mercoledì 24 giugno 2026

Val d’Agri, vent’anni di studi e prevenzione mancata: il caso petrolifero che interroga l’Italia

 tratto da https://ambientenonsolo.com/val-dagri-ventanni-di-studi-e-prevenzione-mancata-il-caso-petrolifero-che-interroga-litalia/

dall'articolo di Marco Talluri: "Un territorio agricolo diventato cuore petrolifero d’Italia
La Val d’Agri, in Basilicata, è un’area agricola e montana, con produzioni di qualità, biodiversità e piccoli centri abitati. Negli ultimi trent’anni è però diventata anche uno dei poli energetici più rilevanti del Paese. Il Centro Olio Val d’Agri, situato tra Viggiano e Grumento Nova, tratta gli idrocarburi estratti prima del loro trasferimento verso la raffineria di Taranto attraverso l’oleodotto Viggiano-Taranto.
Questa convivenza tra attività estrattive, ambiente naturale e comunità residenti ha generato fin dall’inizio interrogativi sulla qualità dell’aria, delle acque e dei suoli, ma soprattutto sugli effetti sanitari di una esposizione prolungata nel tempo. Secondo gli autori, per molti anni le informazioni disponibili non sono state sufficienti a rispondere in modo adeguato alle preoccupazioni delle comunità locali.
È qui che nasce il “lungo tempo dell’attesa”: mentre gli impianti funzionavano e le attività petrolifere si consolidavano, la costruzione di una solida base di conoscenze epidemiologiche procedeva con tempi molto più lenti.
Gli studi: segnali ripetuti nel tempo
L’instant book ripercorre oltre vent’anni di epidemiologia in Val d’Agri. Le prime analisi descrittive avevano già evidenziato segnali meritevoli di attenzione. Successivamente lo studio dell’Istituto superiore di sanità sui 20 comuni dell’area petrolifera ha rilevato eccessi di mortalità per diverse cause, tra cui tumori dello stomaco, infarto del miocardio, malattie respiratorie e malattie dell’apparato digerente.
Un passaggio importante è stato rappresentato dalla Valutazione di impatto sulla salute promossa dai Comuni di Viggiano e Grumento Nova, conclusa nel 2017. Lo studio ha integrato dati ambientali, modellistica di dispersione degli inquinanti, analisi epidemiologiche, salute respiratoria e percezione del rischio. La modellistica ha indicato che l’impatto emissivo del Centro Olio Val d’Agri si estende oltre i comuni più vicini, rendendo necessario un approccio territoriale più ampio.
Particolarmente rilevante è lo studio di coorte residenziale su 6.795 residenti di Viggiano e Grumento Nova, seguiti tra il 2000 e il 2014. L’esposizione è stata stimata attraverso modelli di dispersione degli ossidi di azoto, utilizzati come traccianti delle emissioni dell’impianto. I risultati hanno mostrato un aumento del rischio di mortalità per malattie circolatorie al crescere dell’esposizione, con effetti più marcati nelle donne. Anche i ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie hanno mostrato eccessi nelle classi più esposte.
Gli studi respiratori hanno aggiunto ulteriori elementi: nell’area più vicina al Centro Olio sono stati osservati aumenti di tosse, sintomi allergici respiratori con bruciore agli occhi, asma o bronchite asmatica e bronchite cronica. Parallelamente, la percezione del rischio tra i residenti è risultata molto alta: una quota rilevante della popolazione considera grave la situazione ambientale e percepisce l’impianto come un pericolo per la salute.
Il rapporto LucAS e il nuovo allarme
Dopo anni di attesa, il progetto Lucania Ambiente e Salute ha aggiornato il quadro epidemiologico regionale. Per la Val d’Agri, considerando 15 comuni e il periodo 2013-2023, emergono eccessi di mortalità generale, per tumori maligni e per malattie circolatorie. Secondo la ricostruzione dell’instant book, si tratta di un quadro che conferma e aggrava segnali già presenti nelle ricerche precedenti.
Il problema, osservano Bianchi e Mele, non è quindi la presenza di un singolo dato isolato, ma l’accumulo nel tempo di evidenze coerenti. Studi descrittivi, analisi dell’Istituto superiore di sanità, Valutazione di impatto sulla salute, coorte residenziale, indagini respiratorie e dati LucAS compongono un quadro che rende sempre meno giustificabile il rinvio delle misure di prevenzione.
Quando la ricerca arriva troppo tardi
La riflessione più forte dell’instant book riguarda il rapporto tra tempi della conoscenza e tempi della salute. Le esposizioni ambientali si accumulano negli anni. Le malattie croniche possono manifestarsi dopo lunghi periodi di latenza. Gli studi epidemiologici richiedono tempo per essere progettati, realizzati e interpretati. Le decisioni amministrative seguono a loro volta procedure lente.
Quando questi tempi non coincidono, il rischio è che il tempo necessario a produrre conoscenza diventi anche tempo di esposizione per le comunità. In altre parole: mentre si studia, le persone continuano a vivere nei territori interessati; mentre si attendono ulteriori conferme, malattie e decessi continuano a verificarsi.
Per questo gli autori richiamano la necessità di passare da una logica puramente descrittiva a una logica di prevenzione primaria. La domanda non dovrebbe essere soltanto se esistano prove definitive di danno, ma se le conoscenze disponibili siano sufficienti per agire riducendo le esposizioni.
La transizione energetica come questione sanitaria
La vicenda della Val d’Agri assume un significato ancora più ampio alla luce della crisi climatica e della necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Il documento sottolinea il paradosso di un territorio in cui, mentre crescono le evidenze sanitarie e ambientali, si torna a discutere di possibili aumenti della produzione petrolifera.
La Basilicata continua a rappresentare il cuore della produzione petrolifera nazionale. Secondo i dati riportati nell’instant book, nel 2025 la regione ha prodotto circa 3,3 milioni di tonnellate di petrolio, pari a oltre l’85 per cento dell’intera produzione italiana. I giacimenti della Val d’Agri e di Tempa Rossa producono complessivamente circa 70.000 barili al giorno, ma le compagnie ipotizzano un aumento significativo della capacità estrattiva.
Per gli autori, ogni decisione di incremento delle attività petrolifere deve essere valutata non solo come scelta industriale o energetica, ma anche come scelta sanitaria e ambientale. In un territorio segnato da decenni di esposizioni, studi epidemiologici e preoccupazioni locali, il futuro produttivo non può essere separato dalla tutela della salute."
Una lezione che riguarda tutto il Paese
Il caso Val d’Agri va oltre i confini della Basilicata. Riguarda tutte le aree sottoposte a forti pressioni ambientali, dove benefici economici e costi sanitari non si distribuiscono nello stesso modo. Riguarda il ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche. Riguarda la capacità delle istituzioni di non attendere la certezza assoluta prima di intervenire.
La conclusione dell’instant book è netta: la conoscenza scientifica non può servire soltanto a comprendere il passato. Deve orientare scelte capaci di prevenire rischi, ridurre esposizioni e costruire un futuro più sano e sostenibile.
La Val d’Agri, da questo punto di vista, è un caso emblematico. Mostra quanto sia fragile il confine tra studio e attesa, tra prudenza e inerzia, tra sviluppo e sacrificio di un territorio. E ricorda che, quando sono in gioco ambiente e salute, il tempo non è una variabile neutra: ogni anno perso può significare nuove esposizioni, nuovi danni e nuove occasioni mancate di prevenzione.
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