Di proroga in proroga
Iscrizione obbligatoria,
molte società
del settore pagano, ma
non ci sono sanzioni Scarti pericolosi
Le chiavette
Usb del
Sistri, il sistema
informatico
per la tracciabilità
dei rifiuti.
A destra,
rifiuti tossici
Ansa/ LaPresse
MARCO PALOMBI
Sistri, chi era costui? La
domanda è legittima: è
un acronimo e sta per
“Sistema di controllo
della tracciabilità dei rifiuti”,
il cui utilizzo è obbligatorio
per le imprese che producono
o trasportano “rifiuti speciali
pericolosi” e per chi lavora coi
“rifiuti urbani” in Campania.
Se non avete idea di cosa sia, è
normale: nonostante il protocollo
tra ministero dell’A mbiente
e Selex (Finmeccanica)
sia datato fine 2009, Sistri non
è mai entrato davvero in vigore.
Non solo: lavora su una tecnologia
che lo stesso ministero
ritiene sorpassata. Infine:
ha avuto la sua inchiesta per
l’affidamento della gara.
Problema: finora è costato
uno sproposito, soprattutto
alle imprese che sono obbligate
a usarlo e pagano un apposito
obolo. Il Fatto Quotidianopuò
per la prima volta rivelare
le cifre grazie a un documento
che il governo ha depositato
da poco in Parlamento
grazie a un ordine del giorno
della deputata M5s Patrizia
Terzoni: dal 2010 a oggi Selex
ha presentato fatture per
326 milioni, che lo Stato ha saldato
per 103 milioni. Nel frattempo,
le imprese sono state
salassate per 170 milioni per
un sistema che non funziona.
Penne Usb e black box:
“Tecnologia inefficace”
L’idea in sé è sacrosanta: in
un Paese che è avvelenato da
sistemi illegali di smaltimento
dei rifiuti pericolosi controllarne
la produzione e il
viaggio è un’ottima cosa.
Peccato che il Sistri non sia
a ll ’altezza delle aspettative.
Dovrebbe funzionare così:
tutti i dati di un carico di rifiuti
speciali vengono inseriti
in una chiavetta Usb che
viaggia con loro; ogni camion
che li trasporta è dotato di una
blac kbox, in sostanza un
trasponder che ne segnala la
posizione, montata sulla motrice.
Le forze dell’ordine dovrebbero
intervenire durante
ogni anomalia negli spostamenti.
Il sistema ha, però,
evidenziato parecchi problemi,
non ultimo i buchi di rete
presenti nel territorio italiano,
specialmente interno.
Dopo la bellezza di otto
rinvii nella fase di start up, il
Sistri è entrato in vigore a
marzo 2014, ma non proprio
del tutto: siccome i malfunzionamenti
sono molti, usarlo
è obbligatorio ma senza
sanzioni per chi non lo fa (la
loro entrata in vigore è stata
più volte prorogata e ora dovrebbe
scattare nel 2017). Il
tutto è governato in un palazzo
di Selex a Roma: i server
sono in un grande bunker,
l’elaborazione dati e il controllo
occupano due piani.
Quanto è costato Sistri
e, soprattutto, chi paga
Pontinia (LT) dall'ambiente, alla difesa dei diritti civili e sociali, dalla politica alla tecnica. Si riportano stralciriportandone autori. Nota: qualora si ritenga la pubblicazione (o i commenti) siano lesivi o notizie superate si prega di comunicarlo con mail giorgio.libralato@gmail.com e saranno rimossi. Oppure allo stesso modo si può esercitare il diritto di replica. Qualora si ritenga che una pubblicazione o parte di essa ledano i diritti di copyright o di autore saranno rimossi

Nessun commento:
Posta un commento