domenica 13 luglio 2014

Coro di no al Salva Ilva: «È un decreto inutile» parlano di una soluzione «scritta dai Riva»

Gianmario Leone, TARANTOLavoro. Sindacati confederali, di base, associazioni, comitati e Vendola parlano di una soluzione «scritta dai Riva» L'ultimo decreto «salva Ilva» è riu­scito in un’impresa sto­rica: met­tere d’accordo poli­tica, sin­da­cati e asso­cia­zioni. La boc­cia­tura sul prov­ve­di­mento del governo è stata infatti una­nime. Fiom, Fim e Uilm par­lano di un «decreto inu­tile per­ché non dà rispo­ste su que­stioni fon­da­men­tali come il risa­na­mento degli impianti, il futuro indu­striale e la tutela della salute». Men­tre il gover­na­tore della Regione Puglia, Nichi Ven­dola, ha accu­sato l’esecutivo “di super­fi­cia­lità”: per il lea­der di Sel «abbiamo perso due anni: non vor­rei ci si andasse a schian­tare». Il Pd ha invece annun­ciato che lavo­rerà per modi­fi­care il testo. Corale la boc­cia­tura delle asso­cia­zioni: dai Verdi a Legam­biente, dal WWF a Pea­ce­link ai «Liberi e Pen­santi», tutti par­lano di un «decreto scritto dai Riva». Pro­ba­bil­mente, la crisi finan­zia­ria dell’Ilva e il cam­bio del com­mis­sa­rio straor­di­na­rio, ave­vano creato sin troppe aspet­ta­tive e spe­ranze per quel «cam­bio di passo» annun­ciato dallo stesso Renzi. A ben vedere però, il nuovo decreto ha pre­vi­sto le uni­che due cose attual­mente fat­ti­bili: il pre­stito ponte da parte degli isti­tuti di cre­dito attra­verso il mec­ca­ni­smo della pre­de­du­zione, che con­sen­tirà alle ban­che una cor­sia pre­fe­ren­ziale nella riscos­sione del cre­dito e la revi­sione dei tempi di attua­zione del piano ambien­tale. Il pre­stito infatti, con­sen­tirà al com­mis­sa­rio Gnudi di garan­tire «l’esercizio d’impresa e la gestione del patri­mo­nio»: ovvero pagare gli sti­pendi e ini­ziare a sal­dare i debiti con­tratti con le ditte dell’appalto e dell’indotto, oltre che quelli con i fornitori. Se  infatti non fosse ancora chiaro, senza i soldi delle ban­che, l’Ilva fal­li­rebbe nel giro di pochi giorni. Que­sto per­ché l’azienda, sep­pur com­mis­sa­riata, ha ancora una pro­prietà: la società è con­trol­lata per il 61,62% dalla Riva Fire, per il 25,38% dalla Sider­lux (pos­se­duta dalla stessa Riva Fire), per il 10,05% dalla Val­bruna Neder­land, società olan­dese della fami­glia Amen­duni, e per il 2,95% dalla All­best, un’altra società lussemburghese. Secondo la legge sul com­mis­sa­ria­mento dell’agosto 2013, al ter­mine dello stesso l’azienda dovrà tor­nare in pos­sesso dei legit­timi pro­prie­tari: dun­que, senza i soldi e l’avallo dei Riva, ancora oggi si può fare ben poco. Ecco per­ché il governo, attra­verso il lavoro di Gnudi, ten­terà di far entrare nell’azionariato della società inve­sti­tori inte­res­sati a rile­vare la mag­gio­ranza delle quote: sia per met­tere in mino­ranza i Riva, sia per varare l’aumento di capi­tale, unica strada real­mente per­cor­ri­bile per dare un futuro al side­rur­gico. Da esclu­dere invece, un inter­vento diretto dello Stato su un’azienda pri­vata, per­ché impe­dito dalle norme euro­pee. Con la Cassa Depo­siti e Pre­stiti che in più cir­co­stanze ha riba­dito di non essere inte­res­sata ad entrare nel dos­sier Ilva.
Sul fronte ambien­tale il pre­stito dovrebbe garan­tire la liqui­dità neces­sa­ria per l’avvio dei lavori pre­vi­sti dal piano ambien­tale. Ma viste le ingenti risorse neces­sa­rie al risa­na­mento degli impianti, che ammon­tano a sva­riati miliardi di euro, si è reso neces­sa­rio posti­ci­pare ancora una volta la loro con­clu­sione: entro il 31 luglio 2015 dovranno essere rea­liz­zati i lavori sca­denti a quella data, nella misura minima dell’80 per cento; entro il 5 ago­sto 2016 dovranno essere com­ple­tati tutti gli interventi. Stante così le cose, il no oppo­sto da Edo Ron­chi al governo per una nuova nomina come sub com­mis­sa­rio, era scon­tato: l’ex sub com­mis­sa­rio, il cui man­dato è sca­duto lo scorso 15 giu­gno, ha infatti sem­pre vin­co­lato una sua ricon­ferma all’avvio del piano ambien­tale. Mal­con­tento ha creato anche la deci­sione di uti­liz­zare le risorse seque­strate al gruppo Riva dalla Pro­cura di Milano, ammon­tanti a quasi 1,9 miliardi di euro. Deci­sione impo­sta dal mini­stro della Giu­sti­zia Orlando: le risorse rien­trano nell’ambito di un’inchiesta il cui pro­cesso deve ancora inziare: usarle per la boni­fica degli impianti prima ancora che i Riva siano con­dan­nati in via defi­ni­tiva, espor­rebbe lo Stato ad un sicuro ricorso del gruppo per inco­sti­tu­zio­na­lità. La riso­lu­zione della vicenda Ilva è ancora molto lontana. http://ilmanifesto.info/coro-di-no-al-salva-ilva-e-un-decreto-inutile/

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