lunedì 7 luglio 2014

Rischiamo tutto per soli 419 milioni petrolio e trivelle

A CHE PRO Chi pensasse che a concedere lo sfruttamento di pozzi lo
Stato guadagni un sacco di soldi si deve ricredere. L’Italia ha un regime
fiscale da sempre favorevole agli operatori del settore, figlio di quando
si pensava fosse povera di idrocarburi. Si paga il 10% delle tasse sul gas
estratto e il 7% sull’olio. In altri Paesi le royalties sono decisamente
superiori e arrivano all’80%. Altro favore ai produttori è l’esenzione da
qualsiasi imposta per le prime 20mila tonnellate di petrolio prodotte
annualmente in terraferma e le prime 50mila in mare. Irrisori anche i
costi per prospezione, ricerca e coltivazione (3,4 euro a kmq, 6,82 e
55). Alla fine dei conti lo Stato, che mette a rischio il suo patrimonio
perché lo sfruttino altri, dai petrolieri incassa miseri 419 milioni (2013).
Se le aliquote venissero elevate al 50%, come prevede un ordine del
giorno votato dal Senato a maggio, incasserebbe 3 miliardi. Il governo

non è impegnato a recepirlo, ma ad abolire il Senato.
TERZI IN EUROPA Con
105 piattaforme e 766
pozzi attivi siamo il terzo
Paese per numero di impianti
offshore d’Europa
dopo Gran Bretagna
(486) e Olanda (181)
CROLLO DAL 2009 Anche
nel primo quadrimestre
2014 i consumi di
idrocarburi sono in calo
(-3,4%) sullo stesso periodo
2013. La tendenza
va avanti cinque anni. il fatto quotidiano 7 luglio 2014

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