SECONDO PALAZZO CHIGI LA VALUTAZIONE
DEL
DANNO SANITARIO NON PUÒ MODIFICARE LE PRESCRIZIONI SUGLI IMPIANTI
PORCATE
VELENOSE
IL
DOPO-RIVA
Pronti
a subentrare
la
multinazionale
Arcelor
Mittal
e
il gruppo Marcegaglia,
in
difficoltà
e
in conflitto d’interessi
di
Carlo
Di Foggia
Approvato
la vigilia di
Natale,
l’ennesimo
decreto
“Salva Ilva”
è
legge da lunedì
scorso.
E da ieri se ne conoscono
i
pesanti effetti. Dopo che
Monti
stabilì che l’acciaieria restava
aperta
contro la decisione
della
magistratura, Letta che tagliava
fuori
i Riva – commissa -
riandola
– il settimo decreto di
Matteo
Renzi li estromette definitivamente.
Lo
fa, però, mettendo
pochissimi
soldi sul piatto
delle
bonifiche, dando carta
bianca
al commissario e con pesanti
deroghe
al rispetto delle
prescrizioni
ambientali. Quelle
che
fanno infuriare gli ambientalisti,
Verdi
in testa, che parlano
di
“condono”. Promemoria:
il
premier si è convinto della necessità
di
una nuova “operazio -
ne
Alitalia”. Tradotto: con una
piccola
modifica alla legge Marzano
(fatta
per Parmalat), parte
l’amministrazione
controllata
su
richiesta del commissario
Piero
Gnudi. Poi lo schema è
noto:
la parte sana –la good
company
– va
in mano al futuro
commissario
(stando al testo, lo
stesso
Gnudi), mentre debiti e
contenziosi
finiscono in una
bad
company,
con la garanzia
dello
Stato. Questo, però, nel testo
del
governo non c’è. C’è però
molto
altro.
COMMISSARIO-
IMPUNITÀ
Viene
lasciata carta bianca al
nuovo
commissario e ai suoi incaricati
nell’attuazione
del piano
ambientale
previsto dall’Au -
torizzazione
integrata, quella
che
dovrebbe fare in modo che
l’Ilva
non uccida più i tarantini:
non
rischieranno nulla sul piano
penale
e civile. Il perché è
presto
detto: stando al testo,
molte
delle prescrizioni sanitarie
non
verranno rispettate. Il
cavillo
disinnesca così qualsiasi
iniziativa
della Procura di Taranto.
Obiettivo
manifesto, peraltro,
dei
precedenti decreti.
PRESCRIZIONI,
C’È TEMPO
Qui
si sfiora il condono. L’articolo
2
stabilisce infatti che per rispettare
le
94 prescrizioni previste
dall’Aia
c’è tempo fino al luglio
2015.
Ma c’è un di più: basterà che
per
quella data ne siano state realizzate
almeno
l’80% per non
bloccare
tutto. Toccherà al Ministero,
con
apposito decreto, fissare
il
termine per le restanti. Quali?
Stando
ai tempi fissati dal testo
quelle
più importanti: la copertura
del
parco minerali (considerato
il
principale responsabile del
sollevamento
delle polveri verso il
rione
Tamburi), e la numero 16:
agglomerato
cokeria altiforni.
Entrambe
scadono a ottobre e la
prima
ha tempi lunghi: circa due
anni
e mezzo. I lavori però, non
sono
ancora iniziati e il progetto
esecutivo
ancora non ha l’ok definitivo.
Il
rischio è che i due più
importanti
paletti a tutela della
salute
non vengano rispettati.
SALUTE,
INSOMMA
Più
che sottostimarli, il decreto
sembra
ostacolarli. Sempre
all’articolo
2 si decide che la valutazione
del
danno sanitario
non
può modificare le prescrizioni
che
devono essere adottate sugli
impianti.
Perché? La risposta,
forse,
è nello studio della valutazione
del
danno sanitario redatto
dall’Arpa
Puglia: in caso di non
applicazione
delle prescrizioni
sarebbero
a rischio cancro 25 mila
persone,
che in caso di piena
applicazione
si ridurrebbe solo
del
50%. Dettaglio inutile, visto
che
non potranno incidere sulle
bonifiche.
GLI
SPICCI (DI LETTA-MONTI)
Renzi
ha parlato di 2 miliardi di
euro.
Soldi che però non ci sono,
almeno
non tutti. 1,2 miliardi,
per
dire, sono quelli sequestrati ai
Riva
dalla procura di Milano. Sequestrati,
non
confiscati (serve
una
sentenza definitiva): in pratica
i
soldi sono ancora bloccati in
Svizzera.
Proprio in questi giorni
i
pm stanno dialogando con le
autorità
elvetiche per riportarli in
Italia,
ma l’operazione non è
semplice
e i soldi sono a rischio
contenzioso.
Di sicuri, ci sono solo
486
milioni. Cifre non stanziate
da
Renzi, ma dai governi precedenti
al
suo, e finora mai spesi
(ci
sono anche fondi di Fintecna:
150
milioni). Il premier ha promesso
poi
375 milioni di fondi
europei.
Nel testo, però, la cifra
non
compare. I custodi giudiziari
della
Procura di Taranto avevano
stimato
il danno ambientale in 8
miliardi.
Dei 30 milioni per la ricerca
sui
tumori infantili, promessi
dal
premier, invece, non c’è
traccia.
Renzi sembrava tenerci
in
modo particolare: “L’Europa
non
ci impedisca di salvare i
bambini
di Taranto”, ha spiegato
nelle
scorse settimane. Ieri, il sottosegretario
Graziano
Delrio ha
assicurato
che ci saranno. Secondo
uno
studio dell’Istituto superiore
della
sanità del 2014, la
mortalità
per tumore della popolazione
tarantina
da zero a 15 anni
è
risultata del 21% superiore alla
media
della Puglia, mentre l’in -
cidenza
delle malattie tumorali è
superiore
del 54%.
IL
FUTURO
Accollate
le perdite allo Stato,
l’acquirente
c’è già: la multinazionale
Arcelor
Mittal e il gruppo
Marcegaglia,
in difficoltà e in
conflitto
d’interessi in quanto
fornitore
dell’Ilva. La cifra, stando
al
testo, è stata già fissata da
una
valutazione indipendente
(che
non è dato conoscere). Proprio
come
chiesto da Mittal.
Il
fatto quotidiano 7 gennaio 2014
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