martedì 10 dicembre 2013

Terra dei fuochi, arrestato boss dell'ecomafia "Un milione di euro per uccidere magistrato"

L'avvocato e imprenditore Cipriano Chianese è accusato di aver estorto quote e gestione di una società di trasporti. Massone ed ex candidato alla camera con Forza Italia, secondo gli investigatori è il creatore del traffico illegale dei rifiuti. Un pentito: "Mi incaricò dell'omicidio"
La Dia ha arrestato Cipriano Chianese, avvocato di 62 anni, imprenditore legato al clan dei Casalesi per conto dei quali ha inventato e gestito il traffico illecito dei rifiuti confluiti anche nella Terra dei Fuochi. E' accusato di aver estorto quote e gestione di una società di trasporti. Chianese, già ai domiciliari, è stato portato in carcere.

L'inchiesta che ha portato all'arresto di Chianese era stata già archiviata, ma è stata riaperta nel 2011 sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, in precedenza affiliato ai Casalesi, che la Dda di Napoli e la Dia hanno analizzato alla luce di altre precedenti testimonianze di altre persone, di numerose intercettazioni e del contenuto di molti documenti. L'analisi di questo materiale, in precedenza non compiutamente interpretabile, ha portato alla riapertura delle indagini che erano state archiviate nel 2011.

Nell'inchiesta, Chianese è considerato da Dda e Dia il mandante, il regista e, insieme ad altri, parziale esecutore delle attività che nel dicembre 2005 portarono il clan dei Casalesi, tramite il fratello di Chianese, ad acquisire quote e gestione della società di trasporto Mary Trans e del relativo complesso aziendale.

Ma Chianese, "colletto bianco" del clan dei Casalesi, secondo gli investigatori, è una figura chiave per ricostruire il traffico illegale dei riufiuti nella terra dei fuoco anzi, per dirla come alcuni pentiti, è l'inventore del traffico e dello smaltimento illegale di rifiuti, con legami anche al nord Italia attraverso uno dei suoi uomini di fiducia, Franca Caccaro, imprenditore nel settore della realizzazione di macchine per la triturazione dei rifiuti. Massone, candidato alla Camera nel 1994 nelle liste di Forza Italia, Chianese è nato a Parete, nel Casertano. Attraverso le società che facevano capo a lui, inoltre, ha gestito la discarica di Giugliano, nel Napoletano, Resit, nota come Setri negli anni '80, ora considerata una 'bomba ecologica' per la quale è stata programmata una bonifica dai costi milionari.

Nell'ambito dell'indagine un episodio che allarma. Chianese commissionò per un milione di euro l'omicidio di un magistrato della Dda di Napoli che stava indagando sul suo conto. A rivelarlo è la persona incaricata dell'assassinio, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia. Al pentito si rivolse, per conto di Chianese, Carlo Verde, 37 anni, collaboratore dell'avvocato, anche lui arrestato ora dalla Dia di Napoli per estorsione aggravata.

Il pentito ha dunque anche riferito agli inquirenti che l'avvocato intendeva liberarsi della pressione esercitata dal magistrato e incaricò Carlo Verde di commissionare l'omicidio, per 500mila euro. Per uccidere il pm, però, il pentito chiese un milione di euro che Chianese, sempre attraverso Verde, si disse pronto a pagare.

Il progetto, riferisce ancora il collaboratore di giustizia, non andò in porto perché Chianese, il 4 gennaio del 2006, venne arrestato e aggiunge di non ricordare il nome del pm antimafia che avrebbe dovuto uccidere per conto di Chianese.

Chianese, come detto, non è un volto nuovo per gli investigatori. Un primo coinvolgimento in inchieste che riguardano smaltimenti illeciti è del 1993, e Chianese è destinatario insieme ad altri venti imprenditori di una misura cautelare in cui era contestato il reato di associazione mafiosa; Chianese però incassò con rito abbreviato dal Tribunale di Napoli l'assoluzione, mentre altri coimputati vennero condannati con rito ordinario.

Nel dicembre 2005, nuovo provvedimento restrittivo del gip di Napoli a suo carico con provvedimento di sequestro beni per concorso esterno in associazione di tipo mafioso; una inchiesta che accertò la sua doppia veste di imprenditore e di affiliato al clan, che gli consentiva di ottenere cospicui ricavi dal traffico di rifiuti che venivano smaltiti in modo abusivo e incontrollato nelle sue discariche. L'arresto poi il 4


 gennaio 2006 e il 4 agosto di quello stesso anno il sequestro preventivo dell'impianto e delle quote societarie di una azienda attiva nel trattamento e nello smaltimento rifiuti. Da questa vicenda giudiziaria, Chianese venne rinviato a giudizio per disastro ambientale e avvelenamento di falde acquifere, processo in fase dibattimentale in corso presso la Corte d'assise di Napoli. Poi il 12 dicembre 2006 il sequestro di beni per 82 milioni di euro, divenuto confisca con decreto dell'aprile 2013
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