venerdì 11 luglio 2014

Nasce Cinelandia, vip in coda sulla Pontina SR 148 a Castel Romano

di Giorgio Meletti
Castel Romano
Alle cinque della sera arrivano
per fortuna Gianni Letta
e Walter Veltroni. Stormi di
cameramen si gettano sui due
blasonati ex per consolarsi della
tragica notizia appena giunta
da Roma centro: “Matteo non
verrà”. Avevano fatto tutto per
lui, con tanto di prove generali e
orario bloccato alle 17 per consentire
al premier il consueto
coordinamento con i tg delle
20. E invece Renzi è trattenuto a
Palazzo Chigi, e così si appalesa
il senso profondo dell’inaugu -
razione di Cinecittà World,
ambizioso parco tematico alla
periferia della Capitale: qui non
si celebrano i fasti del cinema
italiano degli anni ’50 e ’60, ma
si consuma una rimpatriata di
reduci degli anni 90, epoca meravigliosa
in cui, vent’anni più
giovani, dovevano ricostruire
l’Italia del dopo Tangentopoli e
invece hanno concepito nuove
e peggiori devastazione.
ECCO Veltroni affettuosamente
abbracciato dall’amministrato -
re delegato di Cinecittà Parchi
Spa, il francese Emmanuel Gout.
Sì, proprio lui: nel 1997 faceva il
lobbista di Telepiù, la pay- tv che
precedette Sky. Il governo Prodi
doveva mandare Telepiù sul satellite
insieme a Rete4, poi accadde
il miracolo, la legge Maccanico
fu cambiata quando
Gout promise al vice premier e
ministro dei Beni culturali Veltroni
di investire sul cinema italiano
che gli era così caro. Allora
Gianni Letta aveva iniziato la
carriera da gran ciambellano di
Palazzo Chigi, e Luigi Abete, lasciata
la presidenza di Confindustria,
fu mandato a occuparsi
di Cinecittà in grave crisi. Doveva
privatizzare gli studi cinematografici,
effettivamente Cinecittà
oggi è privata, di Abete.
O meglio, è sua (per il 16 per
cento) e dei suoi amici e soci-
Diego Della Valle (32 per cento)
e Aurelio De Laurentiis (23 per
cento).
Abete ringrazia Veltroni, che
come sindaco (2001-2008) ha
seguito la nascita del progetto,
ma anche i successori Gianni
Alemanno e Ignazio Marino,
nessuno si è messo di traverso.
Gout dà prova di abilità comunicativa.
Alla domanda “Quanti
dei 500 posti di lavoro che avete
creato con il parco tematico sono
a tempo indeterminato?”, risponde
che ci sono “una certa varietà
di tipi di contratto”, cioè zero
a tempo indeterminato. Abete
spiega che il progetto è nato nel
2003 ed è rimasto fermo per cinque
anni in attesa del cambio di
destinazione dell’area, nella quale
era esplicitamente vietato fare
attività di “intrattenimento”. Fu
l’assessore regionale Esterino
Montino, dicono dalla Regione, a
firmare nel 2010 la modifica.
Erano tutti d’accordo, destra e
sinistra”, assicura Abete. Nessuno
ne dubitava.
IL PUNTO è che in località Castel
Romano, c’è un budello chiamato
strada Pontina che per decenni
ha consigliato di vietare attività
ad alta affluenza di pubblico.
Poi magicamente è stato aperto
un gigantesco Outlet da quattro
milioni di visitatori all’anno.
Adesso Abete punta a un milione
e mezzo di persone all’anno: “La
strada sarà presto allargata, ci sono
già tutti i progetti”, annuncia.
I conti di Cinecittà World sono
chiari. Mille posti di lavoro, tra
diretti e indiretti, 250 milioni di
investimento dichiarati, di cui
circa metà preso in banca,
l’obiettivo di incassare 40 milioni
per andare in pareggio e 60 per
ottenere la stessa profittabilità
degli altri grandi parchi tematici
in giro per il mondo. Per centrare
l’obiettivo bisogna che ciascuno
del milione e mezzo di visitatori
ipotizzati spenda 40 euro, cioè il
biglietto d’ingresso che ne costa
29 più cibi, bevande e gadget vari.
Come dice Abete, “l’entertain -
ment è l’autostrada per lo sviluppo”,
e oggi, spiega il presidente
della Bnl, “nella vita delle persone
il tempo libero è più di quello
occupato”. Parole sante, soprattutto
per il popolo dei disoccupati,
che però potendo spendere
29 euro forse preferiranno entrare
nel cancello accanto per comprarsi
una scarpa all’Outlet anziché
al Cinecittà World per vedere
le scenografie del tre volte
Oscar Dante Ferretti e ascoltare
le musiche di Ennio Morricone.
In ogni caso papà, mamma e
creatura per entrare devono pagare
81 euro, così non solo sapranno
come passare il tempo,
ma anche come spendere gli 80
euro di Renzi se trovano quello in
più: forse è proprio Abete nega
che dietro l’operazione ci sia un
interesse immobiliare. “La nostra
è una start up sul mercato
dell’entertainment”, taglia corto, e
giura che non sa ancora se vorrà
costruire davvero l’albergo da
200 camere subito fuori del arco
tematico, come l’iniziativa di un
albergo di eguale stazza dentro i
terreni della vecchia Cinecittà è
motivata solo con il desiderio di
offrire un alloggio a tiro di set alle
stelle del cinema e relative maestranze.
Fatto sta che a Castel Romano,
sui terreni che un tempo
ospitarono Dinocittà, la cine-cittadella
di Dino De Laurentiis, oggi
ci sono 45 ettari edificabili a
disposizione di Abete e soci, e
forse pensava a questo Montino
quando, passato all’opposizione,
nel 2012 ha definito il parco di
Abete “una grande ludoteca a

cielo aperto, buona al circuito delle speculazioni edilizie”. il fatto quotidiano 11 luglio 2014

Nessun commento:

Posta un commento