domenica 18 giugno 2017

BATTIPAGLIA La plastica di Gomorra in fumo nella terra di bufale e mozzarelle


IL FUMO NERO è scomparso e una
montagna di sabbia copre le tonnellate di
rifiuti di plastica che domenica pomeriggio
hanno preso fuoco improvvisamente. Nell’aria,
però, si sente ancora la puzza di bruciato. Battipaglia,
provincia a sud di Salerno, centro agricolo
della Piana del Sele, terra celeberrima per
bufale e mozzarelle, ma anche per i terreni coltivati
a quarta gamma, da domenica scorsa è
diventata un’altra Pomezia. Dalle balle di plastica
depositate nel cortile della ditta SeleAmbiente,
che stocca i rifiuti di molti Comuni della
Piana del Sele, si è alzata una colonna di fumo di
30 metri che il forte vento ha portato dalla zona
industriale fino alla costa. Il sindaco Cecilia
Francese, che ha istituito l’unità di crisi a Palazzo
di Città, ha ordinato ai residenti di abbandonare
le proprie case, ha vietato agli allevamenti il pascolo del bestiame e agli agricoltori di
non vendere i propri prodotti prima della verifica
dell’Arpac. E, mentre Legambiente Campania
annuncia denunce per disastro ambientale,
la Procura di Salerno indaga per capire se si
è trattato di un incendio doloso. Già due anni fa
la magistratura aveva messo ai domiciliari il
proprietario, Morgan Meluzio, e i sigilli al deposito
di plastica e a un patrimonio di 4 milioni
di euro fatto di barche di lusso e società in Romania.
L’accusa era di associazione a delinquere
e falsa intestazione di società per preservare
il patrimonio sottratto in passato alla famiglia
Meluzio, perché ritenuta vicina al clan Maiale di
Eboli, negli anni 80 affiliato alla Nuova camorra
organizzata di Cutolo. Nel 2000 al capostipite
Antonio, condannato per camorra (in attesa
della Cassazione), è stato sequestrato un patrimonio
da 100 miliardi di vecchie lire, nel quale
c’erano anche due ditte di Como amministrate
da Angelo Mastrolia, imprenditore salernitano
condannato due anni fa in appello per il
crac di un albergo di Battipaglia di proprietà della
famiglia Meluzio e ora produttore del latte
Polenghi e Giglio, ma anche di pasta e mozzarella.
Ma questa è un’altra storia.
ANGELA CAPPETTA

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