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mercoledì 12 marzo 2014
sigilli alla centrale di Vado Ligure Tirreno Power di Gdf e Sorgenia: hanno ignorato la salute e la legge
SIGILLI ALLA CENTRALE:
“HANNO IGNORATO
LA SALUTE E LA LEGGE”
VADO LIGURE, IL GIP SEQUESTRA TIRRENO POWER: I FUMI
AVREBBERO UCCISO OLTRE 400 PERSONE, RICADENDO
SU 150MILA CITTADINI. “VA MESSA A NORMA O NON RIAPRE
L’ALTRA ILVA
L’impianto non rispettava
i limiti: bruciava 5.000
tonnellate di carbone
al giorno. Il 50% è di Gdf,
il 39 di Sorgenia
del gruppo De Benedetti
di Ferruccio Sansa
e Teresa Tacchella
Savona
Ealla fine è arrivata
la magistratura. A
Vado come a Taranto.
Dopo decenni
di fumi, di inquinamento,
di morti (stando alle perizie
della Procura). Dopo le
battaglie dei comitati cittadini.
Dopo le omissioni della
politica e della classe dirigente.
Nell’ordinanza del Gip non
mancano passaggi critici nei
confronti della Regione e dei
controlli pubblici.
Da questa mattina dai camini
della centrale a carbone Tirreno
Power di Vado non esce
più fumo. Sono chiusi, sequestrati.
Non bruceranno più
cinquemila tonnellate di carbone,
come ogni giorno dagli
anni Sessanta. Vado, Savona,
150.000 liguri che fino ad oggi
respiravano le polveri della
centrale potranno stare più
tranquilli.
Sigilli. Subito. Lo aveva chiesto
la Procura guidata da
Francantonio Granero. E il
gip Fiorenza Giorgi ha firmato
l’ordinanza. Alla base del
provvedimento l’ispezione
dell’Ispra (Istituto Superiore
per la Protezione e la Ricerca
Ambientale) di fine gennaio e
le rilevazioni della Procura. Il
senso: “Tirreno Power non
avrebbe adempiuto alle prescrizioni
dell’Autorizzazione
Integrata Ambientale”. Già,
l’Aia siglata da enti locali e ministero,
ma contestatissima
dai comitati cittadini, che dava
semaforo verde all’attività
della centrale. Proprio come a
Taranto, però, non sarebbe
stata rispettata. Di più: “Tirreno
Power non avrebbe fatto
nulla per ridurre i danni alla
salute”, sostengono gli inquirenti.
ECCO ALLORA i sigilli. Il gip
parla di “comportamento negligente”
da parte della centrale,
sostiene che “i dati provenienti
dalle centraline sono
inattendibili”.
Quattro le contestazioni: “È
stata riscontrata l’assenza dei
sistemi di monitoraggio a camino”,
che dovevano garantire
il rispetto dei limiti imposti
dall’Aia ed essere collocati appunto
dentro i camini.
Non solo. La violazione più seria
riguarda “l’uso dell’olio
denso con zolfo per l’accensio -
ne dei forni a carbone”. Secondo
le prescrizioni, lo zolfo non
doveva superare lo 0,3%, mentre
la miscela utilizzata sarebbe
arrivata all’1%. Tre volte tanto.
Ancora: la mancata copertura
del parco a carbone. Già, quelle
montagne nere, a cielo aperto,
a pochi metri da case e
scuole di Vado. Una minaccia
sottolineata fino alla disperazione
dai comitati, preoccupati
soprattutto per gli effetti dell’esposizione
nei giorni di forte
vento. Molto frequenti a Vado.
Infine dall’ispezione Ispra e
dai rilevamenti della Procura
sarebbero emerse irregolarità
nella gestione degli scarichi
della produzione.
Ce n’era abbastanza per l’im -
mediato stop dell’impianto.
No, non una chiusura definitiva:
il senso del provvedimento
è chiudete, adeguate e potrete
riaprire. Scrive il gip: non
occorre ricostruire l’impianto,
anche se obsoleto, vecchio di
quarant’anni. Nel breve periodo,
in attesa di soluzioni strutturali,
basterebbe “abbracciare
l’opzione di operare semplicemente
a regime più basso con i
due gruppi a carbone, bilanciandoli
con il maggior utilizzo
di quello a metano. Meno
inquinante”.
Ma sulle decisioni del gip deve
aver pesato, e non poco, la perizia
della Procura realizzata
da alcuni dei maggiori esperti
italiani in materia di danni alla
salute da inquinamento. Nel
volume – come anticipato dal
Fatto settimane fa – si parla di
un numero di adulti deceduti
per problemi cardiaci provo
cati dai fumi che varia da 250 a
340. Di morti per malattie respiratorie
stimabili tra le 90 e
le 100. Non solo: gli adulti costretti
al ricovero dai fumi sarebbero
1.700 per problemi al
cuore e 1.200 per patologie respiratorie.
Si è analizzata, separatamente,
anche la situazione
dei bambini: da 350 a
450 sarebbero finiti in ospedale
per asma o malattie respiratorie.
Un numero di morti
e di malattie spesso croniche
che ha portato la Procura e gli
esperti a valutare il danno a
una cifra record, tra i 770 e gli
860 milioni di euro.
IL SEQUESTRO è soltanto il
primo effetto di un’inchiesta
che avrà conseguenze economiche
e politiche. C’è la questione
di Sorgenia che ha controllato
a lungo la centrale e
oggi detiene il 39% del capitale
sociale di Tirreno Power. Sorgenia
– che fa capo al gruppo
De Benedetti – sta negoziando
la ristrutturazione del proprio
debito con le banche. Anche in
vista, pare, di una cessione delle
azioni.
E poi c’è la politica: “Le inottemperanze
e le inadempienze
alle prescrizioni dell’Aia sono
state rivelate da un’ispezione
cui hanno partecipato anche i
tecnici regionali. Non solo: la
Regione Liguria aveva già inviato
lettere al ministero dell’Ambiente
chiedendo che si
verificasse l’inadempienza all’Aia
da parte della centrale”,
assicura Renata Briano, assessore
all’Ambiente della Regione Liguria.
Già, ma nella vicenda della
centrale di Vado, amministratori
e politici hanno brillato
per assenza. O peggio. Come,
appunto, quando hanno concesso
l’Aia nonostante gli allarmi.
E quando hanno dato il
via libera all’ampliamento.
In campagna elettorale il tema
scottante della centrale è stato
spesso abilmente dribblato (da
centrosinistra e centrodestra,
uniche eccezioni M5S, Verdi e
sinistra), mentre Tirreno Power
sponsorizzava le iniziative
culturali del comune di Savona.
Per non dire degli industriali, a
favore anche loro dell’amplia -
mento,
mentre nei vertici della
loro associazione sedevano i
responsabili della stessa centrale
Tirreno Power.
Cittadini e comitati sono rimasti
soli per anni, a raccogliere
dati, firme. Una battaglia
che sembrava senza speranza.
Fino all’arrivo della magistratura.
il fatto quotidiano 12 marzo 2014
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