A
CHE PRO Chi
pensasse che a concedere lo sfruttamento di pozzi lo
Stato
guadagni un sacco di soldi si deve ricredere. L’Italia ha un regime
fiscale
da sempre favorevole agli operatori del settore, figlio di quando
si
pensava fosse povera di idrocarburi. Si paga il 10% delle tasse sul
gas
estratto
e il 7% sull’olio. In altri Paesi le royalties sono decisamente
superiori
e arrivano all’80%. Altro favore ai produttori è l’esenzione da
qualsiasi
imposta per le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte
annualmente
in terraferma e le prime 50mila in mare. Irrisori anche i
costi
per prospezione, ricerca e coltivazione (3,4 euro a kmq, 6,82 e
55).
Alla fine dei conti lo Stato, che mette a rischio il suo patrimonio
perché
lo sfruttino altri, dai petrolieri incassa miseri 419 milioni (2013).
Se
le aliquote venissero elevate al 50%, come prevede un ordine del
giorno
votato dal Senato a maggio, incasserebbe 3 miliardi. Il governo
non
è impegnato a recepirlo, ma ad abolire il Senato.
TERZI
IN EUROPA Con
105
piattaforme e 766
pozzi
attivi siamo il terzo
Paese
per numero di impianti
offshore
d’Europa
dopo
Gran Bretagna
(486)
e Olanda (181)
CROLLO
DAL 2009 Anche
nel
primo quadrimestre
2014
i consumi di
idrocarburi
sono in calo
(-3,4%)
sullo stesso periodo
2013.
La tendenza
va
avanti cinque anni. il fatto quotidiano 7 luglio 2014
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