giovedì 8 gennaio 2015

Tirreno power contro la nuova Aia

8 Jan 2015
Il Sole 24 Ore
VADO LIGURE (SAVONA) J.G.
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Tirreno power contro la nuova Aia

LIGURIA

società Tirreno Power (gruppo Gaz de France-Suez) contesta la nuova autorizzazione integrata ambientale (aia) rilasciata il 31 dicembre alla centrale elettrica a carbone di Vado Ligure, nella baia di Savona (Liguria). Secondo la società, il decreto di Aia contiene «prescrizioni inattuabili e inaccettabili» e di conseguenza «si opporrà in ogni sede».

La centrale è accusata di inquinare l’aria e di avere ucciso con le sue esalazioni centinaia di persone, e per questo motivo dal marzo scorso è stata sequestrata e spenta dalla magistratura di Savona. Tuttavia i dati delle emissioni, della qualità dell’aria di Savona e dello stato di salute della popolazione confermano il fatto che l’impianto non è la prima fonte di inquinamento della zona, che è in regola con i limiti delle emissioni, che la qualità dell’aria nel Savonese è fra le più fini e salubri d’Italia, che a centrale spenta l’aria non è migliorata e che malattie e mortalità sono nella media.

L’inchiesta della magistratura savonese e le iniziative dei comitati nimby hanno messo sotto pressione gli esperti che hanno condotto il procedimento amministrativo di rilascio dell’autorizzazione, imponendo loro di adottare regole assai severe.

Numerose le prescrizioni imposte dal ministero alla centrale che, se attuate, permetteranno di avere una centrale a carbone straordinariamente pulita, come non ce ne sono al mondo. Le condizioni economiche del mercato elettrico rendono l’impianto di Vado Ligure fra la quarantina di centrali italiane candidate a uscire dal mercato perché non abbastanza competitive.

L’azienda si dice sconcertata per «alcune prescrizioni incongrue ed inattuabili». Per esempio, è stato imposto di costruire entro marzo il colossale edificio che dovrà coprire il deposito di carbone (contro i 30 mesi previsti dall’autorizzazione di un altro ministero, lo Sviluppo economico)

La Tirreno Power contesta «l’obbligo dell’avviamento da subito a gas naturale, che comporta il fermo della centrale per due anni senza nessun concreto beneficio ambientale» e osserva che i tempi di decorrenza degli obblighi «non si riferiscono alla disponibilità degli impianti, attualmente sotto sequestro, ma al rilascio dell’Aia», cioè che i lavori per ridurre l’inquinamento devono essere condotti nei tempi anche se gli impianti sono sotto sequestro .

«La nuova Aia – protesta la società elettrica – prevede dunque prescrizioni inattuabili e non è in alcun modo ottemperabile» e per questo motivo la Tirreno Power si appella al Governo, che si era impegnato a individuare soluzioni che consentano la ripresa dell’attività.

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