perché sceglie nuovamente una sezione della Polizia di Stato?
POZZO NON DIFENDE I SUOI UOMINI. PERCHÉ?
E veniamo a Giancarlo Pozzo. L’accusa per lui è di aver disatteso gli ordini dell’autorità giudiziaria, cioè di Papa, sottraendo le seconde indagini alla Digos per riaffidarle alla Mobile. Un potere che lui, in quanto organo di polizia provinciale e non giudiziario non ha.
A telefono sul punto Pozzo glissa. Dice che «se l’ordine l’ha dato oppure no verrà fuori» e che «si chiarirà tutto nelle sedi opportune». Interpellato riferisce di avere «un dovere istituzionale» e che sta cercando di mantenere «un atteggiamento distaccato, senza polemizzare con il pm».
Insomma, saranno le fasi processuali a chiarire se «l’analisi criminosa di Fabio Papa è fondata oppure no». E dunque se ha commesso davvero un abuso per favorire il presidente della Regione.
Di ipotetiche dimissioni non vuole neanche sentirne parlare: «Da noi questo istituto non esiste. E poi perché dovrei? in fondo è solo una vicenda che è accaduta e che va chiarita. Si può dedurre dal mio discorrere tranquillo che sento lontane queste accuse, ma ripeto, non voglio polemizzare sui giornali».
Remore comprensibili vista la posizione del questore. Quello che non si comprende è come mai Pozzo non abbia difeso i suoi agenti della Mobile quando Papa ha riaperto il caso e affidato la pratica alla Digos.
In sostanza, perché Pozzo di fronte all’atto di palese sfiducia dell’autorità giudiziaria nei confronti di una sezione investigativa da lui controllata (cioè la Squadra Mobile) non cerca un chiarimento con Papa chiedendogli conto delle ragioni di questa sfiducia? Perché tace?
PAPA E L’ESPOSTO DI IORIO IN CUI SI PARLA DI GIULIANA FRATTURA
Il pm Papa, nel motivare la richiesta di iscrizione sul registro degli indagati del questore Pozzo, ha anche chiesto l’acquisizione dell’esposto-denuncia presentato da Michele Iorio a metà novembre sulla presunta incompatibilità ambientale del capo di gabinetto della questura, ovvero della dottoressa Giuliana Frattura, sorella dell’attuale presidente.
Per Pozzo «non esiste alcuna incompatibilità. E non sarebbe nemmeno normale trasferire d’ufficio la Frattura perché il fratello è diventato governatore. Se lo facessi, lei potrebbe impugnare il provvedimento e il Tar le darebbe ragione».
Papa, chiedendo l’acquisizione di quell’esposto in cui si fa esplicito riferimento alla dottoressa Frattura, avvalora in qualche modo la tesi accusatoria di Michele Iorio secondo il quale in Questura la presenza della sorella del governatore renderebbe poco sereno il clima intorno a indagini che riguardano l’ex presidente della Regione. Ed è, anche questa, una stranezza che andrà chiarita.
Di ipotetiche dimissioni non vuole neanche sentirne parlare: «Da noi questo istituto non esiste. E poi perché dovrei? in fondo è solo una vicenda che è accaduta e che va chiarita. Si può dedurre dal mio discorrere tranquillo che sento lontane queste accuse, ma ripeto, non voglio polemizzare sui giornali».
Remore comprensibili vista la posizione del questore. Quello che non si comprende è come mai Pozzo non abbia difeso i suoi agenti della Mobile quando Papa ha riaperto il caso e affidato la pratica alla Digos.
In sostanza, perché Pozzo di fronte all’atto di palese sfiducia dell’autorità giudiziaria nei confronti di una sezione investigativa da lui controllata (cioè la Squadra Mobile) non cerca un chiarimento con Papa chiedendogli conto delle ragioni di questa sfiducia? Perché tace?
PAPA E L’ESPOSTO DI IORIO IN CUI SI PARLA DI GIULIANA FRATTURA
Il pm Papa, nel motivare la richiesta di iscrizione sul registro degli indagati del questore Pozzo, ha anche chiesto l’acquisizione dell’esposto-denuncia presentato da Michele Iorio a metà novembre sulla presunta incompatibilità ambientale del capo di gabinetto della questura, ovvero della dottoressa Giuliana Frattura, sorella dell’attuale presidente.
Per Pozzo «non esiste alcuna incompatibilità. E non sarebbe nemmeno normale trasferire d’ufficio la Frattura perché il fratello è diventato governatore. Se lo facessi, lei potrebbe impugnare il provvedimento e il Tar le darebbe ragione».
Papa, chiedendo l’acquisizione di quell’esposto in cui si fa esplicito riferimento alla dottoressa Frattura, avvalora in qualche modo la tesi accusatoria di Michele Iorio secondo il quale in Questura la presenza della sorella del governatore renderebbe poco sereno il clima intorno a indagini che riguardano l’ex presidente della Regione. Ed è, anche questa, una stranezza che andrà chiarita.
Non può sfuggire, che è stato lo stesso magistrato a riaprire un caso da lui stesso archiviato affidandolo agli agenti della Digos. Per quale ragione Papa, pur nutrendo sospetti circa possibili influenze della sorella del governatore sulle sezioni investigative della Questura, ha nuovamente dato incarico a un organo della Polizia di Stato di Campobasso la seconda indagine? http://sgonfiailbiogas.blogspot.it/2014/01/biomasse-connection-in-molise-le.html

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