tratto da https://www.greenpeace.org/italy/storia/31209/il-ddl-caccia-smantella-trenta-anni-di-tutela-della-fauna/
dall'articolo: "cacciare ovunque e comunque, ma anche costruire ovunque, prelevare tutto il possibile incuranti delle conseguenze per le generazioni future (e pure per quelle del presente) appare come una pulsione irrinunciabile: la natura inviolata, incontaminata, per questo governo non è un bene da tutelare, ma un “spreco di risorse”.
E che queste misure vengano effettuate violentando le indicazioni della scienza non sorprende: cos’altro è il negazionismo climatico che caratterizza tanti politici italiani? Non è un caso che il DDL Caccia selvaggia prevede un indebolimento nel ruolo di definizione dei calendari venatori di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ai cui vertici si stanno nominando figure particolarmente gradite al governo ma con competenze di settore per lo meno dubbie).
Il DDL 1552 è quindi un cambio di paradigma che rischia di trasformare la protezione della fauna e della natura in una farsa.
Dopo il via libera del Senato, il testo approda ora alla Camera. È lì che si deciderà se questa visione della natura – come bene da sfruttare più che da tutelare – diventerà parte integrante dell’ordinamento italiano.
Più territori aperti alla caccia, meno spazi per la natura
Tra gli aspetti più preoccupanti della riforma c’è l’estensione delle aree cacciabili e la possibilità di ridurre o ridimensionare zone oggi sottoposte a tutela. Una prospettiva che appare in netto contrasto con gli obiettivi europei della Strategia per la Biodiversità 2030, che chiedono agli Stati membri di aumentare, non diminuire, le superfici protette.
In un Paese che già fatica a garantire risorse adeguate per proteggere la natura, la scelta di ampliare gli spazi destinati alla caccia rappresenta un segnale politico preciso: la conservazione della biodiversità non è più considerata una priorità."
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