Come
da sinistra
ti
peggioro il Piano casa
LO
SQUALETTO
Un
emendamento
di
Sbardella jr.
permette
di edificare
anche
in aree protette
In
più, un premio a chi
ha
costruito in spiaggia
Cemento
perfino nelle
aree
naturali protette e
nei
parchi, ampliamenti di
case
e villette a gogo, supermercati
e
uffici che diventano
appartamenti,
porti turistici
e
piste da sci per tutti i gusti:
da
Silvio Berlusconi a Renata
Polverini
a Nicola Zingaretti,
il
piano casa del Lazio continua
a
fare danni. Il centrosinistra
che
da un anno e
mezzo
governa la Regione ha
preparato
per la verità un
piano
casa nuovo che sarà discusso
a
settembre. Ma è un
testo
che non promette niente
di
buono, anzi. Il primo
assaggio
di ciò che bolle in
pentola
è stato servito tra il 18
luglio
e la sera del 6 agosto.
Dopo
ben otto sedute è uscito
dall’aula
un preparato indigesto:
una
legge (la numero
76)
che evita il ricorso alla
Corte
Costituzionale invocato
da
due ministri dei Beni
culturali,
Giancarlo Galan e
Lorenzo
Ornaghi, non proprio
due
campioni di progressismo,
assai
preoccupati,
però,
per la piega che il piano
aveva
preso nel Lazio. Ma
non
cancella del tutto le aberrazioni
più
vistose del piano
voluto
dalla Polverini nel
2009
con la complicità del vicepresidente
e
assessore
all’urbanistica
Luciano Ciocchetti.
Come,
per esempio, la
facoltà
di poter arrivare con il
cemento
perfino nelle aree
naturali
protette.
TUTTI
INSIEME, maggioran
-
za
e opposizione, centrosinistra
e
centrodestra, hanno votato
più
o meno spensieratamente
un
emendamento
dell’allievo
più promettente
di
Ciocchetti, Pietro Sbardella,
lo
Squaletto, il figlio di Vittorio,
lo
Squalo per antonomasia
della
Prima Repubblica.
La
norma approvata non
sottrae
tutte le aree protette
dall’incursione
cementizia,
com’era
ovvio che fosse, ma
solo
una parte, lasciando in
balìa
della speculazione molte
altre
zone, in particolare dentro
le
città o in prossimità di
esse.
Le aree più ambite. L’in -
traprendente
Squaletto, che è
un
esponente romano di Forza
Italia,
è riuscito a farsi approvare
anche
un altro bel
provvedimento:
un premio di
cubatura
a coloro che abbatteranno
case,
villette e palazzi
in
riva al mare e li ricostruiranno
in
zone un po’ più decenti
all’interno.
Il regalo, che
piace
soprattutto ai gestori di
stabilimenti
balneari, non è
più
del 100 per cento, come
previsto
dal testo Polverini-
Ciocchetti,
ma addirittura
del
150 per cento.
Con
queste premesse, c’è da
tremare
in attesa del piatto
forte,
il nuovo piano casa della
giunta
Zingaretti condensato
nella
legge numero 75.
Un
testo che, del resto, somiglia
come
una goccia d’ac -
qua
a quello del centrodestra.
Anna
Maria Bianchi, portavoce
di
Carteinregola, organizzazione
che
raggruppa circa
130
comitati, dopo aver
confrontato
con scrupolo i
due
testi spiega: “Sembrano
uno
la copia dell’altro, le differenze
non
sono determinanti.
A
Zingaretti e all’asses -
sore
all’urbanistica Michele
Civita
abbiamo chiesto perché
non
hanno adottato una
legge
più restrittiva, come
quella
Toscana, per esempio.
Ci
hanno risposto che il piano
Polverini
era legge e non si
poteva
tornare indietro”. In
campagna
elettorale il centrosinistra
fece
davvero fuoco
e
fiamme contro il piano casa
della
governatrice. Sostenendo
che
esso snaturava quello
precedente
del Pd Piero Marrazzo
e
riusciva a stupire perfino
Berlusconi
che aveva
messo
in moto tutta l’opera -
zione
con l’accattivante slogan
“padroni
in casa propria”.
IL
PIANO del
centrodestra laziale
era
una specie di grimaldello
capace
di sventrare
qualsiasi
programmazione
urbanistica
e di sovvertire le
linee
di qualsiasi piano regolatore.
Un
lasciapassare al cemento
libero.
Con puntiglio
gli
esponenti di centrosinistra
spiegarono
che quelle norme
c’entravano
assai poco con le
esigenze
abitative di tante famiglie,
ma
erano piuttosto il
cavallo
di Troia per operazioni
dettate
da appetiti cementizi
assai
robusti. Con il piano
casa
si consentiva ai costruttori,
per
esempio, di poter
ignorare
in futuro a proprio
piacimento
i vincoli di destinazione
d’uso
programmati
trasformando
in appartamenti
le
aree commerciali e le
zone
destinate a uffici.
Vinte
le elezioni, Pd e centrosinistra
evidentemente
hanno
cambiato idea. Nonostante
il
piano Polverini-
Ciocchetti
stia offrendo
pessime
prove. Come quella
della
Città del gusto nell’ex
Consorzio
agrario in zona
Marconi
a Roma, in faccia al
Tevere.
Un’area e uno stabile
pregiati
dove finora c’erano la
redazione
del Gambero
rosso,
un
ristorante, il bar e le aule
per
i corsi di gastronomia. E
poi
la sede della Asl, un cinema,
un
supermercato, un
parcheggio
a più piani. Tutte
strutture
per il quartiere e i
romani
che saranno cancellate
per
far posto a due palazzi
di
otto piani con decine di appartamenti.
D.
M.
il fatto quotidiano 8 agosto 2014
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