giovedì 8 gennaio 2015

Ilva, il veleno sta sereno Il governo “condona” NEL DECRETO VARATO ALLA VIGILIA DI NATALE SALTANO LE PRESCRIZIONI PIÙ IMPORTANTI COME LA COPERTURA DEL “PARCO MINERIALI”, PRINCIPALE INQUINATORE DEL QUARTIERE TAMBURI

PROMESSE
Dal testo sono spariti
anche i 30 milioni
per finanziare
un progetto di ricerca sui
tumori e le assunzioni
all’Arpa Puglia
di Carlo Di Foggia
Poche righe e il condono
ambientale è servito.
Com’è prassi
nell’era renziana, le
pieghe dei decreti di governo
approvati alla cieca dal consiglio
dei ministri si arricchiscono
di cavilli che ne svuotano la
portata e le buone intenzioni.
Molte promesse, poi, spariscono
del tutto.
Andiamo con ordine. Comitati
e associazioni di Taranto sono
infuriati, e puntano il dito su un
comma del decreto “Salva Ilva”
approvato dal governo la vigilia
di Natale ed entrato in vigore lunedì:
quello che stabilisce che il
piano di risanamento ambientale
si intende attuato se entro
il 31 luglio 2015 sono realizzate,
almeno nella misura dell’80 per
cento, le prescrizioni in scadenza
a quella data”. L’Autorizza -
zione ambientale integrata –
che dovrebbe impedire all’Ilva
di continuare a uccidere i Tarantini
ne prevede 94. Stando
al testo, quindi, circa il 20% verrà
di fatto condonato. Non solo.
La valutazione, infatti, è puramente
numerica, senza alcun
accenno ad elementi quantitativi.
Significa che basterà realizzare
circa 75 prescrizioni per
chiudere definitivamente la
pratica delle bonifiche. Non importa
quali.
Peccato, però, che nel maggio
scorso il governo abbia prorogato
molte scadenze, visti i ritardi
nell’attuazione delle bonifiche,
e alle date, salteranno tutte
gli interventi più importanti,
a partire dalla copertura del
parco minerali, considerato il
principale responsabile del sollevamento
delle polveri verso il
rione Tamburi. Servono 28 mesi
per metterli i sicurezza (in
uno dei parchi dovrebbe sorgere
l’edificio più grande d’Euro -
pa), ma i lavori non sono ancora
partiti e i progetti esecutivi non
hanno ottenuto il via libera definitivo.
Nel quartiere sono increduli
spiega Angelo Bonelli,
leader dei Verdi –è il tradimento
di qualsiasi speranza di un futuro
migliore”. A scorrere la lista
delle bonifiche a rischio c’è
di tutto: dagli interventi sugli
agglomerati alle cokerie, agli altiforni.
Prescrizioni che da sole
valgono costano quasi un miliardo
di euro. Basta fare affidamento
su una cinquantina di interventi
minori, e il gioco e fatto.
La copertura di tutti i parchi minerari,
invece, non sarà obbligatoria,
e a oggi è previsto solo la
bagnatura delle polveri per impedire
la dispersione. Salta anche
il 45 per cento delle coperture
dei nastri che trasportano i
materiali, così come la fermata
di diverse batterie degli altiforni.
A finire nelle maglie del condono
anche il nuovo sistema di
trattamento delle scorie dell’ac -
ciaieria: “Saranno conclusi entro
il 3 agosto 2016”, scriveva il
governo nel maggio scorso. Ora
però, dopo luglio 2015 dovrà essere
emanato un nuovo decreto
ministeriale per rideterminare
la scadenza.
NESSUN OBBLIGO, però, ma
solo un auspicio senza limiti
precisi. C’è poi il sistema di sicurezza
Proven”, quello che
dovrebbe regolare la pressione
interna dei forni: “Sarà fatto entro
22 mesi”, quindi è fuori. Il
condono riguarderà anche i livelli
di guardia delle polveri sottili:
le soglie di sicurezza dovrebbero
essere garantite da filtri e
sistemi di spegnimento che però
non sono ancora stati completati,
e viste le disposizioni del decreto
non ci sarà alcun obbligo
ad accelerare i tempi. Stesso discorso
vale per l’inquinatissima
area di gestione dei rottami ferrosi.
È assurdo – spiega Fabio
Matacchiera, del Fondo antidiossina
di Taranto - Abbiamo
fatto anche degli esposti alla Pocura:
si tratta di un’area visibilmente
inquinante, dove si vedono
i fumi alzarsi anche di notte”.
Così facendo il governo ammette
di non voler bonificare
l’Ilva, visto che gli interventi più
importanti non sono più obbligatori”,
spiega Bonelli. “Quella
misura significa che Renzi ha
solo deciso di prendere tempo.
Il tutto con un provvedimento
incostituzionale”, continua Matacchiera.
Il riferimento all’im -
punità penale e civile per il futuro
commissario (e i suoi uomini)
che dovrà gestire l’Ilva in
amministrazione controllata. Il
perché è presto detto: stando al
testo, molte delle prescrizioni
sanitarie non verranno rispettate.
Il cavillo disinnesca così
qualsiasi iniziativa della Procura
di Taranto. Lo stesso obiettivo,
peraltro, dei precedenti sei
decreti salva acciaieria varati dai
governi Monti e Letta. Non solo.
Dal testo sono spariti anche i 30
milioni per finanziare un progetto
a Taranto di ricerca sui tumori,
specialmente quelli infantili,
promessi dal premier. Stessa
cosa anche per le assunzioni “a
tempo indeterminato” di personale
per potenziare le attività di
controllo dell’Arpa Puglia:
niente da fare. All’agenzia sono
increduli, anche perché la promessa
compeggia ancora sul sito
di Palazzo Chigi. Il governo,
peraltro, nel decreto mette nero
su bianco che “la valutazione del
danno sanitario non può modificare
le prescrizioni che devono
essere adottate sugli impianti”.
In pratica se la situazione peggiora,
gli interventi di bonifica
non cambiano. La risposta a
questa norma, forse, è nello studio
della valutazione del danno
sanitario redatto dall’Arpa Puglia:
in caso di non applicazione
delle prescrizioni sarebbero a rischio
cancro 25 mila persone,
che in caso di piena applicazione
si ridurrebbe solo del 50%.
Assistiamo a un’operazione
mediatica basata sul nulla perché
il decreto di Renzi non stanzia
neppure un euro – spiega
Alessandro Marescotti di Pacelink
Quel testo specifica anzi
molto bene che dalla sua attuazione
non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica’”.

il fatto quotidiano 8 gennaio 2014

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