La Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza di trasferimento firmata da alcuni dei 48 imputati, tra i quali i membri della famiglia Riva: il procedimento si terrà regolarmente nel capoluogo ionico
di Francesco Casula | 7 ottobre 2014 Resta a Taranto il processo nei confronti degli imputati coinvolti nell’inchiesta sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico Ilva. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione rigettando l’istanza di trasferimento del processo firmata da alcuni dei 48 imputati, tra i quali i membri della famiglia Riva. La Suprema Corte, quindi, non ha ritenuto valido il teorema difensivo secondo cui la “pressione ambientale verso la chiusura dello stabilimento Ilva” potesse influenzare l’operato dei magistrati tarantini. Evidentemente, per il collegio della prima sezione penale, presieduto daUmberto Giordano, che entro trenta giorni depositerà i motivi del rigetto, sono state più efficaci lememorie preparate dal pool di inquirenti guidati dal procuratore Franco Sebastio. In quelle 12 pagine, infatti, il pool di magistrati della procura aveva chiarito che non vi era stata da parte dell’opinione pubblica nessuna pressione sulla magistratura e neppure alcuna persecuzione nei confronti della famiglia Riva.
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